24 Ore di Le Mans 2012

È la corsa d’auto più prestigiosa al Mondo; la più popolare. Un giorno e una notte interi di sorpassi, emozioni, paure, colpi di scena e tanta, tanta stanchezza. L’abbiamo vissuta vicino ai protagonisti, fuori e dentro il circuito

19 giugno 2012 - 10:06

A Le Mans provano a insidiare le  Audi ma una Ferrari e una disattenzione del giapponese  Nakajima infrangono i sogni di gloria delle Toyota. Nella Sarthe è dunque trionfo della nuovissima Audi R18 e-tron quattro guidata da Andre Lotterer, Marcel Fassler e Benoit Treluyer. Fuori dalla pista trionfa l’entusiasmo degli oltre 200.000 appassionati giunti qui da ogni parte del Mondo.

Venerdì

In poco meno di 60 minuti, viaggiando a 300 km/h, il TGV ci porta da Parigi a Le Mans, 150.000 abitanti, capoluogo del dipartimento della Sarthe, nella regione della Loira. Nell’immagine del manifesto dell’ottantesima edizione della 24 ore che campeggia all’ingresso della cittadina, il prototipo Toyota  è raffigurato davanti all’Audi: forse è soltanto una mossa degli organizzatori per cercare di tenere vivo l’interesse agonistico sulla gara di durata che Audi domina quasi incontrastata da oltre un decennio. Fatto sta che alla vigilia della gara, il leitmotiv tra gli appassionati è proprio la sfida tra Toyota (nel Senso della città in cui si costruiscono le Toyota e che dà il nome al marchio) e Ingolstadt. I pronostici, visti i risultati delle prove, sono comunque a favore di Audi. Nelle libere infatti le R18 avevano monopolizzato le prime quattro posizioni, con le due e-tron quattro avanti di oltre 2″ rispetto alle R18 Ultra. Toyota quinta e sesta. Al termine delle prove ufficiali, la prima fila della 24 Ore di Le Mans 2012 era rimasta tutta per Audi, anche se a fianco della R18 e-tron quattro, si era piazzata una R18 Ultra.

Ma la festa è anche fuori dal circuito: il venerdì sera, i locali e le strade di Le Mans sono gremiti fino a tarda notte di gente di ogni età e nazionalità. Circolano automobili insolite: Ferrari e Aston Martin anni ’80, Renault Alpine e persino una Noble. I piloti della 24 ORE sfilano per il centro applauditi dalla folla durante la tradizionale parade.

Sabato
Il mattino seguente dall’albergo, distante alcuni Km dal circuito, si avverte il rombo dei motori delle auto che stanno effettuando il warm up. Arrivo in circuito insieme a un gruppo di giornalisti a warm up non ancora concluso.

13,629 metri in parte su strade statali normalmente aperte alla circolazione. Il Circuit de la Sarthe è uno dei più lunghi e veloci al Mondo. Vi si corre la gara di durata più popolare e prestigiosa. Qui, a partire dal 1923, si sono sfidate Bentley, Alfa Romeo, Ferrari, Bugatti, Peugeot, Jaguar, Ford e molte altre. Anche oggi, nonostante i budget ridotti rispetto al passato, le Case sono attratte dal lustro che conferisce la partecipazione a questa 24 ore. La rivalità che ne scaturisce rappresenta un bene per lo spettacolo e per la ricerca tecnologica. Anche Mazda (prima e unica casa asiatica ad aver vinto a Le Mans) rientrerà il prossimo anno in questo grande circo, fornendo i motori ad un team di LM P2. Il 2014 invece segnerà il ritorno in LM P1 di Porsche.

Torniamo ai giorni nostri: piove, come spesso qui a Le Mans. Sui monitor della sala stampa leggiamo i tempi delle auto nelle varie categorie. Qui infatti non corrono soltanto le LM P1 di cui fanno parte Audi e Toyota ma anche LM P2, dove durante il riscaldamento gira forte la coppia padre-figlio formata da Martin ed Alex Brundle, che insieme a Lucas Ordonez ha messo davanti a tutti la sua Zytek-Nissan. Tra le vetture GT gira fortissimo la Ferrari 458 di AF Corse guidata da Fisichella, Bruni e Vilander. Merita una citazione il grande lavoro della squadra del cavallino, che in mezza giornata ha letteralmente ricostruito (partendo dalla scocca arrivata in tutta fretta dall’Italia) l’auto piegata da Fisichella durante le prove libere. C’è infine la categoria LM GTE Am, in cui si sfidano gli amatori.

