MotoGP, Shark sulla testa di Zarco a 358 km/h

Il Race-R Pro GP protagonista, insieme al pilota francese e alla Ducati, di un nuovo incredibile record

I prototipi della MotoGP vanno sempre più forte. Per alcuni, questa escalation di prestazioni deve far riflettere. Al di là dei segnali già lanciati da alcuni addetti ai lavori, ce un fattore oggettivo: il moltiplicarsi di casi di sindrome compartimentale agli avambracci. Una patologia (spiegata in modo molto semplice) causata dall’eccessivo aumento di volume dei muscoli, che di conseguenza comprimono in modo non fisiologico i tessuti circostanti, portando il pilota che ne soffre a una perdita di forza e, infine, all’impossibilità a guidare.

Le prestazioni impressionanti della MotoGP

Non c’è uno studio che dimostri la diretta correlazione fra l’aumento delle prestazioni e il più alto numero di casi di sindrome compartimentale, ma i piloti sono concordi nel dire che le moto – tra sviluppo delle gomme ed evoluzione dell’aerodinamica – sono sempre più faticose, muscolari da guidare. Ultimo, in ordine di tempo, è Aleix Espargaro, uno dei piloti fisicamente più preparati, peraltro: nel corso del GP di Jerez ha accusato problemi all’avambraccio. Come lui, il francese Fabio Quartararo e, a inizio stagione, il vincitore di ieri, Jack Miller (che a sua volta è stato operato per lo stesso problema poche settimane fa).

Aerodinamica, dalle carene al casco

Aerodinamica, dicevamo: un aspetto che ha giocato un ruolo sicuramente importante nel record registrato all’inizio della stagione 2021 della MotoGP da Johann Zarco. Sul circuito di Losail, in Qatar, il francese ha toccato addirittura i 357,6 km/h. E con aerodinamica, sia chiaro, non si intende “solo” quella delle carene della moto – la Ducati nello specifico – ma anche quella del casco. Nel caso di Zarco si tratta del modello di punta della gamma Racing di Shark Helmets, ovvero il Race-R Pro GP. Sì perché se è vero che alla massima velocità è protetto completamente dal cupolino, è vero anche che in staccata e in percorrenza di curva è letteralmente investito da un ciclone di aria. Il tutto, sia chiaro, non vuole essere una mancanza di rispetto verso il vero e indiscusso protagonista di una velocità così impressionante: il motore Ducati.