Lorenzo Savadori: «Lo faccio perché è difficile»

Ventisette anni, una vita di sacrifici e finalmente l’occasione che bussa alla porta. Chiamato a sostituire Bradley Smith su Aprilia in MotoGP, Lorenzo Savadori è l’esempio del ragazzo che si fa strada grazie al duro lavoro e all’umiltà. Davanti, tre Gran Premi – d’Europa, della Comunità Valenciana e del Portogallo – che lui considera un’occasione per iniziare un nuovo, arduo percorso. Perché questo traguardo gli permetterà di testare al meglio le sue capacità, e perché ha intenzione di vincere la sfida

I grandi traguardi sono di chi sa guardare avanti. Che questo concetto arrivi da chi già ricopre un posto di comando o da un ragazzo di provincia, la mentalità per fare strada è quella che non permette di accontentarsi di ciò che si ha già raggiunto. Perché, se ci si ferma un attimo, si rischia di essere travolti da rivali più combattivi. Agli alti livelli è così. Lo sa bene Lorenzo Savadori, ventisettenne di Cesena vincitore del CIV 125 nel 2008, della Superstock 1000 FIM Cup nel 2015 e, quest’anno, del CIV Superbike, che pochi giorni fa è stato chiamato a prendere il posto di Bradley Smith – già sostituto di Andrea Iannone – nelle ultime tre gare della MotoGP in sella all’Aprilia RS-GP 2020.

Un’occasione che la vita concede a pochi ma che, senza coraggio e senso di responsabilità, sarebbe del tutto sprecata. Sebbene, infatti, la fortuna abbia giocato un ruolo determinante bussando al ragazzo della porta accanto, a permettere che l’inaspettato si concretizzasse è stata la vita di sacrifici condotta da uno che ci ha sempre creduto. Proprio come il presidente Kennedy nel 1962 durante il discorso con cui prometteva al suo popolo che l’America non sarebbe rimasta a guardare, ma che avrebbe dato filo da torcere all’Unione Sovietica nella conquista dello Spazio, così Lorenzo ha deciso di puntare alla MotoGP lavorando con umiltà e perseveranza «non perché era una sfida semplice, ma perché era ardita».

Lorenzo Savadori

A che età ricordi di aver detto a te stesso, per la prima volta: «Voglio arrivare lì. In MotoGP»?
«Da quando ricordo di avere una ragione! Già in minimoto, mentre cominciavo a praticare questa attività, guardavo la MotoGP come la massima espressione del motociclismo e, nonostante sembrasse un traguardo troppo grande e troppo ambizioso per un bambino, io ho sempre corso con questo obiettivo in testa».

E poi ci sei arrivato: sensazione a caldo quando te lo hanno detto?
Ho provato una felicità indescrivibile e ringrazio Aprilia per questa enorme opportunità. Ancora non conosco benissimo la moto  (anche se la sta usando da un po’ nel ruolo di tester NDR) e la categoria, ma comunque non vedo l’ora di iniziare questo weekend di gara circondato da tutti quei piloti che guardo con ammirazione e dai quali dovrò imparare molto. Ce la metterò tutta.

Capitano schieramenti di partenza di alto livello con anche una ventina di piloti racchiusi in un secondo. Si deduce che tutti siano fortissimi. In che cosa differisce, poi, il campione dall’ottimo pilota?
In MotoGP il livello dei piloti è altissimo e, quando si trovano in molti vicini l’un l’altro, a fare la differenza sono i piccoli dettagli. Ecco perché è indispensabile acquisire un ottimo feeling con la moto, nonché con le persone che hai intorno e con la squadra. Se riesci a gestire tutto il pacchetto, oltre chiaramente ad avere le doti necessarie per andare forte, puoi emergere.

TALENTO E OPPORTUNITÀ

Lorenzo Savadori

Fai un lavoro che sognano tantissimi ragazzi appassionati. Che cosa riferiresti loro se ti chiedessero cosa conta di più fra talento, fortuna, soldi, conoscenze e testa?

