MV Agusta Brutale – Gioco a tre

In attesa dell'imminente rinnovo della gamma, rendiamo un omaggio soprattutto fotografico a tre autentiche primedonne. Ciascuna unica e a suo modo inimitabile: 920, R 1090 e RR 1090

30 settembre 2012 - 9:09

Le abbiamo volute tutte e tre, ancora una volta insieme. Probabilmente l’ultima, a giudicare dalle indiscrezioni che filtrano dalla Schiranna, la frazione di Varese in cui sorge lo stabilimento MV Agusta e dove la gamma 2013 della naked quattro cilindri più bella e amata viene sottoposta agli ultimi interventi di dettaglio. Brutale, dunque. Oggi e sempre emblema di eleganza, grinta, design italiano, esuberanza. Emozione. Velocità. Godimento dei sensi, tutti. In tre varianti: 920, R 1090 e RR 1090, a indicare cilindrata e allestimenti.

LIVE
La 920 è entrata in scena sul finire dello scorso anno, per allargare la gamma con un motore più gestibile e un prezzo meno elitario, 11.990 euro in Italia, senza però nulla togliere al fascino del modello né alla qualità delle finiture, punto di forze delle moto varesine. 921 cc per 131 cv e 95 Nm, a garanzia di prestazioni di altissimo livello. Anche la ciclistica non ha nulla da invidiare alle Brutale di maggior cilindrata, potenza e prezzo: intorno al telaio a struttura mista con tubi tondi di acciaio completati da piastre in alluminio si protendono sospensioni di qualità, dalla forcella con steli di 50 mm di diametro – irrinunciabile sulle quattro cilindri MV – al monobraccio guidato dal monoammortizzatore regolabile in estensione e precarico. Proposta in tre colori – tutti opachi: bianco, titanio e nero – rinuncia agli indicatori di direzione integrati negli specchi retrovisori, proprio come la più prestante R 1090 e a differenza della RR, ma nel complesso è curata e rifinita proprio come le altre Brutale, cioè molto bene.

La R 1090 lo scorso anno si chiamava 1090R: cosa è successo nel frattempo? Il motore ha cilindrata “piena” e sarà confermatissimo anche sui nuovi modelli: 79 mm di alesaggio, 55 di corsa, per 1078 cc, un numero che in MV ha già una storia piuttosto lunga, e di successo. La potenza sale fino a 144 cv, tantissimi su una naked, con la coppia a 112 Nm; cambio estraibili a sei velocità, iniezione elettronica Magneti Marelli e corpi farfallati Mikuni, con la velocità massima dichiarata che vola, letteralmente, a 265 km/h. Il prezzo? 13.990 euro. I colori? Pastello: bianco, rosso e nero.

RR 1090, l’eccellenza su molti fronti: potenza e coppia, prestazioni, dotazione tecnica, allestimento e prezzo (18.800 euro). Il quattro cilndri in linea raggiunge i 158 cv e lascia sul campo 12 Nm di coppia, fermandosi a 100 Nm. La velocità massima dichiarata è di 265 km/h, come per la R 1090, ma l’accelerazione risulta se possibile ancora più esuberante, estrema. Da gestire con mano decisa e controllo di trazione attivo… Forcella e ammortizzatore sono diversi rispetto alle altre due versioni: la prima diventa regolabile anche in compressione, il secondo aggiunge la facoltà di gestire la risposta alle alte e basse velocità (di compressione). La dotazione è nel complesso più ricca, come si evince, ad esempio, dai cerchi forgiati in lega di alluminio e dagli specchi retrovisori nella loro configurazione migliore, cioè con gli indicatori integrati. La sezione di telaio a traliccio in tubi è saldata a mano con tecnica TIG, in atmosfera controllata, e anche gli pneumatici sono al vertice quanto a prestazioni e look: si tratta dei rinomati Pirelli Supercorsa SP, che di stradale hanno l’omologazione ma non l’aspetto, vista la ridottissima presenza di scanalature sul battistrada.

