La Fausto Coppi Generali 2026, un successo da 2.700 iscritti

La 37° edizione della granfondo cuneese è stata un successo grazie al numero di partecipanti, all'organizzazione impeccabile e alle strade leggendarie. Ve la racconto dalla sella

Ci sono strade che raccontano storie. E storie che sono diventate leggendaire. Imprese sportive rimaste nella memoria collettiva, indelebili come i loro protagonisti. La Fausto Coppi Generali, che ha celebrato domenica 28 giugno la sua 37° edizione, attraversa luoghi dove natura e mito convivono. Come il Colle Fauniera, il punto più alto del percorso, che impone 22 chilometri di interminabile ascesa, costellata di pendenze spietate ma immersa in scenario alpino selvaggio, puro, incontaminato.

Per il secondo anno ho avuto la fortuna di ammirare Piazza Galimberti, il salotto buono di Cuneo: di primissima mattina la luce lambisce le facciate dei palazzi d’epoca mentre mi preparo ad affrontare la Fausto Coppi Generali da concorrente. In una giornata già calda alle 6.30, condivido l’emozione della griglia di partenza con altri 2.204 ciclisti, in rappresentanza di 33 nazioni. Tutti pronti a scattare per affrontare uno dei due percorsi, Medio o Lungo, e una delle manifestazioni amatoriali più importanti del panorama italiano e internazionale.

Il Lungo: 172 km e 4.300 metri di dislivello positivo

A chi ha avuto l’ardire di affrontare il percorso lungo si spalancano davanti 172 chilometri e 4.300 metri di dislivello, con tre Gran premi della montagna, due dei quali oltre 2.000 metri di quota. Insolitamente, anche rispetto ad altre competizioni come questa, la scelta tra percorso lungo e medio va presa subito, 1.500 metri dopo la partenza: non c’è tempo per capire se sia la giornata giusto e convenga rischiare il Lungo o sia meglio concentrarsi sul Medio… Chi svolta a destra affronterà una vera e propria maratona sui pedali. Dopo i primi 20 km di pianura il gruppo affronta la Colletta di Rossa che porta in Valle Varaita, da cui i concorrenti attaccano la lunga salita del Colle di Sampeyre, 16 km di ascesa. Il percorso poi scende verso la Valle Maira, affronta un tratto pianeggiante e svolta a sinistra verso Colle Fauniera, passando dal Colle d’Esischie (21,4 km), punto di incontro con l’itinerario del Medio. La discesa verso Demonte in Valle Stura è lunga, con tanti punti critici a causa delle curve strette e del fondo stradale rovinato. Dopo un breve tratto di saliscendi veloci è il momento della salita di Madonna del Colletto, anche questa in comune con il percorso medio: 7,3 km con punte di pendenza del 13%. E poi via verso Cuneo.

Fabio Aru, uno dei migliori scalatori italiani degli ultimi decenni, insieme agli organizzatori prima della partenza.

Il Medio? Non è una passeggiata

E il medio? Io ho scelto i 111 km per 2.500 metri di dislivello, consapevole che per il mio peso di 73 kg il Colle Fauniera e l’ascesa di Madonna del Colletto fossero più che sufficienti… e non sbagliavo! Poco dopo la partenza svolto a sinistra insieme a circa metà dei partecipanti. Tengo le prime posizioni per i primi 20 chilometri, quelli pianeggianti che portano verso la Valle Grana. Davanti vige una insolita calma, forse grazie alle chiacchiere e all’atmosfera rilassata tra un campione del recente passato, Fabio Aru, vincitore di una Vuelta Espana e tra i più forti scalatori italiani degli ultimi decenni, e un aspirante campione, il professionista della Visma Lease a Bike Pietro Mattio, originario di queste zone. Vederli pedalare ricorda la differenza sostanziale tra professionisti (o ex) e comuni amatori: un abisso per facilità di pedalata e “motore”, quell’insieme di doti fisiche che fanno la differenza tra passione da weekend e carriera sportiva. Doti che sono emerse non appena il gruppo ha attaccato il Colle Fauniera. E io cercavo di capire quale fosse il ritmo giusto per sopravvivere alla lunghissima salita, che porta fino a quota 2.480 metri. Una salita spietata: i tratti meno ripidi appaiono come miraggi in un deserto di pendenze quasi sempre oltre il 10%, fino al 17% del chilometro più impegnativo, che sui segmenti Strava non a caso viene descritto come “Dritto della morte”. Per fortuna un ristoro a metà ascesa e uno in vetta permettono di riprendere fiato ed energie: cerco di bere il più possibile perché il sole picchia, anche se l’alta quota mitiga la temperatura dell’aria.

