Lo studio dello sguardo per auto più “facili”

L’Eye-Tracking permette di conoscere cosa si aspettano gli automobilisti e di disegnare abitacoli e app di conseguenza

Per qualcuno le auto di oggi sono troppo complesse, “si stava meglio quando dovevi tirare la leva dell’aria prima di accendere il motore”. Per altri sono troppo arretrate, tecnologicamente parlando, se paragonate agli smartphone. Quasi tutti hanno bisogno di un po’ di tempo per capire davvero il funzionamento dei sistemi di infotainment e, anche dopo anni, si ritrovano con alcune funzionalità che avrebbero desiderato più immediate, più facili da raggiungere. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto – con l’Eye-Tracking, tra le altre cose – che si stanno concentrando molti sforzi e investimenti.

Di sicuro quelli del Gruppo Volkswagen, che attraverso la controllata Seat ha messo in campo una tecnologia avanzatissima. Si chiama Eye-Tracking, appunto, e serve a capire il comportamento di uomini e donne quando si trovano alla guida e, in base alle informazioni raccolte, consente di disegnare al meglio gli interni dei veicoli e l’interfaccia dei sistemi di infotainment e delle applicazioni. Il lavoro di Seat troverà applicazione pratica tra qualche anno e, nel concreto, servirà a determinare quale dev’essere la posizione degli schermi, la forma della plancia e, all’interno dei display, la disposizione dei vari “bottoni” per navigare tra i menù.

Tra volante e display, dove va lo sguardo?

Ma cos’è l’Eye-Tracking? Una tecnologia molto evoluta in grado di mappare lo sguardo delle persone, a cui viene chiesto di eseguire operazioni specifiche (regolare la temperatura dell’abitacolo, per esempio). Dopo la raccolta dei dati, che avviene mediante occhiali dotati di speciali sensori a infrarossi e di una telecamera al centro della montatura, un apposito software ricrea una sorta di occhio 3D.

Ciò permette di comprendere in che modo si muovono gli occhi in base all’operazione che si deve svolgere. Per esempio, si può determinare se lo sguardo va prima sulla parte alta o su quella bassa dello schermo. Si riesce anche a calcolare il tempo di esecuzione dell’operazione e il numero di volte in cui la persona ha guardato la strada nel corso dell’esecuzione del tutto. L’Eye-Tracking riesce anche a ricostruire qual è il punto su cui lo sguardo si è fermato più spesso e per più tempo.

I dati al servizio dell’ergonomia

La raccolta e lo studio di questa gran mole di dati è finalizzata alla definizione di interni più a misura d’uomo. Di comandi posizionati dove si è più propensi a cercarli e di informazioni visibili esattamente là dove si posa lo sguardo. In termini più tecnici, l’Eye-Tracking e la sua applicazione servono a migliorare l’ergonomia. E se vi state chiedendo che senso abbia investire così tanto, quando basterebbe chiedere alle persone cosa troverebbero più comodo, la risposta ve la dà Rubén Martínez, Responsabile del reparto SEAT Smart Quality. “Il cervello spesso è ingannevole, perché dove pensi di guardare non è dove stai realmente guardando”. Come sempre, insomma, non esistono soluzioni semplici per tematiche complesse.