NorthWest 200, prodigio Bonetti in Superstock 1

In condizioni di pista bagnata, il bergamasco Bonetti si esalta e sul Triangle sfodera la miglior prestazione di tutti i tempi sulla privatissima Kawasaki Speed Motor. Un monumento di coraggio, tenacia e semplicità

20 maggio 2012 - 9:05

Quinto, quasi terzo. Anzi, sul podio salvo successiva smentita: quello di Stefano Bonetti alla North West 2012, gara 1 delle Superstock, non è stato solo il miglior risultato di sempre ottenuto da un italiano sul Triangle, quanto l’epilogo di un atto che mai come questa volta ha fuso il thrilling con il lieto fine. Pur se con un certo amaro di fondo.

Su un percorso insidioso, da più di 110 miglia orarie di media (le 208 di massima toccati da Jessop in qualifica rendono meglio l’idea convertiti in chilometri orari: 335 all’ora!) , Bonetti ha tratto vantaggio dalle condizioni meteo mutevoli, riducendo il gap prestazionale esistente tra la sua privata, privatissima, Kawasaki ammantata di tricolore, e le moto ufficiali: il “trarre vantaggio” non significa che pioggia, umido e insidie varie non abbiano colpito tutti in maniera equanime. Semplicemente, hanno messo in risalto talento, esperienza e cattiveria agonistica del bergamasco.

Inizialmente classificato terzo per un errore nel computo cronometrico, Bonetti è salito sul podio quasi incredulo, salvo poi essere retrocesso – o meglio, correttamente classificato – quinto: di lui resta l’emozione, qualche parola biascicata alla BBC e tradotta in inglese grazie all’intervento di Stefan Baum, Technical Racing Manager di Pirelli.

Sul Triangle bagnato, Bonetti è riuscito a stampare il terzo tempo assoluto con 4’52″558, riuscendo nel finale a raggiungere il gruppo che si giocava il secondo posto. Davanti Alastair Seeley faceva gara a sé con venti secondi e più di vantaggio su tutti, in sella alla propria Suzuki TAS. Le ultime battute hanno visto il bergamasco duellare con Lee Johnston (Ducati Millsport: una 1199 che disputa il BSB, non proprio un mezzo qualsiasi), Ryan Farqhuar (Kawasaki KMR) e Cameron Donald (Kawasaki KMR).

Con un secondo posto a portata di mano, il bergamasco ha giocato il tutto per tutto con una staccata al fulmicotone su Farquhar e Johnston, salvo poi essere risuperato nel finale dal ducatista – che è riuscito a ritagliarsi un margine risicato e a giungere secondo in solitaria – e dagli altri due contendenti. Con Cameron Donald, Bonetti ha avuto un incontro ravvicinato con annessa spallata, spettacolare ma per fortuna non cruenta. Per rendere l’idea dell’impresa di Bonetti, basta scorrere la classifica: Michael Rutter, l’eroe di Macao, è settimo; Michael Dunlop ottavo e Guy Martin nono. Per tacere di Ian Lougher e Conor Cummins, subito dietro: praticamente, il gotha delle corse su strada.

Nella classifica finale, trentatreesimo Pierluigi Cinti (BMW): partito dal terzo gruppo, ha guidato con rispetto del circuito ed è arrivato incolume alla fine. Portando con sé un’esperienza indimenticabile: i mostri sacri li ha visti da lontano, ma si è confrontato direttamente con loro. In pochi possono dire di avere fatto altrettanto.

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