Prova Yamaha Tracer 700

Si candida per il ruolo di protagonista nel segmento crossover di media cilindrata. Finiture e qualità sono all'altezza del marchio. Agile e leggera, offre una guida molto divertente e con poco impegno. Non si tira indietro se si tratta di viaggiare. Le manca solo un monoammortizzatore più completo

25 giugno 2016 - 17:06

Da quando Yamaha ha iniziato a sfornare moto post-crisi non si è più fermata. La logica delle cosiddette “piattaforme” su cui costruire intere famiglie di modelli (ben nota al mondo auto) si sta rivelando vincente. Le Yamaha (a due e tre cilindri) stazionano stabilmente ai piani alti delle classifiche di vendita e in particolare un modello, la MT-09 Tracer  ribattezzata Tracer 900, ha sbancato il mercato, forte di un mix tra contenuti tecnici, prestazioni e prezzo praticamente imbattibile. Ora Yamaha rilancia con la Tracer 700, che si va a infilare come il coltello nel burro nell’importante segmento delle crossover da 650/800 cc, in cui si trovano da modelli di successo come Kawasaki Versys 650Suzuki V-Strom 650BMW F 700 GSHonda NC 750X. Un segmento dove, probabilmente, la piccola crossover Yamaha avrà vita un po’ meno facile rispetto alla 900. Perché il solco che scava – anche a livello di prezzo, visto che è in vendita a 7.890 euro – è meno ampio rispetto a quello che scavò la 900, e la concorrenza, pur con modelli meno freschi, in questo particolare segmento (molto ampio come numeri) è agguerrita.

La ricetta che ha portato alla Tracer 700 è la medesima che ha decretato il successo della Tracer 900: una piattaforma “sana”, un motore molto brillante – il bicilindrico CP2 è riuscitissimo e ci è piaciuto ovunque lo abbiamo provato – e una versatilità che rende questa moto buona per tutto: dallo sparo tra le curve al viaggio di medio raggio. La Tracer 700 si veste di una carena ancora più riuscita rispetto a quella della sorella con motore tre cilindri: insomma la ricetta è davvero molto, molto interessante. Forte del bicilindrico di 689 cc con fasatura a 270 gradi e scoppi irregolari, la nuova Yamaha Tracer 700 può contare su 74,8 cv di potenza a 9.000 giri e 68 Nm di coppia; deriva dalla naked MT-07, bestseller di cui ripropone la base tecnica, compreso il telaio in tubi di acciaio con piastre laterali. Ma non è tutto uguale: il forcellone (in alluminio), ad esempio, cresce in lunghezza di ben 50 mm, portando l’interasse a 1.450 mm dai 1.400 dell’agilissimo modello di partenza. Le sospensioni sono state riviste nella taratura in funzione della nuova destinazione d’uso; la forcella (non regolabile) ha la stessa escursione (130 mm) di quella della MT-07 ma cambiano sia la rigidezza della molla sia il controllo idraulico. La ruota posteriore guadagna 12 mm di escursione (ora 142 mm) grazie al forcellone più lungo, al link differente e a un monoammortizzatore rivisto, che però meriterebbe almeno la regolazione remota del precarico (ora c’è la classica ghiera) vista la destinazione d’uso della moto. Carena e variazioni ciclistiche portano il peso a crescere di 14 kg rispetto alla MT-07: ora siamo a 196 kg, con il pieno da 17 litri di carburante comprese e 370 km di autonomia.

L’ABS è di serie, a completamento di un impianto basato sulla coppia di dischi anteriori di 282 mm con pinze a quattro pistoncini e sul disco posteriore di 245 mm. L’anima crossover – o sport-touring, come tutti chiamano modelli che in casa Yamaha sono gli eredi delle Fazer  strizza un occhio alla bella guida (e qui la base MT-07 è una garanzia) e uno al comfort. A soddisfare questa seconda voce troviamo il parabrezza regolabile manualmente e i paramani con indicazioni di direzione integrati. La sella (845 mm dal suolo) è in unico pezzo, elegantemente cucita e su due livelli, con maniglie per il passeggero integrate. Il gruppo ottico anteriore con doppio proiettore richiama la Tracer 900, a cui la 700 si ispira nell’aspetto complessivo, apparendo però più equilibrata grazie a plastiche che a mio parere sono meglio raccordate di quelle della 900. Alla voce finiture Yamaha naturalmente non delude. Maestra nelle verniciature, negli accoppiamenti e nel trattamento delle superfici ha donato alla Tracer 700 un atteggiamento da moto “premium” e questo nonostante la cifra richiesta si fermi a 7.890 euro franco concessionario. I colori? Radical Red, Tech Black e Yamaha Blu.

