Storie di moto, #1 Ducati Hyperstrada

Tre racconti, tra finzione e realtà, per trovare la moto ideale per il tragitto casa-ufficio, le uscite domenicali, con o senza passeggero e, magari, qualche viaggio. Si parte con la prima candidata, la Ducati Hyperstrada

17 gennaio 2014 - 10:01

Non c’è persona, compresi i suoi colleghi di lavoro, che non lo chiami “il Roscio”, per un’evidente particolarità tricologica. Lavora in una grande azienda con sede su una delle strade più trafficate di Roma. Vive ad una decina di chilometri dall’azienda, assieme alla compagnia ed alla figlia adolescente. Di statura medio-alta, snello e dedito all’attività fisica ha proprio la corporatura del pilota… e purtroppo è un mio carissimo amico!

“Cerco una moto con cui andare in ufficio tutti i giorni e quindi riuscire a districarmi in quella fogna di macchine che diventa la Tiburtina nelle ore calde. Quindi la vorrei con un po’ di scatto, agile, ma anche comoda se ci volesse venire la bionda o per portarci il sorcio a scuola… qualche gita nel fine settimana e, ovviamente, non voglio rinunciare a farmi qualche uscitina più… diciamo sprint, con voi”: queste le specifiche datemi dal Roscio ormai tempo fa.

Nel corso degli anni abbiamo disaminato, tra bottiglie di rosso e whiskey torbati, ogni singolo veicolo a due, talvolta a tre, ruote che sia stato prodotto, con motore termico o elettrico, nuova di pacca o riesumata dalla storia del motociclismo, ma la questione rimane aperta e il Roscio continua ad affrontare il traffico romano con una BMW R 1150 R del 2001, che non gli dà più soddisfazione, stando a quello che dice solitamente, intervallando così le conversazioni “motociclettistiche”.

La ricerca della moto ideale, sembrava quindi destinata ad essere il miglior argomento di repertorio da tirar fuori nelle serate di chiacchiere, fino a che un giorno non mi chiama, quasi emozionato:

–          Hai visto la nuova Hyperstrada? L’hai provata? Com’è? È un Hypermotard da viaggio come dicono?

Inutile cercare di frenare il Roscio, così, visto anche che effettivamente avrei dovuto provarla, chiamo Ducati e chiedo di poterla avere per un articolo.

È l’alba, sono passate le sette da qualche minuto quando il sole proietta le lunghe ombre dei lampioni del piazzale di Ostia, sulla rena ancora bagnata e compatta, arrossando il cielo che sembra far da sfondo alla Hyperstrada bianca che, parcheggiata solitaria in bella vista, attende l’arrivo del suo collaudatore d’eccezione.

Mentre aspetto che arrivi il Roscio col suo carico di domande ed eccitazione, ripasso la cartella stampa che mi sono fatto spedire, per cercare di non fare brutta figura quando mi chiederà qualsiasi cosa, convinto, come tutti, che chi faccia il mio mestiere debba per forza ricordarsi tutte le specifiche tecniche di tutte le moto prodotte, dalla Reitrad di Gottlieb Daimler del 1885 in poi.

Come un bambino ci gira intorno, il timore di toccarla viene subito vinto dalla curiosità e, dopo avermi guardato come per chiedermi se ci possa salire, ricevuto l’assenso, ci monta su ed erompe:

–          Quindi, dimmi un po’… è un Hypermotard con le valige e il parabrezza?

–          Non esattamente…

Rispondo.

–          al di là delle evidenti differenze, come le borse, il parabrezza e il cavalletto centrale, la Hyperstrada è proprio stata pensata per essere più comoda. A parte le due prese di corrente, forse non si nota a occhio nudo, ma il manubrio è più alto di 20 mm e la sella più grande e più imbottita.

–          Certo che è parecchio alta…

Dice il Roscio spostandosela tra le gambe e poggiando ora un piede, ora l’altro.