RIDE
Scatta la caccia a una delle tre Brutale. E non si tratta, come potrebbe apparire scontato, della RR, bensì della 920. Sì, perché è proprio la naked di potenza e cilindrata inferiori a concedere maggior feeling, e una facilità nell’approccio che le due “R”, più elitarie anche quanto a esperienza di guida richiesta al pilota, non possono accordare. A vederle schierate una accanto all’altra, però, diventa difficile resistere alla tentazione di impossessarsi della chiave della RR, in colorazione America: riprende grafica e combinazioni cromatica di una delle serie limitate più ambite e costose della Brutale prima serie, quella storica di Massimo Tamburini. Ed è bellissima, lascia senza fiato. Nella guida, tuttavia, a maggior ragione se le strade sono quelle di tutti i giorni, con limiti di velocità e ogni genere di imprevisto, la 920 è più gestibile, persino amichevole, pur con tutta la potenza che serve per andare forte, a richiesta. Anche l’erogazione sembra essere meno nervosa delle due 1090: la gestione del gas, quindi, si fa (relativamente) a cuor leggero. La R 1090 e la RR 1090, invece, sono realmente esuberanti: ringhiose, per rumore allo scarico e risposta alla manopola dell’acceleratore; inesauribili nell’allungo, prodigiose in accelerazione, quando conviene stringere con forza il manubrio, rimanere aggrappati ad esso, o almeno cercare di farlo. Rispetto alla Brutale prima serie il passo avanti quanto a trattabilità è stato molto significativo: in passato anche un’innocente impennata richiedeva parecchia attenzione, per evitare di farsi sorprendere e finire a terra. Ora non è più così, ma il carattere è rimasto quello Brutale di nome e di fatto.

La ciclistica non vede sostanziali differenze tra le versioni, fatta eccezione per le sospensioni più raffinate della RR, che vanta anche cerchi più leggeri. In ingresso di curva le Brutale sono solide, affidabili, rassicuranti grazie alla corretta distribuzione dei pesi, all’angolo del cannotto di sterzo e alla forcella “oversize”; in percorrenza impressiona la coerenza direzionale, che soprattutto lungo i curvoni ad ampio raggio permette di gestire con facilità il gas. Proprio sulle curve più veloci le Brutale stupiscono, comportandosi da sportive “assolute” per qualità e gusto di guida. Anche in frenata chi guida una Brutale può contare su comportamenti irreprensibili, oltre che sulla potenza esuberante, a prescindere dalle pinze impiegate: sulla RR ci sono addirittura le Brembo monoblocco… Una delle differenze di equipaggiamento più incisive riguarda gli pneumatici: Pirelli per le tre versioni, ma diversi per comportamento. Gli Angel ST della 920 vanno bene a patto che non si pretenda un’eccessiva attitudine sportiva, che non possono assicurare: però fanno chilometri e sul bagnato risultano prevedibili nelle loro reazioni; all’estremo opposto ci sono le Supercorsa SP della RR, perfette in pista e quando il ritmo si fa davvero estremo, ma meno a proprio agio quando l’andatura è più blanda, cioè nella maggior parte dei casi. La scelta di mezzo, quella della R con i suoi Pirelli Diablo Rosso II, è azzeccata, grazie a coperture che concedono aderenza adeguata in tutte le condizioni, e si scaldano in breve tempo.

Listino alla mano, i prezzi vanno da 11.990 a 18.880 euro, un gap importante colmato dalla R, proposta a 13.990 euro. Le differenze di allestimento sono significative ma non intaccano il carattere, comune, delle Brutale, emozionanti dalla prima all’ultima, senza eccezioni e a prescindere dal prezzo. La 920 è alla portata di molti, che si parli di esborso economico come di esperienza di guida; la RR racchiude l’essenza (e la filosofia) della prima Brutale, esagerata in tutto, bellissima e potente, molto costosa perché ideata e realizzata per pochi. La R 1090 incarna il compromesso di qualità, con il suo prezzo né alto né basso e un motore che ha molto da dire (e dare…). Brutale, dunque, è una storia che continua: con la tre cilindri e presto con la nuova gamma delle quattro in linea 2013.

Foto di Simon Palfrader

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