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Highest Alpine Bike Meeting, ritorno alle origini

Quando i compagni di pedale sono in vacanza, le uscite perdono quella patina di routine e diventano più creative... Come partire per il Piemonte e scalare un colle a 3000 metri, con la bicicletta che usavo negli Anni '90.

Pubblicato mercoledì 17 agosto 2016 · da

Le gambe gonfie, il respiro affrettato, le labbra secche. E quel maledetto rumore proveniente dal mozzo posteriore, che sin dalla prima pedalata giù a Bardonecchia mi aveva accompagnato con fastidio e apprensione fin sotto il Colle del Sommeiller. Mentre affrontavo le ultime centinaia di metri di quel tormentato sentiero zeppo di pietre, in mezzo a uno scenario più consono al Mare della Tranquillità che all’alta Val di Susa, in testa mi giravano in loop le immagini di Joe Breeze, Charlie Cunningham, Gary Fisher, Wende Cragg (con i suoi calzettoni da basket) e gli altri fricchettoni da cui tutto ebbe inizio, in cima al Pearl Pass. Era la fine degli Anni ’70, le loro biciclette “clunker” pesavano 20 chili e avevano una manciata di rapporti (tre, quando andava bene): ciononostante quei ragazzi salivano ai 12.700 ft (3.800 metri!) del passo che separa Crested Butte da Aspen, nelle Rocky Mountain. Erano passati quasi 40 anni e, in sella a una storica bici in raffinato acciaio che ne aveva 20, avevo appena superato l’ultimo tornante che separava il mio sguardo dall’ampia conca che mette in comunicazione Italia e Francia. Quota 3.000 metri slm.

Sommeiller_77Che emozione! La fatica, il paesaggio, il traguardo, il the caldo e la crostata di albicocche… Un quarto d’ora per riposare le gambe e mangiare mezzo panino sulla riva del laghetto glaciale intorno al quale resisteva ancora qualche chiazza di neve. A Nord-Est lo sguardo abbraccia diverse quinte di vette, per lo più transalpine; alla mia destra trecento metri sopra il laghetto, la cima della piramide del Sommeiller; alle mie spalle, a Sud-Ovest, le vette della Val di Susa e in lontananza, la cima mozzata dello Chaberton. Dopo aver nutrito lo spirito e riempito i polmoni sono tornato al gazebo del ristoro per riscuotere la meritata ricompensa, sotto forma di timbro di “obiettivo raggiunto”. Mi sono infilato una mantellina leggera (stranamente non c’era quasi vento), mi sono messo in sella e ho dato una carezza alla mia Ferremi. Per lei il calvario doveva ancora cominciare: scendere di 850 metri in 11 km di roccia e sassi fino a ricondurmi al rifugio Scarfiotti. Compito non da poco per gli 80 mm della SID XC, i V-brake e le Mavic Crossmax primo modello (tutti molto lontani dai fasti di un tempo), ma assistite dalle uniche componenti moderne della bicicletta (insieme alla sella e al Polar), ossia le ottime Vittoria Barzo da 2,1″.
Il rumore del mozzo era sparito, sommerso dal clangore della trasmissione, con la catena che batteva senza sosta fodero e deragliatore. Qualche decina di metri di inspiegabili rappezzi di vecchio asfalto davano un po’ di tregua, consentendo di appoggiare per qualche secondo il sedere. Discesa dura. Lasciavo correre la bici, infilando le ruota lungo una linea ideale disegnata fra le pietre. Tornante, rilancio e via di nuovo, decine di volte, guidando leggero e cercando di evitare gli spigoli vivi delle rocce conficcate nel sentiero.

Sommelier_012È incredibile come sia sempre la discesa a farti capire quanto sia stata lunga la salita… Mentre lasciavo che fosse la forza di gravità a faticare per me, mi meravigliavo di quanta strada avessi percorso in senso contrario. Dopo 35 minuti di vibrazioni, qualche escursionista e un pugno di biker, eccomi al rifugio Scarfiotti. Ad aspettarmi un’abbondante porzione di polenta concia e i tre colpevoli del colpo di testa che mi aveva portato a svegliarmi alle cinque e mezza, caricare in macchina la Ferremi e fare rotta verso Bardonecchia. Tutto aveva preso forma qualche giorno prima: leggendo la nostra rubrica “RED Weekend“, ero stato infatti attratto da un evento, l’Highest Alpine Bike Meeting. Un raduno di biker ai 3.000 metri del Colle del Sommeiller, da raggiungere con una scalata di 26 km e 1700 metri di dislivello, partendo da Bardonecchia. Wow! Mi sembra una di quelle avventure dei “padri fondatori”, un po’ eroiche, un po’ goliardiche, molto faticose. Devo andare – mi sono detto -, ma lo faccio con la Ferremi… Mi sembrava il modo migliore per calarmi nello spirito di cui avevo ammantato l’evento.

