Prova Triumph Bonneville T100

2 marzo 2017 - 16:03

A Hinckley stanno mantenendo tutto quello che hanno promesso. Lo sforzo che gli uomini Triumph stanno profondendo attorno alla famiglia Bonneville è davvero grande. Giustamente, perché Triumph deve moltissimo a queste moto, che -in anticipo su tutti gli altri- ha prima creato poi cavalcato il fenomeno delle classiche. A buon diritto, avendo le Bonneville moderne, nobili antenate nella Bonneville del ‘59. Proprio a quelle moto s’ispira tutta la gamma, ma in particolare s’ispira da sempre la serie “T”. Bonneville è ormai il cosiddetto brand nel brand, che ha ramificazioni sportive (Thruxton) o Scrambler o “giovani” con la Street Twin. Ma, non ce ne vogliano gli altri modelli in gamma, la “T” è sicuramente la Bonneville più Bonneville di tutte. Quella autentica, quella più vicina all’originale. Il compito di garantire la continuità con il passato, lo scorso anno, è stato affidato alla T120. Ora a Triumph tornano alle origini, riproponendo la stessa ricetta in versione light con la Triumph Bonneville T100, un nome storico per la Casa di Hinckley.

Nata da una costola della Street Twin, la T100 riesce nel piccolo miracolo di unire una tecnica modernissima a un look superclassico, avvicinandosi se possibile ancor più alla Bonneville originale rispetto ai modelli del passato. Telaio rinnovato, raffreddamento a liquido, baricentro basso, sospensioni realizzate ad hoc, traction control disattivabile, ABS. Letta cosi sembra la scheda tecnica di una moto moderna, e lo è in effetti, perché la Bonneville ha una guida moderna. Poi però la vedi… E ti pare di vedere la Bonneville, quella vera, con i loghi in rilievo sul serbatoio e la sella old style. Lo avevo già detto in occasione della prova della Street Twin e mi trovo a ribadirlo questa volta: con queste moto Triumph ha fatto un gran lavoro per realizzare una linea ancora più pulita ed essenziale nonostante il fardello dell’Euro4.
IL LIQUIDO NASCOSTO
Il radiatore è quasi invisibile, perfettamente mascherato dai tubi del telaio, il famigerato canister dei vapori benzina celato nel carter motore, gli scarichi a bottiglia sono ancora più fedeli agli originali anche se “sotto” lo scarico compie un percorso completamente differente. Il bicilindrico della T100 è lo stesso 900 High Torque, che caratterizza la Street Twin. I numeri parlano di 55 cv e 80 Nm di coppia (18% in più rispetto al motore precedente), di consumi ridotti del 29%, di intervalli di manutenzione allungati fino ai 16.000 km e di possibilità di omologazione per patente A2. Anche la ciclistica deriva da quella della “piccola” di famiglia, anche se è qui che si certificano l’autenticità e il filo diretto della T100 con la Bonnie Originale. Le ruote sono a raggi, l’anteriore da 18 pollici, le sospensioni sono differenti da quelle della Street Twin (settaggi specifici), e cambiano radicalmente le misure con l’interasse che passa da 1.415 a 1.450 mm, l’angolo di inclinazione cannotto da 25,1 a 25,5, l’avancorsa da 102,4 a 104 mm. Cambiano anche il peso, da 198 a 213 kg e la capacità del serbatoio da 12 a 14,5 litri. Numeri che certificano come per Triumph le Bonneville siano un progetto fondamentale, moto “specifiche” per la destinazione d’uso, non semplicemente una piattaforma su cui montare un po’ di suppellettili intercambiabili.

In ogni caso, chi deciderà di varcare la soglia di un concessionario Triumph per vedere da vicino e magari acquistare una Bonneville T100 difficilmente lo farà per i numeri di cui sopra. La stragrande maggioranza dei clienti staccherà l’assegno per il look della moto e allora tanto vale chiudere in bellezza proprio parlando dell’estetica. Questa Bonneville è proposta in due allestimenti, T100 e T100 Black. La prima è quella più fedele allo spirito originario, con scarichi, specchietti, staffe del parafango, manubrio e cornice del faro cromati e carter del motore in alluminio. Questi dettagli si abbinano bene alle livree a due colori a catalogo (Aegean Blue/Fusion White e Intense Orange/New England White, sovrapprezzo di 300 euro, i filetti sono fatti a mano e il serbatoio firmato dall’artista che lo ha realizzato) ma non sfigurano neppure con l’abito scuro Jet Black (10.400 euro). Questo nero lucido è però forse più azzeccato sulla seconda T100, chiamata appunto Black e che è venduta anche nella variante opaca Matt Black. In questi casi la moto (125 euro in più) ha un look dark, che prevede anche marmitte, cerchi e copri motore scuri. Quale che sia la versione scelta, c’è poi la possibilità di modificare l’aspetto della moto e di personalizzarla a piacere, con un catalogo composto da oltre 150 accessori.

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RIDE
Qualità percepita ai massimi livelli, comandi morbidissimi, sella bassa, plastica non pervenuta, tanto sano metallo. Una strumentazione molto più completa di quella della Street Twin (contagiri e computer di bordo). La T100 accoglie il rider offrendogli una sensazione decisamente rassicurante e piacevole. Sensazione che si rafforza una volta avviato il motore e inserita la prima. Difficile trovare moto più facile da guidare, di tutte le Bonnie questa è in assoluto la più “rilassante”. Per trovare qualcosa di più facile occorrerebbe passare ai pedali, anche perché il motore consente di mollare la frizione e partire senza nemmeno accelerare e ha un’erogazione gustosa fin dai regimi più bassi. Curva dopo curva la T100, ti inculca il morbo dell’”andamento lento”, quella cosa che ti fa venir voglia più di andar piano che andar forte, che ti fa godere della guida della moto già solo perché la stai guidando.

Ma attenzione, tutto questo non va confuso con scarsità di carattere o prestazioni insoddisfacenti, tutt’altro: questa Bonneville ha la coppia quando serve, e i cavalli giusti per muoversi di gusto su strada mettendoti nella condizione psicologica di non desiderare niente di più di quello che stai utilizzando in quel momento. Il nuovo bicilindrico HiTorque rappresenta un deciso passo avanti rispetto al precedente. Più carattere, più coppia, sound più deciso, la spinta è ben più convinta che in passato, la T100 è brillante, ha il giusto brio alla prima apertura del gas e nella parte bassa del contagiri, ovvero quella che serve per uscire rapidi dalle curve, senza giocare continuamente con il cambio che resta un po’ duretto. Tirare le marce? Niet, il bello questo motore lo ha già dato prima.
CICLISTICA CENTRATA
E la ciclistica è più che sana: in linea con quanto offre il motore; forcella e ammortizzatori sono in grado volendo di seguire anche qualche velleità sportiva del rider. La differente impostazione ciclistica rispetto alla Street Twin rende ovviamente differente anche la guida. La T100 è molto rotonda, rassicurante, “paciosa”. Si presta più alla passeggiata che alla sparata (anche perché l’esposizione all’aria è totale), ma ha sospensioni che funzionano, assorbono e reggono anche un passo svelto. Sono 15 i kg in più rispetto alla Street Twin, un po’ di questo peso è nelle ruote il che, nonostante i numeri del motore siano identici, a quelli della Street Twin rende la T100 anche più “morbida” in accelerazione. Più inerzie da accelerare, frenare, far girare, tutto questo rende la T100 più rotonda da guidare trasferendo un senso di relax assoluto al rider che può godere del “pure riding”, l’autentico gusto di guida che si assapora solo guidando una moto classica.

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