La discesa dal Fauniera è difficile ma emozionante per via del paesaggio alpino incontaminato.

Sempre vigili

La discesa è difficile, stretta, cattiva: non c’è un attimo di tregua, distrarsi significa cadere. I soldati del 2° Reggimento Alpini indicano ai concorrenti i punti più critici, mentre a terra la vernice fosforescente evidenzia le buche, da evitare perché altrimenti la foratura è certa, e una caduta più che possibile. Qualche punto è stato asfaltato di fresco ed è un gran bene, per i ciclisti e per le biciclette. Dopo la prima parte di discesa quasi a picco, la strada “respira” e le velocità aumentano, mentre il fondo valle si avvicina, la vegetazione riprende spazio e qualche casa punteggia la montagna, altrimenti disabitata. Raggiungo un piccolo gruppo e procediamo di buon accordo fino a Demonte in Valle Stura, dove la salita verso la Madonna del Colletto (1.304 metri di quota) spariglia le carte e impone a ciascuno il suo ritmo. Il mio è buono, quanto meno rispetto all’ascesa del Fauniera: in quest’ultima salita i tratti ripidi sono pochi e la lunghezza non supera i 7 chilometri, una sofferenza gestibile… C’è tempo anche per una rapidissima sosta all’ultimo ristoro prima di buttarsi in un’altra discesa, con la strada larga anche se sconnessa: con le mani sudate e senza guanti è fondamentale stringere bene le impugnature. Arrivo rapidamente in Valle Gesso, a Valdieri, e poi a Borgo San Dalmazzo. L’ultima parte del percorso è quasi del tutto pianeggiante e veloce, ed è per questo che essere un gruppo diventa fondamentale per non perdere minuti preziosi. Faccio squadra con altri 5-6 ciclisti, raggiungendo e superando altri piccoli gruppi. E taglio il traguardo con 4 ore e 24 minuti di gara, che rispetto allo scorso anno valgono un miglioramento di 9 minuti. I primi sono lontanissimi, Fabio Aru immagino abbia già fatto la doccia. Infatti quando arrivo in albergo lo vedo mentre carica la bici in macchina… Ma la soddisfazione di aver concluso la mia seconda Fausto Coppi Generali è grande.

Gli ultimi metri prima del traguardo di Piazza Galimberti, in centro a Cuneo.

Il gemellaggio con la Danimarca e gli ospiti VIP

La tradizione del gemellaggio con una nazione straniera è continuata quest’anno con la Danimarca, nazione leader sul fronte della mobilità sostenibile, in primis in bicicletta. Sabato pomeriggio si è svolta sul palco di piazza Galimberti la cerimonia inaugurale della manifestazione, alla presenza delle autorità civili e militari, a partire dal sindaco Patrizia Manassero, il presidente della Provincia Luca Robaldo, il comandante del 2° Reggimento Alpini e gli organizzatori della gara. Podo dopo lo sponsor Alè, che ha realizzato la maglia ufficiale indossata da tutti i partecipanti, ha consegnato alla Danimarca, rappresentata dall’ambasciatore in Italia Peter Taksøe-Jensen, una bella maglia celebrativa del gemellaggio.

La caratura internazionale e il prestigio della Fausto Coppi Generali si misurano anche dalla qualità degli ospiti. Con il pettorale numero uno ha preso il via il già citato “Cavaliere dei Quattro Mori”, l’ex professionista sardo Fabio Aru. Il vincitore della Vuelta a España, protagonista di memorabili duelli sulle vette del Tour e del Giro, con grande umiltà ha pedalato insieme agli altri concorrenti: “Non avevo mai avuto l’opportunità di partecipare alla Fausto Coppi ed è stato splendido tornare a scalare il Colle Fauniera a quindici anni da quando lo affrontai, ancora Under 23, durante una tappa del Giro delle Valli Cuneesi. Mi piace l’idea di correre tutti con la stessa divisa, livella le differenze. Il professionismo troppo spesso dimentica l’importanza vitale che il mondo cicloamatoriale riveste per l’intera filiera della bicicletta. Se ci sono grandi marchi che investono nelle squadre del WorldTour, è solo perché dietro c’è la passione dell’amatore che acquista le biciclette, i caschi e le scarpe. Questo è un universo che merita il massimo rispetto e sostegno“.