Al termine del warm up, il cielo plumbeo continua a minacciare pioggia. A un paio d’ore dalla partenza però il tempo migliora e smette di piovere. Allora decidiamo di gironzolare e curiosare per il paddock. Proviamo ad intrufolarci sotto i tendoni di qualche team. Alcuni sono inavvicinabili; altri come Michelin e AF Corse, squadra poi vincitrice nella categoria GT Pro con la Ferrari 458, sono molto ospitali. In Michelin in particolare abbiamo occasione di chiacchierare con alcuni tecnici che ci raccontano i dettagli dei progetti Deltawing (auto super leggera fuori competizione progettata da Nissan con l’ambizione di consumare la metà del carburante e delle gomme rispetto alle auto in gara) –  e dello “slick da bagnato”. Ho la fortuna di fare anche una passeggiata nella corsia box e osservare da vicino tutte le vetture schierate. Le Audi sono molto belle: i gruppi ottici anteriori le fanno sembrare 10 anni avanti rispetto a tutte le concorrenti. La Deltawing è alquanto avveniristica: il commento più sentito è che assomiglia alla Batmobile.

Tutto è pronto per la partenza della gara. Giro di allineamento e alle 15 in punto partenza lanciata. Sfrecciano tutte le vetture; per gustarci appieno il rombo dei motori apriamo le finestre della sala che dà sul rettilineo di arrivo, in cui siamo ospiti di Michelin. Il fragore è assordante, specialmente quello di Corvette e Ferrari. Fanno eccezione le Audi, silenziosissime con i loro motori diesel.

Seguiamo con attenzione gli sviluppi della gara: dopo due ore, gli equipaggi di vertice hanno già effettuato tre soste ed il primo cambio pilota (vediamo benissimo le soste di Audi, il cui box è a pochi metri sotto la nostra postazione); al comando c’è ancora la Audi R18 e-tron quattro numero 1, guidata da Treluyer, con un vantaggio di circa 30 secondi nei confronti della vettura gemella di Capello/Kristensen/McNish. In terza posizione c’è poi la R18 Ultra di Loic Duval. Seguono le due Toyota, guidate da Nicolas Lapierre e Sebastien Buemi; poi la seconda Audi R18 Ultra, condotta da Marco Bonanomi. In settima posizione troviamo la Lola-Toyota di Jani/Prost/Heidfeld, primi tra le LMP1 alimentate a benzina. In classe LM P2 comanda la Morgan-Judd della OAK Racing con Olivier Pla. In classe GTE-Pro è lotta infuocata tra la Corvette di Gavin/Milner/Westbrook e l’Aston Martin di Mucke/Turner/Fernandez che si scambiano molte volte il comando. La Ferrari 458 di Bruni/Fisichella/Vilander, partita in fondo allo schieramento a causa del botto di Fisichella, è protagonista di una rimonta emozionante ed è già in terza posizione. In GTE-Am conduce la Porsche di Simon Pumpelly.

Accettiamo con grande entusiasmo l’invito di AF Corse e passiamo un’oretta ai box Ferrari in compagnia dei meccanici e dei tecnici Michelin. Ci raccontano dell’organizzazione della corsa: ad ogni “stint” (un turno di guida di un pilota che dura circa un’ora, il tempo di esaurire un pieno di benzina e consumare le gomme) si cambia pilota; di notte ogni corridore effettuerà invece un doppio stint per consentire agli altri di riposare. Ad un certo punto vediamo i meccanici allertarsi: una delle 3 Ferrari del team è andata dritta a una curva e ha danneggiato l’impianto frenante. Rientra ai box. È un momento molto concitato: i meccanici strepitano, si dividono i compiti e si passano gli attrezzi in tutta fretta. Individuano il problema e sostituiscono dischi e pinze dei freni fumanti. In pochi minuti però tutto è sistemato: la Ferrari riparte.

Alla quarta ora, la gara si fa interessante. Al comando c’è ancora saldamente la Audi R18 e-tron quattro di Lotterer/Treluyer/Fassler, Le Toyota di Sebastien Buemi e Nicolas Lapierre girano però in tempi strepitosi e si sono piazzate in seconda e terza posizione. In classe LMP2, le Morgan-Judd la fanno sempre da padrone. Tra le GT invece la Ferrari 458 di Fisichella/Bruni/Vilander ha compiuto una strepitosa rimonta ed è riuscita a prendere  il comando. In GTE-Am, Porsche in testa.