Talento e testa sicuramente sono in cima alla lista, ma ci vogliono anche fortuna e soldi. Diciamo che serve una combinazione di queste variabili. Certo è, tuttavia, che senza talento e senza essere disposti a compiere parecchi sacrifici, tutto il resto è inutile.

Nel tuo caso il talento ha incontrato l’opportunità. Quanto peso ha avuto la fortuna nel portarti qui?
La fortuna, quando capita, deve essere presa al volo, ma non penso sia determinante in un’ottica futura. Bisogna prendere il treno nel momento in cui ti passa davanti, proprio come io devo cogliere questa opportunità per capire meglio questo nuovo mondo. Il resto dipende da come ti giochi le carte che hai in mano e ora il focus delle prossime gare è imparare al meglio ogni cosa.

La tua famiglia ti ha aiutato economicamente?
Se i tuoi genitori non mettono a disposizione un budget, soprattutto per iniziare, è molto faticoso, se non impossibile, intraprendere la carriera di pilota. La mia famiglia mi ha supportato tanto e ha fatto dei sacrifici perché ha sempre creduto in me. Poi, andando avanti, ho conosciuto altre persone e mi sono creato un gruppo di lavoro che tutt’ora mi sta aiutando, come il mio attuale manager Fausto Gresini. La famiglia, comunque, mi è sempre rimasta accanto, in particolare il mio babbo: anche se a causa del lavoro non può essere presente durante le gare, segue attentamente il mio percorso da grande appassionato, e ora è entusiasta.

Tua mamma come l’ha presa?
Lei è molto felice se io sono felice. Naturalmente si tratta di uno sport che le mette un po’ di paura, ma penso sia normale, infatti non segue le gare ma attende che siano già finite per guardare le repliche!. 

Sei una persona emotiva? E come si ripercuote nel tuo lavoro?
Non particolarmente. In generale sono molto solare ma a livello professionale la mia esuberanza lascia il posto alla lucidità e alla freddezza. Quando mi hanno comunicato di essere stato convocato in MotoGP, infatti, poco dopo l’euforia iniziale ho ripreso il controllo delle mie emozioni e ho analizzato la situazione in modo razionale.

E che cosa ti sei detto?
Ho immediatamente capito che si tratta di un’occasione unica che devo giocarmi al meglio, perché non si riveli un traguardo ma un punto di partenza. Adesso bisogna mettersi giù con la testa molto bassa e lavorare intensamente. Ecco qual è stato il primo pensiero, e questo è il mio modo di pormi di fronte alle sfide importanti. Dopotutto, voglio farlo non perché sarà facile, ma perché sarà difficile. Se ti fermi a goderti il momento altri approfitteranno della tua deconcentrazione e ti passeranno davanti.

Lorenzo Savadori

In cuor tuo, quale risultato ti potrebbe soddisfare nelle prossime gare?
Al momento non ci penso: sarebbe prematuro fare una previsione dato che devo ancora prendere le misure della moto e della categoria. Inoltre non conosco benissimo la pista di Valencia, mi destreggio meglio in quella di Portimão, quindi preferisco non sbilanciarmi. Voglio prima vedere come funzionano le cose, per esempio non ho mai lavorato con due moto, è tutto nuovo per me.

Come vivi la pressione della gara? Ti carica o ti frega?
La pressione c’è in questo sport e la avvertono tutti, bisogna saperla gestire. Io evito di focalizzarmi troppo su questo aspetto spostando l’attenzione su ciò che sto facendo e prestando attenzione a ogni minimo movimento o tratto della pista su cui sto guidando. Fortunatamente so controllare abbastanza questo genere di emozioni che, quindi, non interferisce con la concentrazione.

Una volta molti piloti fuori dai circuiti facevano una vita sregolata. Oggi lo stile di vita è più quello di un atleta. Com’è la tua vita sociale? Ti concedi qualche distrazione quando puoi o sei sempre disciplinato?
Sempre! Come tutti gli altri, del resto. Rispetto a un tempo, oggi il motociclismo è una disciplina che richiede un’applicazione a 360 gradi, e il pilota a tutti gli effetti è un atleta di altissimo livello, sia dal punto di vista tecnico, sia di preparazione fisica, e di conseguenza ogni aspetto del suo stile di vita è finalizzato alla prestazione, dall’alimentazione al fattore mentale.