–          Sì, è un motard, come idea di base… è alta 850 millimetri alla sella, ma si può scegliere con sospensioni più corte e farla arrivare a 830… se non bastasse, o in alternativa, si possono togliere altri 10 millimetri prendendo la sella bassa come accessorio.

Sembra pensarci su, mentre continua a mimare la guida, stando su un piede solo, poi, tenendo il freno anteriore tirato, comincia a caricare e scaricare ripetutamente la forcella, spingendo forte sul manubrio, chiedendo:

–          sospensioni?

Come interrogato da un sergente istruttore, ripeto meccanicamente i dati imparati a memoria prima che arrivasse:

–          all’anteriore una forcella rovesciata Kayaba da 43 millimetri, con 150 millimetri di escursione ruota, mentre al posteriore è montato un monoammortizzatore Sachs che consente un’escursione ruota di 150 millimetri, facilmente regolabile nel precarico molla grazie ad un pomello remoto. Nella versione “bassa” l’escursione ruota sia anteriore che posteriore è ridotta di 20 millimetri… signore!

 Il Roscio rimane con la forcella caricata ed i gomiti sollevati, quando gira il viso per mostrarmi un sorrisino tra il divertito ed il soddisfatto; alza un sopracciglio e prosegue:

–          Gomme?

–          Pirelli Scorpion Trail, come la Multistrada, in dimensioni: 180/55 ZR17 al posteriore e 120/70 ZR17 anteriore…

–          Peso?

Incalza.

–          181 chili a secco!

 Replico deciso, ma lui ancora chiede.

–          Colori?

Insiste, sapendo di stare per cogliermi in fallo.

–          Rosso e Bianco!

–          AH!

Esplode soddisfatto rilasciando il freno e scaricando la forcella, per puntarmi con l’indice ed una faccia trionfante, proseguendo

–          qui ti volevo! Voglio gli abbinamenti cromatici e i nomi esatti.

Istintivamente chiudo gli occhi per poter tentare di accedere alla memoria fotografica che, spero, abbia un’immagine del foglio di cartella stampa in cui stavano scritti i nomi specifici dei colori, come spero, certe volte, che word abbia salvato da solo l’articolo che stavo scrivendo quando d’improvviso ho strillato per la corrente che è saltata nel bel mezzo del lavoro.

–          Entrambe hanno telaio grigio e cerchi neri; i colori sono Ducati Red, ne sono certo, e… maledetti creativi!

Epiteto cercando di ricordare l’aggettivo inglese che si sono inventati stavolta, mentre lui commenta sardonico:

–          Tosta eh?! Glaming White? Sunburst White? Stoca…

Riesco a ricordarmi il nome giusto in tempo per troncargli la fine della frase:

–          Arctic White!!!

Il Roscio ghigna, io gongolo soddisfatto.

–          Costo?

–          Ecchecavolo!

Mi scappa, poi proseguo.

–          Dai! Esatto non me lo ricordo, mi pare fosse dodicimilaottocentonovanta e qualcosa… mo non rompere, se lo vuoi esatto te lo vai a cercare su uno dei milioni di siti che ti dicono sempre le stesse cose… tò!

Dico sostenuto, lui sorride soddisfatto, mentre scende dalla sella accompagnandola dolcemente a scaricare il peso sul cavalletto.

–          Sarebbe da provarla

Dice a mezza voce, mentre già si sta voltando.

–          Senti. Facciamo così. Un’uscita vera e propria non la possiamo fare, però se ti va mi accompagni e mi fai le foto, durante il tragitto la guidi un po’ e la provi…  andiamo vicino, ai castelli…  aò… tranquillo, tranquillo, eh?!

Sono le parole che escono dalla mia bocca, mentre gli occhi del mio amico cambiano d’intensità d’espressione, manifestando sia gioia che incredulità.

