Prova Aprilia Dorsoduro 900 e Shiver 900

17 giugno 2017 - 19:06

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Con Aprilia Dorsoduro e Shiver il bicilindrico a V di 90° cresce di cilindrata fino a 900 cc grazie all’allungamento della corsa da 56,4 a 67,4 mm, a fronte dell’alesaggio invariato a 92 mm. La potenza tocca quota 95,2 cv a 8.750 giri/min, mentre la coppia ancora più significativamente passa da 82 a 90 Nm, con un rafforzamento costante lungo tutto l’arco di erogazione. Nuovo il circuito di lubrificazione, per un motore ora omologato Euro 4 e proposto anche in versione depotenziata a 35 kW per i titolari di patente A2.
TRE MAPPATURE

La nuova centralina elettronica Marelli 7SM si interfaccia con il Ride By Wire completamente rivisto, ora a “joystick” come quello utilizzato sulla RSV4, con le componenti principali tutte integrate nella manopola e l’insieme più leggero di 550 grammi. Confermata la possibilità di scegliere fra tre modalità di guida: Sport, Touring e Rain; altrettanti i livelli di intervento del rinnovato controllo di trazione, escludibile. L’ABS è Continental a due canali, mentre la strumentazione digitale con pannello TFT a colori permette tra le altre funzioni di accedere all’Aprilia Multimedia Platform opzionale di collegamento dello smartphone alla moto.

CERCHI ALLEGGERITI

Il telaio, incentrato su una struttura mista, è la combinazione tra la parte superiore a traliccio in tubi di acciaio e quella centrale-inferiore con piastre in lega di alluminio; interessante la riduzione di peso per i cerchi a tre razze sdoppiate: oltre 2 kg in meno, un dato che dovrebbe tradursi nel significativo aumento della maneggevolezza. Anche la strumentazione è nuova e in comune con le due V4 di Casa Aprilia

PERSONALIZZARLA? SI GRAZIE
L’impianto frenante monta pinze radiali a 4 pistoncini e dischi di 320 mm davanti, mentre dietro il disco è di 240 mm. Ricca la gamma di accessori originali, che include componenti in fibra di carbonio e in alluminio ricavati dal pieno, nonché accessori a vocazione turistica come la sella comfort e le borse laterali. Prezzi? Shiver a 8.340 euro e Dorsoduro a 9.490 euro.

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RIDE
È inutile perdersi in giri di parole, in Aprilia le moto le sanno fare bene. Non hanno perso il gusto di creare ciclistiche svelte e stabili, con personalità precise, con una bella passione per le curve e i tornanti stretti, senza però perdere di vista la stabilità sul veloce.
STESSO MOTORE, DUE CICLISTICHE

Il motore è condiviso dai due modelli: nello specifico la Dorsoduro ha un dente in meno di pignone per essere più “pronta” e reattiva nelle prime aperture di gas e perché in fondo non è la velocità massima il dato più interessante di questo modello. I cambiamenti partono dal telaio: non una semplice variazione di piastre della forcella ma una diversa inclinazione del cannotto di sterzo che determina, assieme alle sospensioni regolabili e al forcellone, una ciclistica più svelta o più stabile, con un baricentro alto o vicino all’asfalto.
BICILINDRICO “ELETTRICO”
Il bicilindrico Aprilia è un caposaldo di questa categoria di motori. Perché suona bene, scoppietta ogni tanto in rilascio, vibra poco e raggiunge con facilità gli oltre 9.000 giri indicati. Spinge meglio in alto che ai regimi medio bassi, ha tre mappature – non sono una novità del 2017 – che sono in grado di assecondare le esigenze di chi guida anche con l’aiuto di un traction control su tre livelli che lavora bene.
L’intervento è chiaro: in caso di perdita di grip della ruota posteriore la centralina interviene parzializzando l’apertura delle ghigliottine dei corpi farfallati, in modo deciso e quasi eccessivo se il sistema è impostato al livello massimo, quasi impercettibile sul livello 1.

IL MEGLIO OLTRE I 4.500

La rapportatura più corta della Dorsoduro colma in parte l’erogazione fin troppo piatta del motore. Nonostante sia un bicilindrico ormai di cubatura consistente anche la prima apertura del gas risulta morbida: manca a mio avviso un pizzico di carattere, di spinta decisa per essere proiettati con decisione fuori dalle curve. Dopo i 4.500 giri indicati la musica cambia decisamente, accompagnata da un suono più gutturale dello scarico e un allungo deciso che ribadisce quale sia la cilindrata in questione.
SELLE DIVERSE 
La scelta di acquistare il bicilindrico italiano vestito da motard o da naked moderna è chiaramente personale e figlio di un preciso stile di guida. Shiver e Dorsoduro sono molto diverse a partire dall’altezza della sella, più bassa e comodo la prima, in modo da ottenere un miglior inserimento nella moto; più alta e dominante la seconda, ma con limiti oggettivi quali il contatto difficile dei piedi a terra e una seduta decisamente dura.
SOSPENSIONI DEDICATE
Anche forcella e monoammortizzatore nascono per ciascun modello. Non sono intercambiabili benché regolabili e hanno lunghezze di interasse diverse, maggiori nella Dorsoduro che ha un passo e un angolo di sterzata superiori rispetto alla Shiver.
Il setup delle due moto piace, perché comodo alle basse velocità e rigoroso andando di buon passo; pochi trasferimenti di carico in accelerazione e frenata, bella direzionalità anche impostando le curve con i freni in mano. Cerco il pelo nell’uovo sapendo di trovare negli amici di Aprilia terreno fertile e attenzione alle piccole critiche. A mio avviso la forcella della Dorsoduro meriterebbe un poco di scorrevolezza in più nella prima parte della corsa, quando l’asfalto non è perfettamente levigato, e il monoammortizzatore un giro in meno di precarica della molla: basterebbe a rendere la moto più comoda nel quotidiano urbano, dove ci si deve confrontare con tombini, rotaie e asfalti non in perfetto ordine, senza perdere nulla quando si cerca la percorrenza di curva e l’avantreno che scava l’asfalto.

IN MEDIO STAT VIRTUS

Definire oggi una moto da 900 cc “media” fa sorridere: purtroppo la Euro4 ci sta insegnando che per non sacrificare e soffocare i cavalli bisogna crescere di cilindrata. Questa nuova edizione del bicilindrico Aprilia dimostra di essere la scelta più equilibrata tra la prima versione da 750 cc (ora scomparsa) e i 1.200 cc della grande Dorsoduro. 95 cavalli non sono pochi su strada, ma servono per far divertire, lasciando la mente libera di pensare solo a traiettorie e frenate, dedicandosi anche ai panorami.

POCHE CRITICHE 

A fronte di una valutazione globale più che positiva, a partire dalla posizione in sella che convince su entrambi i modelli, segnalo la leva del freno un po’ distante, anche se regolabile – ma sono stato l’unico a evidenziarlo -, il comando della frizione duro da azionare e i blocchetti elettrici troppo economici rispetto al valore del progetto Aprilia 900.

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