Uno sportivo e una sportiva che ammiri.
Nutro una grande stima per Andrea Dovizioso, sia come pilota, sia come persona. Ho anche la fortuna di conoscerlo e l’ho sempre ammirato perché è un vero professionista, e penso ci sia molto da imparare da lui e dalla sua esperienza. Tra le donne, invece, apprezzo Federica Pelligrini su tutte: un esempio di forza mentale e capacità di essere ancora performante dopo tanti anni di attività.

NUOVE TECNOLOGIE

Come ti poni verso le motorizzazioni elettriche?
Non sono contrario alle nuove tecnologie e sono aperto ai cambiamenti, ma forse ci vorrebbero delle migliori infrastrutture per poterle utilizzare al meglio.

Tu che ci hai corso, che cosa pensi del Mondiale MotoE? In un campionato in cui tutte le moto hanno lo stesso motore, pensi che ci vogliano caratteristiche particolari come pilota per essere competitivi?
Sono moto che si stanno evolvendo e, in generale, si sta facendo un bel lavoro con questo campionato. Al momento non sono molto vicine al motore termico anche per il modo in cui si guidano, però stanno facendo un ottimo lavoro, secondo me. Su come un pilota può emergere tra gli altri faccio fatica a dare una risposta. Le motorizzazioni tradizionali hanno raggiunto un livello molto elevato, di certo bisognerà proseguire con lo sviluppo dell’elettrico per poter fare un vero confronto. Sinceramente, però, a me della moto piace anche sentire il rumore.

Curiosità: fisicamente, a percezione, un pilota sente tanto la differenza di velocità in rettilineo tra le Superbike e le MotoGP? Richiede assuefazione o neppure si avverte la differenza?
Le MotoGP vanno veramente molto forte, ma anche il livello delle moto in Superbike è considerevole. Nel primo caso forse bisogna fare ancora più attenzione ai dettagli, e anche lo stile di guida incide parecchio. Le moto sono più veloci, ma ciò non significa che debba cambiare la tua preparazione atletica: devi abituarti alla velocità e ad altre caratteristiche come i freni in carbonio, quindi è tutta una questione di adattamento.

Ma tu… diciamolo: hai paura ai 350?
No è bellissimo! Io amo la velocità, è fantastico guidare queste moto qui. Sono modelli della massima serie quindi puoi intervenire su parecchi aspetti, ma bisogna assestarsi al meglio, bisogna capirle bene prima di riuscire a sfruttarle appieno, e per farcela è necessario fare chilometri e chilometri. 

Quando l’aggressività diventa antisportiva?
Dipende, noi piloti sappiamo quando un’azione oltrepassa la soglia di come è lecito comportarsi in pista, o se magari si arriva a sfiorare il limite della sportività. È difficile da spiegare a parole, è più che altro un concetto che si interiorizza con il tempo e che ti insegna a dosare l’aggressività – che per essere competitivi ci vuole – e la correttezza verso gli avversari. È tutta una questione di equilibrio tra grinta e rispetto per i tuoi rivali.

Secondo te chi è il vero campione del mondo 2015?
No» ride «non rispondo, non lo so!.

In proporzione, è più fenomenale quello fa Márquez a 27 anni o Rossi a 41?
Difficile questa domanda! Sono entrambi fenomenali per motivi diversi: Márquez per la fredda determinazione e il talento indiscutibile, Valentino per la forza di continuare a lottare ed essere competitivo anche dopo una carriera lunga e strepitosa. Io, comunque, da italiano propendo per Rossi.