Decidiamo di andare a osservare la corsa in altri punti del circuito. Ci spostiamo con una navetta perché l’area è davvero enorme. Attraversiamo persino un luna park con tanto di ruota panoramica. Passiamo un po’ di tempo nei pressi di una delle chicane lungo il Mulsanne straight: all’ingresso della prima curva si percepisce chiaramente la differenza di velocità tra prototipi e GT (cosa che non avviene in rettilineo). Improvvisamente: disastro Perazzini. Lo speaker annuncia che il pilota Ferrari ha urtato la Toyota guidata da Anthony Davidson. L’incidente è spaventoso: la Toyota prende il volo e si schianta ad altissima velocità sulle protezioni insieme alla 458. Apprenderemo più tardi che il pilota Toyota si è fratturato due vertebre ma fortunatamente non rischia danni permanenti. Le Mans è anche questo. Auto dalle prestazioni differenti che corrono insieme. Linee diverse e incomprensioni tra piloti sono spesso cause di incidenti.

Verso sera i piloti forse cominciano ad essere stanchi e perdere lucidità: si susseguono numerosi incidenti; la safety car entra spesso in pista. Verso le 21.15 altro colpo di scena: Nakajima alla guida della Toyota, mentre si trova molto vicino alla R18 e-tron quattro di Marcel Fassler, che è al comando, inspiegabilmente urta la Nissan DeltaWing che esce di pista e sbatte violentemente contro le protezioni. Finisce così l’avventura Deltawing. Anche la Toyota però (l’unica rimasta in gara) risulta danneggiata dall’impatto ed è costretta a rientrare ai box per una lunghissima sosta.

Arriva il buio, molto tardi: le giornate nella Francia dell’ovest a giugno sono lunghe. Il colpo d’occhio alle Porsche Curves è molto affascinante, con le auto che sfrecciano nella notte ad oltre 170 Km/h. Sugli spalti intanto si consuma una grandissima festa: griglie accese, castelli di bottiglie di birra, tende. Tutto avvolto dall’infinito fragore dei motori delle auto in gara. La Toyota rientra in pista ma ha 30 giri di distacco dal primo e i danni subiti non le consentono di proseguire: alle due di notte si ritira. Decido di andare a riposare qualche ora in albergo

Domenica
Al rientro in circuito, poco prima delle 8:00, davanti a tutti ci sono 4 Audi. La gara prosegue e facciamo un’altra visita al box Ferrari. I meccanici sono esausti: non hanno chiuso occhio durante la notte. Respiriamo ancora un po’ di aria di box da AF Corse: odore di nastro americano, benzina e frizioni. La gara prosegue senza grossi colpi di scena; ma si sa, è una gara di durata e tutto può succedere. Ci pensano infatti i piloti Audi a vivacizzare la corsa. Alle 12.10 Allan McNish esce di pista con la sua R18 e-tron quattro nei pressi della Virage du Karting danneggiando la parte anteriore dell’auto. Dopo poco va a sbattere anche Marc Gené. Le operazioni di recupero però sono molto veloci e in breve tutte le 4 Audi sono nuovamente in pista.

Mancano 10 minuti alle 15, il termine della corsa. Ormai i giochi sono fatti. Impossibile raggiungere l’equipaggio di testa che alla fine compirà 378 giri. Le Audi si riuniscono e si schierano in formazione, pronte per la parata trionfale. A pochi minuti dalla fine i meccanici Audi invadono la pit lane e si preparano ad accogliere la prima vittoria di un’auto ibrida. Si abbracciano, sventolano bandiere, sono commossi e felici per quello che alla fine sarà tris. Prost/Jani/Heidfeld evitano il poker Audi inserendo la loro Lola B12/60 Coupé in quarta posizione (piccola soddisfazione per la Toyota, fornitrice dei motori).

All’ultimo giro spalanchiamo le finestre della sala che si affaccia sul traguardo da cui stiamo seguendo le fasi conclusive. Per gustarci senza filtri il rombo dei motori , farci stordire ancora per qualche minuto e provare a trattenere un pochino di questa bellissima emozione.

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