RIDE
L’approccio con la Tracer 700 è quello a una vera crossover: la sella è alta il giusto per offrire la piacevole sensazione di guida “sopra il traffico” che hanno tutte le crossover, e snella al punto che le gambe filino dritte e i piedi tocchino terra anche se non si è dei giganti. Le pedane sono leggermente arretrate, il manubrio (che non mi convince appieno) è alto (e mi piace) ma non molto largo (e lo vorrei più largo). La sella è morbida con la giusta imbottitura: insomma si ha l’impressione di poter fare tanta strada senza stancarsi. Apprezzo molto le moto leggere e la Tracer lo è, il che consente di rapportarsi senza alcun timore reverenziale, né in manovra a motore spento, né tanto meno quando si è alla guida, visto che agilità e maneggevolezza sono tra i suoi punti di forza. Guidarla significa spostarsi, divertendosi senza essere mai realmente impegnati psicologicamente, perché le prestazioni soddisfano ma non intimoriscono.

La base è nota ma le modifiche tecniche (soprattutto a forcellone e sospensioni) hanno cambiato il carattere in modo sensibile. La MT è senza dubbio una moto più “giocosa”, un po’ naked e un po’ “toy bike”. Quando la inforchi ispira manovre da stuntman. La Tracer si pone come prodotto più maturo, più “moto vera”: è compatta ma invita più al viaggio che al gioco. Il cambio delle dimensioni vitali rende la moto più tonda e raccordata nella guida, come è giusto che sia per una destinazione d’uso molto differente. Interasse allungato e 14 kg in più portano a un comportamento più smorzato e rotondo, anche se la Tracer resta una moto molto svelta, in grado di scendere in piega in modo estremamente rapido e di digerire e assecondare cambi di direzioni repentini e/o variazioni improvvise di linea. Insomma resta un bel giocattolo ma è meno spigolosa della naked, anche se nel suo segmento è una delle moto più svelte in assoluto. Decisamente piacevole da guidare, la Tracer 700 dà soddisfazione quando si tratta di alzare il ritmo; non si tira mai indietro anche se quando si guida veloci il manubrio così alto e stretto (a cui dopo un po’ si fa l’abitudine) non aiuta a spingere come si dovrebbe e l’effetto stand up delle Michelin Pilot Road 4 (ottime sul bagnato e sul mezzo-e-mezzo, un po’ meno quando sale la temperatura) dà un po’ fastidio. Capisco che questo rientra nel gusto personale di chi guida.

Il nuovo carattere è sicuramente figlio anche delle scelte sulle sospensioni, che con un setting più sostenuto rendono la moto più stabile e meno soggetta ai trasferimenti di carico. L’assetto è sempre tendente al morbido, tuttavia la Tracer è molto più ferma sulle gambe rispetto alla MT-07, si “muove” meno e offre un buon feeling anche a ritmi medio alti, richiedendo solo qualche attimo di assestamento quando si inizia a guidare in modo meno rotondo e più brusco. Mi piace soprattutto la forcella che, grazie a molle più rigide e a un’idraulica più controllata, trovo equilibrata e scorrevole quando serve; meno convincente il mono, per cui avrei previsto qualche regolazione in più e magari il pomello per il precarico. Con l’assetto standard tende a mio parere a essere poco frenato e rimanda qualche colpo secco sulle asperità più pronunciate.

L’anima touring è quella sicuramente cui in Yamaha hanno dato molto spazio in questo progetto. La Tracer 700 in questo senso convince: la sella azzeccata nell’imbottitura è comoda anche dopo diverse ore in sella; la protezione dall’aria è valida, quasi sorprendente se si pensa alle dimensioni del cupolino, davvero molto compatto e che nella posizione più bassa lascia esposto casco e parte delle spalle, mentre in quella più alta offre protezione valida anche ai più longilinei. Anche la protezione per le gambe è ottima. Nulla da dire sul motore, il CP2 Yamaha è un ottimo bicilindrico capace di soddisfare l’utente smaliziato grazie a carattere, sound (anche se l’Euro4 lo castra molto il motore è davvero silenziosissimo), prontezza di erogazione e allungo. Pur senza modifiche rispetto a MT-07 e XSR (anch’essa Euro 4) sembra sposare l’attitudine più tranquilla della Tracer 700 con un’erogazione più morbida e lineare (anche perché il peso da spingere è maggiore): per far capire meglio il concetto, sembra che la Tracer abbia rapporti più lunghi rispetto alla MT, anche se in realtà è tutto identico. Su questa considerazione va fatta la tara, visto che il percorso di prova che si snodava sulle fantastiche Dolomiti per 200 km di curve era sempre sopra i 1.500 metri di altitudine, situazione che sicuramente non aiuta i motori a rendere al meglio. Nel giudizio positivo rientrano freni e ABS di ottimo livello.

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