Insieme ad Aru la griglia di partenza ha visto il debutto sui pedali di un pool di atleti d’élite delle Fiamme Gialle, protagonisti e vincitori di medaglie (tantissime d’oro!) ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026: Davide Ghiotto, Andrea Giovannini, Michele Malfatti, Pietro Sighel e Chiara Betti hanno accettato la sfida delle salite cuneesi, pedalando accanto alla leggendaria campionessa di sci di fondo Stefania Belmondo. Tra l’altro la sera di sabato in piazza Galimberti è andato in scena un affollato incontro pubblico con gli atleti delle Fiamme Gialle, compresa la pluricampionessa mondiale di biathlon Dorothea Wierer, che proprio sulle nevi di casa, ad Anterselva, ha chiuso il febbraio scorso la sua incredibile carriera. A lei si deve il passaggio del biathlon da sport semi-sconosciuto in Italia a disciplina finalmente seguita e apprezzata, anche al di fuori degli appuntamenti olimpici. E anche per gli sport del ghiaccio la sfida è questa: uscire dal limbo degli sport minori per raggiungere sempre più appassionati e potenziali praticanti.

La consegna della maglia ufficiale all’ambasciatore danese in Italia.

Il dominio Officine Mattio Cycling Club

Sul fronte dei risultati il team OM.CC (Officine Mattio Cycling Club) ha dominato, conquistando con i suoi atleti il primo posto nella classifica maschile e in quella femminile di entrambi i percorsi: vittorie perentorie e con distacchi molto importanti. Nel lungo hanno conquistato il primo posto Federico Borella e Annalisa Prato; nel medio Massimiliano Barbero Piantino e Anna Ceoloni.

Gravel, solidarietà e il ricordo di Giovanni Giaccone

Sarebbe un errore ridurre la Fausto Coppi Generali alla sola giornata di domenica. L’evento è stato un festival diffuso che ha animato Cuneo fin dal venerdì. Ad aprire il weekend con 2.500 partecipanti ha pensato la Run the Night, corsa podistica notturna (articolata sulle distanze di 21 e 10 km, oltre alla versione Kids) organizzata in collaborazione con Karhu per raccogliere fondi a favore dell’associazione C’è da Fare, fondata dall’attore Paolo Kessisoglu per supportare psicologicamente i giovani in condizioni di grave difficoltà sociale. Sabato mattina è stato il turno del popolo del gravel e delle ruote grasse con La Fausto de Tierra, una cicloturistica non competitiva di 68 chilometri e 730 metri di dislivello che ha esplorato i sentieri e gli sterrati del Parco fluviale Gesso e Stura, organizzata in stretta sinergia con la community milanese NER (Night Experience Ride). Il momento emotivamente più alto dell’intero fine settimana è stato il tributo a Giovanni Giaccone, ciclista cuneese scomparso recentemente a 89 anni. Giaccone fu il vincitore della prima edizione della Fausto Coppi nell’ormai lontano 1987. Sul palco di Piazza Galimberti i familiari di Giovanni hanno donato una delle sue storiche biciclette ai rappresentanti del Museo del Ghisallo.

La gara in cifre: 6.000 litri d’acqua e…

Come sempre i numeri aiutano a capire la complessità dell’organizzazione. La Granfondo Internazionale La Fausto Coppi Generali ha visto 2.205 ciclisti al via (12% donne), ha attraversato 26 Comuni, mobilitato 200 volontari e 100 operatori della Croce Rossa. Dopo l’Italia i rappresentanti delle 33 nazioni presenti al via vedono al primo posto la Francia (132 iscritti), il Benelux (119) e la Germania (55). La fascia d’età più numerosa è quella tra i 50 e i 59 anni, con 789 iscritti, mentre sono soltanto venti gli Under 20. Ben 1.649 le società sportive rappresentate, quindi con un’elevata dispersione; GS Passatore, Michelin Sport Club e ASD Vignolo Ciclismo i gruppi più numerosi. L’organizzazione ha donato ai Comuni attraversati e alla Provincia di Cuneo asfalto per un valore di 20.000 euro.

Agli otto punti di ristoro, oltre ai 6.000 litri di acqua sono stati distribuiti altri 1.400 litri di bevande, 6.000 confezioni di biscotti e wafer, 50 kg di formaggio, 36 di marmellata, 36 di crema di nocciole, 75 di frutta secca, 20 di mandorle, oltre a crostate, pane e integratori EthicSport. Sul fronte della sicurezza sono stati schierati 14 ambulanze, 6 medici in moto, un’auto medica, 7 ponti radio, 3 postazioni fisse di primo soccorso, 145 addetti alla segnalazione aggiuntiva, 120 volontari sul percorso, 45 scorte tecniche. Alla buona riuscita dell’evento hanno contribuito le forze dell’ordine sul territorio, la protezioni civole e 35 alpini del II Reggimento.

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