Veni, vidi, vici

Sébastien Loeb e Peugeot 208 T16 PP conquistano la Pikes Peak sbriciolando il record della cronoscalata americana. Ecco l’analisi della preparazione all’evento, della gara e della vettura. Un “giocattolo” da 875 kg e 875 cv in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 1,8”…

Li hanno massacrati. Tutti. Senza concedere nulla. Senza sbavature. Senza tradire la minima esitazione. Riscrivendo la storia della Pikes Peak e facendo registrare un tempo strepitoso, destinato a resistere negli anni. Sébastien Loeb e la 208 T16 Pikes Peak hanno conquistato la più celebre cronoscalata del Mondo.

La gara Pikes Peak, Colorado. La più celebre cronoscalata del mondo: lunga 19,9 km, forte di 156 curve, con il traguardo a 4.300 m di quota. Uno spettacolo che trascende la competizione evocando i grandi raduni motoristici di Daytona e Indianapolis. Veloce, in alcuni tratti velocissima (oltre 240 km/h), la Pikes Peak, giunta alla 91esima edizione, è caratterizzata da una carreggiata ampia che, nella parte centrale e terminale, si dipana in una nutrita serie di tornanti e passaggi a picco sul vuoto. Terminata la vegetazione, la strada corre verso le nuvole ricca di gibbosità e priva di barriere laterali. L’hill climb americana deve gran parte della propria fama al fondo sterrato, mantenuto (almeno parzialmente) sino al 2012, anno della definitiva asfaltatura, e ai prototipi monstre che tradizionalmente vi prendono parte. Cambiamento, quello di superficie, che ne ha incrinato fascino e spettacolarità, ma che al tempo stesso ha portato allo sviluppo di vetture più professionali e performanti.

La cronaca Peugeot Sport e il nove volte campione del Mondo rally Sébastien Loeb avevano tutto da perdere. Sin dalla presentazione del progetto Pikes Peak erano considerati, non a torto, i favoriti. Nonostante il pilota francese fosse un rookie (debuttante), nonostante la vettura costituisse un progetto totalmente nuovo, l’attenzione era tutta per loro. Dopo i test pregara al Mont Ventoux (Francia), caratterizzato da una sede stradale simile a Pikes Peak sebbene a quote decisamente inferiori (1.910 m slm), e in seguito alle prime prove oltreoceano, il dubbio non era se Loeb e la 208 potessero vincere; bensì di quanti secondi sarebbero riusciti ad abbassare il record della competizione fatto registrare l'anno scorso dal neozelandese Rhys Millen, specialista dei rallycross, a bordo di un prototipo su base Hyundai Genesis Coupe. Verrebbe da dire… tutto secondo copione. Al di là di voci non confermate riguardo a noie elettriche alla 208 prima della partenza, nulla ha potuto turbare l’alsaziano. Né la quota, sconfitta grazie a una bomboletta d’ossigeno in abitacolo che ne facilitava la respirazione, né le nubi incombenti che, nel dopogara, hanno portato pioggia e grandine al traguardo.

Freddo e concentrato come non mai, Loeb ha guidato assecondando il proprio stile pulito, senza scomporre la vettura in frenata e controllando qualsiasi accenno di sovrasterzo in uscita di curva, evitando accuratamente rischi o tagli controproducenti. «Alla partenza ho avvertito una tensione davvero particolare perché questa salita rappresentava il culmine di otto mesi di lavoro per tutta l’equipe Peugeot Sport e per i nostri partner Red Bull, Total e Michelin – ha dichiarato Seb – Esitavo ad attaccare a fondo o a fare il tempo ma, una volta partito, non ho potuto fare a meno di andare al limite di questa vettura fantastica». In tutta onestà, osservando in diretta streaming (la peggiore mai trasmessa nella storia dell’automobilismo!) la salita della 208 T16, il 9 volte campione del Mondo non è sembrato rischiare nulla, bensì sfruttare senza sbavature l’enorme potenziale del prototipo francese.  

 

Il record 8’13’’878 a quasi 141 km/h di media (87,471 mph). Loeb e 208 T16 Pikes Peak hanno letteralmente sbriciolato il primato precedente (9’46’’164), appartenente al citato Rhys Millen. Questi, nuovamente al via al volante di un prototipo su base Hyundai Genesis Coupe, ha chiuso in seconda posizione con il tempo di 9’02”192. Sul gradino più basso del podio è salito il francese Jean-Philippe Dayrault (9’42”740) su di un proto Mini affetto da problemi ai freni. Loeb ha dominato tanto nella categoria Unlimited, purtroppo orfana dello specialista Nobuhiro “monster” Tajima, vincitore di classe dal 2006 al 2011 e quest’anno quinto assoluto al volante di un prototipo elettrico, quanto in classifica generale, impensierito unicamente dalla lunghissima e snervante attesa della partenza (a 2.860 m slm), dovuta alle frequenti interruzioni per le cadute dei motociclisti in gara prima delle auto. Il successo di 208 T16 Pikes Peak si aggiunge alle vittorie ottenute in Colorado da Peugeot con 405 T16 nel 1988, con Ari Vatanen, e nel 1989, con Robby Unser.

La vettura 208 di nome, non di fatto. La T16 Pikes Peak è un vero e proprio prototipo realizzato appositamente per conquistare la cronoscalata americana. La carrozzeria è in carbonio, così come l’imponente alettone, derivato dalla 908 HDi FAP che ha vinto la 24 Ore di Le Mans, il sottoscocca e l’estrattore. Componenti volti a garantire il massimo carico aerodinamico: fondamentali alla luce della velocità massima di 240 km/h. Pesa 875 kg. Ed eroga 875 cv. Ergo, il rapporto peso/potenza è pari a 1 kg/cv. Impressionante.

La categoria Unlimited della Pikes Peak, del resto, non pone alcun tipo di vincolo regolamentare. Terra vergine per ingegneri che vogliano osare. E sfidare la carenza d’ossigeno connaturata all’alta quota. 208 T16 PP è mossa da un V6 3.2 24V biturbo di derivazione endurance, collocato in posizione centrale come sui Gruppi B degli anni ’80 e caratterizzato da un angolo di 60° tra le bancate. Eroga 875 cv e 90 kgm di coppia, raggiungendo un regime massimo di 7.800 giri/min e consentendo alla vettura di scattare da 0 a 100 km/h in 1,8”, traguardando i 200 km/h in 4,8” e i 240 km/h in 7”.

Il telaio è tubolare in acciaio, la trazione integrale. La trasmissione consta di un cambio sequenziale a 6 rapporti mediante levette al volante. Sospensioni a doppio triangolo sovrapposto con ammortizzatori a gas pluriregolabili completano la dotazione tecnica. Tanto la presa d’aria che alimenta il motore quanto l’impianto frenante derivano dalla prima generazione del prototipo endurance 908 HDi FAP. Freni, nel dettaglio, forti di dischi anteriori in carbonio da 380 mm di diametro e posteriori autoventilanti da 355 mm sui quali agiscono pinze monoblocco. Ai cerchi in magnesio sono abbinati pneumatici Michelin specifici. Il serbatoio contiene 40 litri di carburante.

Il film “Climb dance” di Jean-Louis Mourey, dedicato alla vittoria di Ari Vatanen alla Pikes Peak del 1988 al volante di Peugeot 405 T16. A quei tempi il percorso era sterrato.

 

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