Prova Quadro 4, in sella alla rivoluzione

Offrire qualcosa in più, l’obiettivo è quello. Se il mondo dei tre ruote è ormai stato definitivamente sdoganato, Quadro sale un altro gradino e aggiunge una ruota. Arriva il Quadro 4 ultima frontiera della mobilità... a 4 ruote

5 giugno 2015 - 11:06

Mobilità individuale: non è la prima volta che affermo che in questo particolare segmento si giocheranno gran parte delle sfide future. Un segmento che potrà essere popolato dai veicoli più disparati, costruiti sia da marchi automobilistici sia da quelli motociclistici. In tutto questo Quadro vuole giocare un ruolo da protagonista. La piccola factory svizzera creata da Marabese è stata capace di giocare d’anticipo.

LIVE
Se il Quadro 3 non manca di qualche chicca tecnica come il meccanismo di tilting idraulico (che contribuisce ad alleggerire parecchio lo scooter) è sicuramente il Quadro 4 il veicolo che meglio rappresenta la genialità del costruttore italo svizzero, quello che rende meglio l’idea di dove possono arrivare mezzi come questo. Chiamarlo semplicemente scooter riesce difficile: il Quadro 4 è qualcosa di nuovo. La larghezza delle carreggiate consente l’omologazione come triciclo, per cui si guida con la sola patente B. Bascula come i tre ruote ma di ruote ne ha 4, da 14 pollici (gommabili anche con pneumatici neve), 4 dischi dei freni, due forcelloni indipendenti, due trasmissioni a cinghia con cui, attraverso un differenziale progettato e realizzato in casa da Quadro, il monocilindrico da 346 cc trasmette i suoi 30 cv (tre in più rispetto al tre ruote).

Le analogie con i tre ruote si fermano all’avantreno: in questo caso il sistema di tilting è il medesimo del Quadro 3D, con due pistoni a gestire l’inclinazione – piegando lo scooter la ruota interna “spinge” l’olio dal pistone interno a quello esterno – e un terzo con funzione ammortizzante comandato attraverso una valvola a tre vie. Fin qui tutto “normale”, per un Quadro. Però sul Quadro 4 il meccanismo di tilting raddoppia, perché c’è anche al retrotreno. Il motore è montato fisso nel telaio, non è oscillante come su tutti gli altri tre ruote: una soluzione che il Quadro 4 condivide con molti scooter premium come Yamaha TMax, Suzuki Burgman 650, Honda SW-T. In questo modo a trarne beneficio è la distribuzione dei pesi che Quadro sembra aver studiato con attenzione. Motore centrale, quindi; serbatoio da ben 15 litri piazzato appena dietro, tappo di rifornimento sotto la sella e vano illuminato che arriva a ospitare un casco integrale. Dietro lo scudo (che ha gli stessi ingombri di quello del Quadro 3) alloggiano due piccoli ripostigli, uno dei quali con presa 12 Volt. Non manca nulla, nemmeno la strumentazione di tipo automobilistico con doppio quadrante e tutte le informazioni utili.

Queste scelte tecniche senza dubbio permettono di annoverare il Quadro 4 tra i mezzi premium, collocazione rimarcata dal prezzo di 10.450 euro. Per questo motivo mi piacerebbe trovare due leve al manubrio regolabili nella distanza – c’è anche il freno a pedale come su tutti i tricicli – e plastiche più curate. In realtà il livello di finiture è buono, a livello di uno scooter europeo. Però è innegabile che qualche prodotto giapponese su questo fronte offra di più.

RIDE
Libera la mente e sali sul Quadro 4. Le premesse per guidare un mezzo del genere devono essere queste, soprattutto per chi ha esperienza soltanto di due ruote. Ma è davvero un mondo completamente nuovo? La risposta è no, e infatti l’approccio con il Quadro 4 non è poi così diverso da quello con un “normale” tre ruote. Il sistema di basculamento anteriore in fondo è lo stesso del Quadro 3 così come gli ingombri generali, anche se avere le due ruote posteriori offre la sensazione di essere al cospetto di un mezzo più “importante”. In realtà il look simmetrico rende il Quadro 4 perfino più equilibrato dal punto di vista del design. Sblocco del tilting dietro lo scudo; sblocco del freno a mano a destra della sella, ruotando leggermente la chiave di accensione in senso antiorario e accompagnando la leva. Una volta “libero”, l’impatto con il quattro ruote svizzero è molto simile a quello con il tre ruote, ma il Quadro 4 aggiunge stabilità e sicurezza. Il passo avanti più consistente arriva proprio su queste due voci.

