Prova Aprilia RS 660 È la media che mancava?

In sella a una delle moto di Noale più attese  di sempre. 100 cv e 169 kg a secco per una moto che ridefinisce il segmento delle sportive stradali di media cilindrata. È una media vera con una ciclistica eccellente e un motore che sorprende

RIDE

È stato un test molto particolare, ve lo dico subito. Perché il cielo ha deciso che proprio il giorno in cui era previsto il mio slot di prova avrebbe rovesciato tonnellate d’acqua sul Veneto e sulla zona dell’altopiano di Asiago, teatro della potenziale prova. Ecco perché ho sfidato tutor e autovelox per arrivare prima al  luogo dell’evento e provare in fretta e furia – ma all’asciutto – la nuova Aprilia RS 660. Troppo importante questo nuovo modello per perdersi l’occasione, troppo bella la strada per girarci solo sul bagnato. La premessa è che i circa 60 km di prova sono comunque significativi perché c’erano più curve e tornanti che rettilinei, quindi sono andato sul terreno di caccia perfetto per una moto come la Aprilia RS 660.

LIGHTWEIGHT

Leggera è leggera, non solo con i numeri ma anche nella guida. Bravi in Aprilia a cercare di limare al massimo il peso, perché alla fine con cavalli e coppia acceleri, ma se togli i kg acceleri uguale e poi freni e curvi meglio. I kg in meno “lavorano” sempre, in ogni fase della guida.

SPORTIVA STRADALE

Aprilia RS 660

Che moto è la  Aprilia RS 660? È una sportiva stradale d’eccellenza. La prima associazione che mi viene in mente è la CBR600F degli anni 90. 100 cv circa, equilibrata, centratissima per la strada e andava forte anche in pista. In sella (a 820 mm) ci stai bene, (ma non è una moto da giganti), la moto è compatta, snellissima nella zona di passaggio delle gambe (e tocchi bene a terra), con manubri ben posizionati e pedane che a mio parere sono appena avanzate. Una posizione che unitamente alla leggerezza intrinseca non impone una guida di corpo perché l’Aprilia la guidi con naturalezza, senza impegno fisico e mentale.

MOTORE DI CARATTERE

Il concept della Aprilia RS 660 parte proprio da queste premesse. Abbiamo capito come mai Aprilia non abbia voluto salire troppo di cilindrata, ma da questo motore a Noale hanno davvero tirato fuori il massimo. È un motore senza dubbio sportivo, lo capisci da come spinge agli alti, ma è anche fluido, utilizzabile ed elastico. Scende quasi a 2.000 giri in sesta e riprende senza mai andare in affanno. La prima parte del contagiri la scala in modo progressivo ma certo non burrascoso. Poi l’erogazione prende corpo (da 4.000) e il twin Aprilia sale di regime regolare e cambia passo in modo importante attorno ai 7.500 giri, con una spinta che cresce progressiva, coinvolgente fino agli 11.500 del limitatore senza cali o appiattimenti, mostrando un carattere agli alti regimi che non è usuale per un bicilindrico di  questa cilindrata.

BEN CALIBRATO

Aprilia RS 660 in azione

Tutto accompagnato da vibrazioni poco evidenti (solo pedane ma ad alti regimi) e da un cambio elettronico rapido e non iperveloce (c’è chi fa meglio, ma occorre salire di cilindrata) ma che funziona molto bene sia in salita sia in scalata. La calibrazione del motore è centrata, il Ride By Wire funziona molto bene, con una prima apertura morbida, gestibile e una bella prontezza di risposta nella zona calda del contagiri. Le due mappature alla fine sono abbastanza simili: la Dynamic è un po’ più pronta ma onestamente non cambia la vita.

CICLISTICA DA URLO

Conquista la ciclistica, perfettamente centrata per lo scopo che si prefigge. Percepisci che la moto è corta, rigida strutturalmente, ma le sospensioni copiano, scorrono e sostengono. Perfette su strada, hanno margine per andare verso il rigido se richiesto. La frizione è un burro, il freno anteriore perfetto per rapporto tra pressione esercitata e potenza frenante ricevuta. Il posteriore, invece, mi è parso un po’ spugnoso e con un ABS (a livello 3, si può scendere ma non ho avuto tempo di farlo) un pelo invasivo.

IL BELLO DELLA LEGGEREZZA

Aprilia RS 660 in azione

Una media che si guida come una piccola, perché la Aprilia RS 660 davvero non mette mai in difficoltà, è agile ma “cremosa” nell’eseguire i comandi, appoggiata sulle eccellenti Pirelli Diablo Rosso Corsa II che ne esaltano le doti ciclistiche. Pensi di andare in curva ed è già lì, poi percorre precisa, la metti dove vuoi ma la sposti altrettanto rapidamente se volessi cambiare traiettoria all’improvviso. Senza mai dare un cenno di nervosismo. Anche se il motore è tutt’altro che pigro ai medi e porta fuori dalle curve a mezzo gas senza dovergli tirare il collo a tutti i costi, la scorrevolezza è tutto, scorrevolezza che la Aprilia RS 660 invoglia a perseguire, regalando una grande sensazione di appoggio e mettendo in mano un manubrio solidissimo.

BUONA LA PRIMA

Posso dire che per questa nuova piattaforma Aprilia è “buona la prima”: la RS 660, infatti, è la prima esponente di una nuova famiglia. Probabilmente quella meno semplice da spiegare al pubblico, perché si inserisce in un mercato particolare e perché la Tuono (forse ancora più attesa di) e la nuova Enduro (Tuareg?) di cui abbiamo intravisto le forme lo scorso EICMA sono già in dirittura di arrivo, con potenziali di numeri di vendita molto alti. Ma la RS 660 ha rotto il ghiaccio e lo ha fatto alla grande. In pista? Come detto i tempi che girano sembrano essere sorprendenti, al punto che qualcuno starebbe già pensando a organizzare un trofeo. A questo punto non vedo l’ora di provarla. E quasi quasi torno a fare la licenza…