In poco tempo siamo pronti a partire, giro la chiave della Hyperstrada, stando di fianco al Roscio già in sella, con casco e guanti infilati, smanioso di inserire la prima e dare gas.

–          Ascolta un attimo…

Gli dico azionando il comando per il menu dei Riding Mode.

–          Qui selezioni le modalità: Sport sono 110 cavalli erogati con la massima cattiveria, Touring sempre 110, ma con un’erogazione un po’ più dolce e Urban taglia a 75 cavalli. ABS e Traction Control sono regolati a seconda della modalità che scegli o, volendo, puoi regolarli manualmente, se non addirittura disattivarli; personalmente ti consiglio di tenere i settaggi della casa.

Neanche risponde, annuisce e alza il pollice della mano sinistra, poi, come si fosse ricordato d’aver lasciato il gas aperto a casa, mi strilla da dentro il casco:

–          Aò, ma il motore, mica me l’hai detto qual è…

–          Che strilli?! Il motore è un Testastretta 11° da 821 centimetri, per 110 cavalli… sei pronto? Andiamo?

Lui alza di nuovo il pollicione inguantato e io mi avvio alla sua moto, dove ho lasciato casco e guanti che subito infilo.

Il tragitto che porta dalla rotonda di Ostia verso il raccordo anulare, nonostante ci troviamo su una strada a quattro corsie per senso di marcia, placidamente incorniciata da pini secolari, a quest’ora si presenta come una mulattiera che si snoda attraverso cumuli di macchine incolonnate, con ostacoli mobili che sbucano all’improvviso, coi loro carichi di giornali, accendini e deodoranti alberati.

Faccio segno al Roscio di passarmi avanti, per vedere come si districhi nel traffico.

Con il busto dritto lo vedo dominare la moto e indirizzarla con sicurezza nei piccoli spazi rimasti tra auto e auto, avvalendosi dell’ottimo raggio di sterzo, della leggerezza e maneggevolezza della moto.

Quando finalmente il traffico si dirada, armeggia col comando dei riding mode, chiudendo il gas, segno che ha appena messo la modalità Sport, con la quale prova l’accelerazione della moto, distanziandomi facilmente sul dritto e staccando di qualche centimetro la ruota anteriore dal terreno che quasi subito, per via del traction control che interviene, torna a stare normalmente giù.

Quando decelera riesco ad affiancarlo, dietro la visiera intravedo i muscoli intorno all’occhio tirati, segno che sta sorridendo, come conferma l’immancabile pollicione sinistro che si alza ed agita, quando i nostri sguardi si incrociano.

Aumento la velocità, forte del parabrezza della moto del Roscio che mi consente di non trovarmi attaccato al manubrio, come se spazzato dalla Bora di Trieste;  quasi incredibilmente, vedo che anche il più piccolo cupolino della Hyperstrada svolge quasi la stessa funzione: riesce infatti a tenere la mia stessa velocità, senza che l’assetto o la stabilità ne risentano, il busto è ben protetto dall’aria, però gli vedo vibrare un po’ il casco, segno che la testa e le spalle non sono, ovviamente, riparate bene come dal ben più grande plexyglass della turistica del Roscio.

Nei tratti di strada più tortuosi, quando ci si arrampica verso i castelli romani, dove i centauri della Capitale più pigri vanno a fare “due pieghe” domenicali, vedo il mio amico divertirsi a disegnare le traiettorie ottimali, buttando la moto a destra e sinistra, arrivando spesso a toccare con le pedane, forse a causa della luce a terra, diminuita a causa del carico di materiale fotografico che abbiamo stipato nelle borse, sottolineando l’estrema efficacia di questa Ducati nel misto, stretto.