Serve qualche metro, anzi qualche chilometro per prendere la mano con i movimenti del Quadro, lo stesso tempo che si impiega a stabilire un “contatto” con il tre ruote prodotto dallo stesso brand e abituarsi ai suoi movimenti molto “controllati”. Proprio come il tre ruote, infatti, il Quadro 4 non “cade” in curva ma va accompagnato, scelta tecnica per regalare senso di stabilità e sicurezza a chi guida. Ancor più che con il tre ruote, infatti, sarà presumibilmente un automobilista pentito con poca o nessuna esperienza di due ruote il cliente potenziale.

Insomma se vi aspettate un’agilità da cinquantino nel traffico avete sbagliato veicolo. Le differenze di guida rispetto a un due ruote si percepiscono più che altro appena ci si inizia a muovere. Provate a immaginare quel piccolo movimento di manubrio alle bassissime velocità che siamo abituati a fare da quando ci hanno tolto le rotelle alla bicicletta per stabilizzare un mezzo in equilibrio precario. Qui non serve: il Quadro dove è resta, perché di ruote ne ha 4 e perché il sistema idraulico di basculamento lo “tiene” un po’ in equilibrio. Anche da fermi si può evitare di poggiare i piedi a terra e questo senza il blocco del movimento. Un comportamento del genere  spiazza un po’ nei primi istanti di guida.

Questione di minuti, poi si prende la mano e appena la velocità aumenta tutto rientra nei canoni: il Quadro asseconda le volontà del rider, seguendo gli input ricevuti dal corpo o dal manubrio. Piega, tanto, offrendo una percezione di appoggio incredibile, e una sensazione di sicurezza molto forte. Occorre solo tener presente che bisogna giocare un pelo d’anticipo nelle manovre, perché il Quadro 4 si prende qualche istante per cambiare direzione, come se dovesse dare il tempo al fluido idraulico di fluire da un pistone all’altro. La situazione sembra migliorare dopo qualche km, come se il fluido, scaldandosi, diventasse meno viscoso e le manovre di conseguenza più svelte. Detto questo gli angoli di piega possibili sono davvero elevati (45° garantiti): il Quadro va sempre accompagnato con il corpo e come il fratello a tre ruote tende ad “appoggiarsi” verso la fine della piega, dove va proprio “tirato giù” per evitare un leggero effetto sottosterzante.

Uno dei plus arriva dal comfort, che sul Quadro 4 è assoluto. Avere il motore fisso nel telaio è un vantaggio non da poco: consente di isolarlo meglio, così le vibrazioni sul Quadro 4 sono praticamente assenti a qualsiasi velocità. Un risultato eccellente per un motore monocilindrico, a cui va aggiunto il vantaggio di avere la sospensione posteriore “libera” da pesi e inerzie caratteristici del motore basculante. Il Quadro 4 si beve buche, tombini e imperfezioni dell’asfalto come se niente fosse; al manubrio non arriva nessuna reazione anomala così come non arrivano colpi alla schiena. Per il rider è come viaggiare su un tappeto volante. Ottimo.

Ovviamente il vantaggio delle quattro ruote si avverte anche in frenata, anche se le leve sono un po’ lontane e hanno un comando non morbidissimo. Diverso il discorso se si utilizza il comando a pedale che offre una frenata davvero molto potente, aiutata ovviamente dall’appoggio offerto dalle quattro ruote, perché se una “molla” a causa di una perdita di aderenza ce ne sono ancora tre che frenano. La chiusura del cerchio? L’ABS, che però al momento non c’è.

Le prestazioni? Buone ma non esaltanti: il monocilindrico dà quello che può ma i suoi 30 cavalli, pur assistiti da un reparto trasmissione ottimamente calibrato, devono lottare con un peso di 257 kg a secco. Cosa che non impedisce al Quadro 4 di spuntare in modo dignitoso al semaforo e di passare senza problemi i 130 km/h indicati senza nemmeno richiedere un lancio chilometrico. A quella velocità si apprezzerebbe un minimo di protezione in più dal plexiglass. Certo le potenzialità ciclistiche sono altissime, come evidenzia la stabilità assoluta. Il Quadro 4 si trova decisamente a proprio agio anche fuori dalla città, per cui – a prescindere da discorsi di costi assicurativi e altro – se lì sotto ci fosse un motore 500 la cosa sarebbe senz’altro positiva.

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