Sommelier_024È bastata una telefonata al numero riportato sulla locandina, ho spiegato che ci sarebbe piaciuto raccontare la manifestazione e l’invito è arrivato al volo, caldo e gustoso. Come la polenta che stavo mangiando seduto ai tavoloni di legno fuori dal rifugio, mentre il sole completava l’opera cominciata tre ore prima quando, terminata l’ascesa che da Bardonecchia si snoda nei boschi fino a Rochemolle, l’asfalto aveva lasciato il posto allo sterrato e le conifere si diradavano, smettendo di farmi ombra. Da lì, dopo un primo strappo, la salita era proseguita con pendenza modesta, ma costante, fino al bacino artificiale di Rochemolle, che avevo costeggiato riposando le gambe e la vista, grazie al blu delle sue acque e al verde delle ripide pareti che lo contengono sul lato Nord. Dal decimo al quindicesimo chilometro si guadagnano solo duecento metri di dislivello, ma con un secondo strappo sul finire, lungo il corso del torrente che scende dalle vette e alimenta il lago, fino a raggiungere lo Scarfiotti. In realtà lo avevo lasciato a sinistra per cominciare l’ascesa vera e propria che, in 11 chilometri di un paesaggio sempre più lunare, mi aveva portato al Colle del Sommeiller. Una prima serie di 16 tornanti mi avevano condotto al Pian dei Morti, che ho attraversato rifiatando prima di portarmi sul fianco della Rognosa d’Etiache, dove ne ho percorsi altri 14 prima di raggiungere la meta.

Sommelier_038Fra un boccone di polenta e un sorso di acqua ripercorrevo i momenti più belli appena vissuti, mentre Roberto Comino, Dario Didero e Sergio Gallicet – cuori e motore dell’HABM -, mi raccontavano di come erano riusciti a organizzare questa prima edizione di un evento che è parte di un progetto più ampio (fatto anche di trail running ed escursioni) per far vivere la montagna anche quando sci e scarponi riposano in cantina. Erano riusciti a ottenere dall’amministrazione la chiusura dell’ultimo tratto di strada, quello che avevo appena disceso e che dallo Scarfiotti porta al Colle, solitamente transitabile anche dai mezzi a motore (fuoristrada e motociclette) per permettere ai partecipanti di salire godendo della natura aspra e selvaggia dell’alta quota. Erano soddisfatti dell’edizione numero uno, o “zero”, come la definiscono loro, che nonostante una limitata promozione, una pagina fb aperta solo poco tempo prima e la neve che fino alla settimana precedente impediva l’arrivo in cima, ha visto una trentina di partenti, compresa una coppia in tandem, reduce dalla Dolomiti Superbike…

Sommelier_069Sul finire della lunga siesta la conferma che anche il prossimo anno il raduno si farà, ma anche la domanda che temevo: “Ci sarai ancora, vero?…” Me la sono cavata con un laconico “Mi piacerebbe molto, compatibilmente con gli altri impegni di redazione…“, ma in realtà, mentre scendevo, il cervello elaborava ragionamenti un po’ avversi alla fatica prolungata e, quindi, non era forse quello il frangente più opportuno per pensare di ricominciare, nonostante la polenta filante.
Il momento era di quelli che vorresti dilatare, ma ero solo a metà strada e a due ore abbondanti di autostrada da casa. Saluti, strette di mano e di nuovo in sella. I chilometri successivi veloci e scorrevoli. Mentre pedalavo la prospettiva offerta dalla discesa mi svelava panorami nuovi sulla valle lunga e stretta, in fondo alla quale scorgevo i tetti di Bardonecchia. Dopo quaranta minuti di frullate e curve veloci ero tornato dove l’avventura era cominciata. La Ferremi era coperta da una patina di polvere che la rendeva ancora più bella. I pattini erano consumati, il mozzo posteriore aveva preso gioco e un raggio si era rotto, ma erano i segni del divertimento. Era evidente che era contenta di questa giornata, e io con lei. L’ho pulita con uno straccio e caricata in auto: mi sono cambiato, seduto al volante e siamo partiti. Alla radio il Boss cantava i suoi Glory Days, ma erano quelli malinconici del passato. I nostri erano diversi, erano quelli, vividi, di oggi.

 

PS
La data dell’edizione 2017 dell’HABM è stata già decisa, sarà il 6 agosto. Nel frattempo, i cattivi pensieri si sono diradati e, con buona probabilità, sarò di nuovo in cima al colle. Probabilmente con un’altra bici e con un altro spirito, forse in compagnia di qualche collega di RED…

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