TESTA BASSA E SACRIFICI

Lorenzo Savadori

Le scelte importanti del tuo percorso sportivo le hai fatte e le fai di tua testa o consigliato?
Sono abituato a ponderare ogni scelta e lo faccio confrontandomi con il mio gruppo di lavoro, il manager e altre persone fidate. Anche questo fa la differenza, dentro e fuori dai box. Poi è chiaro che la decisione finale spetta al pilota, perché è lui che deve correre, però io ascolto parecchio i punti di vista e i consigli degli altri, per poi ragionare assieme a loro e arrivare a una conclusione.

C’è qualche episodio che ha determinato o condizionato, nel bene o nel male, il tuo percorso?
Forse mi ha rallentato essere rimasto due anni nel Mondiale 125: ero troppo alto per la categoria e avrei dovuto cambiare prima e passare a quella superiore, ma penso sia inutile rimuginare sul passato. Preferisco concentrarmi sul presente per migliorarmi in vista di ciò che verrà guardando sempre il bicchiere mezzo pieno, consapevole che dagli errori si devono trarre tutti gli insegnamenti possibili. E penso sia il modo più intelligente di affrontare la vita.

Quando si ha successo, l’essere ammirati, coccolati, viziati, come fa sentire? Ti sta già cominciando a capitare?
No, di fronte a soddisfazioni personali o sportive io cerco sempre di guardare al dopo, a come potermi migliorare cercando nuovi stimoli per fare ancora di più con umiltà, e secondo me è questo il segreto per riuscire. Chi si ferma a godersi il successo rischia di non andare più avanti.

Ti sono capitate cattiverie o malignità da parte di qualcuno? In ogni carriera professionale, più si sale di livello più aumentano il cinismo e la spietatezza. Hai le spalle langhe o temi di essere fragile?
Certo, mi è capitato: purtroppo nella vita prima o poi si incontra questo genere di persone, ma il segreto è prenderle dal lato positivo e sfruttare le esperienze spiacevoli per imparare a crescere. Anche questo serve e permette di costruirsi una corazza. 

Nonostante il tuo atteggiamento positivo, pensi di essere pronto ad affrontare eventuali delusioni?
Ne ho vissute nell’arco della carriera e della vita, però lo sconforto non può durare più di un giorno, ecco. Quando mi capiteranno di nuovo cercherò di reagire il prima possibile.

OLTRE LA MOTO

Che interessi hai oltre la moto?
Sinceramente io amo andare in moto con tutto me stesso: la moto è la mia vita e il mio lavoro, e tutte le giornate sono basate su questo. Se ho un po’ di tempo libero vado a fare motocross oppure a sciare; mi piacciono tutti gli sport adrenalinici, ma nulla è paragonabile alla mia vera passione.

Quanto hai dovuto sacrificare della tua vita privata?
Il sacrificio dev’essere alla base di tutto per diventare un pilota: per esempio ricordo che quando i miei amici andavano a ballare io tornavo a casa perché il giorno dopo avevo i test o mi dovevo allenare, per cui devi condurre uno stile di vita molto diverso rispetto a quello di un tuo coetaneo. Ma le rinunce non pesano quando fai ciò che ami.

Pensi che Iannone abbia pagato per aver ceduto alla mondanità?
Non saprei, non so dare una risposta.

In questo periodo di pandemia, nell’ambiente delle corse vedi superficialità o c’è attenzione nei confronti delle misure di sicurezza?
In questo momento così difficile vedo tanto impegno da parte di tutti. Bisogna riconoscere che l’organizzazione è stata molto efficiente riuscendo anche a preparare doppi Gran Premi sullo stesso tracciato, cosa che prima d’ora non era mai successa; invece, con tutte le problematiche che conosciamo, si è saputo tenere in piedi i campionati.

E tu, che cosa pensi delle teorie della cospirazione a cui assistiamo? Negazionisti, complottisti… come ti poni nei loro confronti?
Io cerco di fare quello che mi dicono gli esperti in materia: stare il più attento possibile, utilizzare la mascherina, igienizzare le mani… mi attengo a ciò che si sente. Non concepisco come della gente comune possa mettere in dubbio le parole di professionisti autorevoli andando contro l’evidenza di fatti scientificamente provati.