Solo quando siamo finalmente arrivati a destinazione, sul lungolago di Castel Gandolfo, dove si riuniscono tutti i “baichers”, riesco a vedere tutta la soddisfazione del Roscio che, non appena tolto il casco, mi si avvicina e comincia:

–          Bella! Mi sono divertito… Mi piace lo scatto, il fatto che sia agilissima, una specie di bicicletta con un motore esagerato… certo, la credevo più comoda, più bassa… La posizione di guida è strana, per me che sono abituato a tutt’altro… ci si ritrova molto caricati in avanti e nei cambi di peso, la sella imbottita… comoda sul dritto, per carità, ma fa faticare a uscire col corpo e buttare giù il peso… poi, da fermo, tocco con un piede solo…

–          Questo però è un fatto di abitudine. Ovviamente, come giustamente dicevi, questo è un tipo di moto diverso dalla tua, con una sua posizione di guida che bisogna imparare. Certo, non tocchi come con l’altra, ma questo pure è un fatto di abitudine. T’assicuro che i piloti, anche di enduro o cross, spesso sono la metà di te, dei barattoli che ti chiedi come facciano ad arrampicarsi sulla moto, ma che, una volta su, non li fermi neanche a fucilate… tutto s’impara.

Sembra riflettere sulle mie parole, mentre continua a rimirarsi la Hyperstrada che intanto si raffredda, placida, appoggiata al suo cavalletto.

Erompe dopo un breve silenzio

–          Forse il serbatoio è un po’ piccolo per i viaggi, soprattutto se si comincia a tirare… quanti litri sono?

–          Sedici!

Faccio io.

Sembra rifletterci, quando il rumore dello scarico di una moto che si avvicina attira la sua attenzione. Non sembra riconoscerlo, né ci riesco io d’altro canto.

Si gira a cercare l’origine del rumore e nota in lontananza una grossa sport tourer che, avvicinandosi, si dimostra essere una Honda VFR; il Roscio la guarda e poi, girandosi verso di me, dice:

–          Insomma: gustosissima la Hyperstrada, effettivamente per la città andrebbe benissimo e pure per le gitarelle e le uscite con gli amici. Non so bene se la bionda la troverebbe poi così comoda… o se io riuscirei a tenerla bene da fermo, con lei dietro.

Alzo le sopracciglia, penso: se questo non lo sai tu!

Prosegue

–          Insomma hai ragione sul fatto che è un limite mio, quello della postura. La moto fa quello che promette, diciamo: ha un sacco di elettronica che funziona bene, la ciclistica è buona, il motore è bello corposo, i freni vanno bene, però… ecco… però alla fine mi sa che non va poi così bene per la parte, diciamo familiare… Un viaggio di cinque o seicento chilometri non so se ce lo farei, né tantomeno se riuscirei a convincere la bionda a salirci. Forse, una cosa un po’ meno “essenziale”… sempre potente, ma più comoda per il passeggero e, magari, pure con una posizione più tradizionale… più simile ad una sportiva… tipo quella che è passata prima!

–          Dici la VFR?

–          Sì. Certo, forse quella è una motona, ma sembrava comunque agile, hai visto lì, sul cambio direzione…

–          Ma è tutt’altra moto. Non c’entra niente!!!

–          Si, lo so… L’Hyperstrada m’è piaciuta tantissimo, ma se penso di usarla con la bionda per andare, che so, a casa in Toscana, la immagino tesa e rigida… la bionda, dico… che si lamenta della sella dritta e poco imbottita, per i suoi standard… diciamo che mi piace da morire, ma me la farei se fossi single, ecco…

–          Capisco… Quindi?

–          Quindi adesso che c’ho preso gusto, ti fai dare anche un’Honda VFR?

Mi guarda con gli occhi di bambino a cui non si riesce a dir di no, anche se d’infantile, il rosso uomo fatto che sta davanti a me con gli occhi sgranati, non ha ormai più nulla.

–          Eccerto magari pure col DCT la vuole lui…

Dico sarcastico. Lui si fa serio, si drizza bene e risponde :

–          No, no… va benissimo pure quella normale, anzi preferisco… però la voglio blu come quella che è passata prima!!!

<continua>

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