Yamaha Super Ténéré Worldcrosser – Day 2

Continua la nostra avventura spagnola in terra alla maxi enduro Yamaha. Che con opportuni interventi su forcella e monoammortizzatore stupisce per efficacia…

Day 2- 14 marzo Rodalquilar – Velez Blanco (225 km rilevati con GPS) – consumo medio 5.6 litri/100 kmBramavo la MatGray, ma a dirla tutta credo che rinuncerò: in fondo mi sono affezionato alla mia Diamond Black e non vorrei che si offendesse se a metà del tour la abbandonassi per un’altra. Del resto se al primo appuntamento c’è intesa, il secondo non può che essere una strada in discesa: così è accaduto con la Worldcrosser che mi accompagnerà fino al termine di questa tre giorni. Questa sera posso dire con piacere che qualcosa tra noi due è scattato: un po’ sicuramente dipendeva dalla mia ruggine invernale, un po’ dal fatto che la SuperTénéré ha bisogno di acclimatarsi… o meglio di essere correttamente regolata per dare il meglio di sé.Il percorso di oggi, votato in buona misura all’off-road, mette subito in chiaro che le scelte di Yamaha sono azzeccate. La milledue che tanto ci aveva convinto inizia a soddisfare la nostra fame di polvere, perché le Pirelli Scorpion Rally si stanno comportando molto bene e anche su strada nel tortuoso percorso della Vuelta Spagnola – è come il nostro giro d’Italia – affrontiamo un budello di 100 e forse più curve che ci porta rapidamente a 1.800 metri sul livello del mare. Gli pneumatici tengono e i tasselloni non flettono, resistono al carico maxi anche a moto molto piegata, al punto da toccare con gli stivali. La struttura della carcassa funziona bene: non si sente nemmeno il classico ondeggiamento che caratterizza questa tipologia di gomme quando sono montate su questi panzer da turismo.Panorami completamente diversi ci accompagnano oggi. I primi chilometri sono caratterizzati da grandi distese coltivate in piena fibrillazione: è il momento della semina e in questa zona la maturazione dei pomodori – ad esempio – avviene per ben quattro volte nell’arco dell’anno. È una zona climaticamente favorevole, caratterizzata da immense serre che si perdono all’orizzonte. Il clima mite ci riporta – basta osservare le costruzioni, che scivolano accanto al nostro passaggio – al Messico raccontato nei film del secolo scorso: piccoli gruppi di edifici in pietra a vista fanno da punta di raccolta dei contadini locali. Agave, cavolfiori di tutte le fogge e distese di alberi da frutto in fiore sono il panorama di oggi. Ci siamo infilati nuovamente nel greto dei fiumi in secca, abbiamo tagliato da sud a nord una terra poco abitata ma i colori caldi della primavera sono stati l’elemento predominante di questi 225 chilometri.Cos’è cambiato da ieri? Onestamente più di quanto pensassi. Confermo che la Worldcrosser non è una moto facile da condurre in fuoristrada, ma più passano i chilometri più ci si adatta al suo modo di essere e meglio ci si trova anche nelle condizioni difficili. Dovendo scegliere la vorrei quasi esclusivamente per i tratti veloci da fare a manetta, ma è altrettanto vero che se, il suo peso e la lunghezza le impongono movimenti misurati a bassa velocità, è il motore a fare la differenza. Il bicilindrico fasato a 270° è in grado di girare anche a poco più di mille giri e con delle ritmiche pistonate –tam, tam, tam –riesce a garantire una trazione sorprendente anche a velocità prossime allo zero. Si sente il tassello della ruota posteriore mordere con forza anche la più piccola asperità che si trasforma in appiglio sicuro per arrivare in cima alle salite.Per rendere ancora più efficace l’azione del motore sotto suggerimento di Francesco, che nuovamente ringrazio, libero completamente il precarico della molla del mono-ammortizzatore regolato per reggere due passeggeri a bordo e bagagli da trasferta estiva. Il risultato è sorprendente: consiglio di provare anche sulle normali moto da enduro/turismo se si affronta a passo di danza qualche sterrato.Confermo che anche oggi ho utilizzato la mappa T, più morbida e dolce soprattutto nella prima apertura del gas, in grado di tirarti fuori dalle difficoltà se sprofondi con la ruota posteriore in una buca piena di ghiaia, se desideri guidare avendo il contatto diretto tra acceleratore e ruota posteriore. Unico difetto che segnalo è il progressivo distaccamento delle protezioni morbide sui lati del serbatoio, nella zona delle gambe. Il neoprene non regge lo stress da contatto.Gli ultimi chilometri della giornata sono di veloce asfalto della superstrada che ci porta a Vèlez Blanco, una piccola cittadina dominata da una splendida rocca affacciata su una valle molto USA. Domani ci attende l’ultima tappa di 200 km che ci porterà nuovamente ad Almeria con un’equa ripartizione di asfalto e terra. Mangeremo tonnellate di polvere, nel frattempo rifletto sulla sorprendente Worldcrosser… A domani. http://youtu.be/FCxjHA3hHSE