Il cambio: tipologie e caratteristiche (automatico / semiautomatico / manuale)

23 giugno 2017 - 12:06

La scelta di un’automobile è una decisione che dipende dall’utilizzo che se ne vuole fare. Chi ha bisogno di un mezzo da guidare esclusivamente in città, sarà orientato verso un’auto più compatta e maneggevole; se la vettura accompagnerà spesso la famiglia in gite fuori porta, ruote grandi e ammortizzatori rinforzati saranno determinanti; se il conducente ne avrà bisogno per lunghe percorrenze in autostrada, l’auto dovrà presentare caratteristiche di elevata comodità e autonomia. Insieme a tutti questi elementi determinanti, anche il tipo di cambio è fondamentale per l’utilizzo che si dovrà fare dall’automobile. Ad oggi, il mercato automobilistico è in grado di fornirci diverse tipologie di cambio, adatte a qualsiasi esigenza o abitudine di guida: manuale, automatico, semiautomatico e sequenziale.

Il cambio manuale è quello in dotazione nel maggior numero di automobili (almeno in Europa), con il quale è il guidatore che decide, in totale autonomia, quale numero di rapporto o, più comunemente, di marcia, è il più adatto a seconda della velocità e dei giri del motore. Questa è la soluzione preferita dai puristi perché dona il vero piacere della guida e un maggiore divertimento. Inoltre, è la soluzione più economica sia in fase di acquisto della macchina sia in termini di manutenzione ed efficienza del consumo di carburante.

I primi cambi delle automobili si basavano su ingranaggi non sincronizzati e necessitavano di una ragguardevole abilità da parte del guidatore. Solo negli anni ’60 si è concepita la versione sincronizzata mediante l’utilizzo di due alberi paralleli. Il primo esemplare è stato introdotto da Cadillac nel 1929, ma la prima casa a inserire questo tipo di cambio nella produzione di massa è stata la Porsche nel 1952. In quel caso, però, la sincronizzazione riguardava solo il passaggio dalla seconda marcia alla terza. Inizialmente, si utilizzavano solo quattro marce e solo successivamente è stata introdotta la quinta. La sesta marcia è, invece, una recente novità: un valore aggiunto per l’utilizzo del motore, in quanto consente di sforzare di meno l’automobile e, soprattutto, di limitarne le emissioni, visto che andiamo incontro a un mondo e a un sistema che mira a una totale ecosostenibilità per la salvaguardia dell’ambiente, rimandiamo a questo articolo sulla sesta marcia per approfondimenti.

Il cambio automatico, invece, è stato introdotto sul mercato mondiale negli anni 40’ e, con il passare del tempo, sta guadagnando quote di mercato sempre più importanti anche nelle automobili di minori dimensioni e cilindrata. La tecnologia applicata nelle auto è sempre maggiore e questo fa sì che i sistemi di cambio automatico e semiautomatico siano più veloci e performanti. Il grande risultato raggiunto recentemente è da vedersi principalmente nei brevi tempi di inserimento della marcia che permettono al motore di perdere un numero ridotto di giri tra un rapporto e l’altro, garantendogli la giusta potenza. Come accennato in precedenza, questo sistema crea un enorme vantaggio sotto il profilo della facilità di guida, annullando gli strappi dovuti alla frizione, necessaria nel cambio manuale e, nel caso delle auto di ultimissima generazione, dei consumi che sono limitati grazie alla scelta del rapporto più alto in base alla velocità della vettura. Un altro vantaggio è quello che permette al conducente di azionare il cambio solamente al momento della partenza e dello stop e di non dover staccare le mani dal volante per muovere la leva del cambio.

Il cambio semiautomatico è stato inventato e sviluppato dal mitico Enzo Ferrari addirittura nel lontano 1979. Non a caso, il cambio sequenziale deriva proprio da un bolide di Formula 1 della casa del cavallino che debuttò su strada con la Ferrari F640 nel 1989.

Sempre a Maranello, nel 2007 è stato introdotto il cambio a innesti continui che migliora i risultati già precedentemente ottenuti con l’introduzione del cosiddetto “quick shift”, un dispositivo capace di rendere immediato il passaggio da una marcia all’altra. Nel cambio sequenziale, più tecnicamente denominato a innesti frontali, la classica leva del cambio si trasforma in due palette poste dietro lo sterzo dalle quali si seleziona comodamente la marcia desiderata senza staccare le mani dal volante.

Con questo tipo di cambio, si scala una marcia per volta. Inversamente da quanto permesso dal cambio tradizionale, il guidatore può passare da una marcia all’altra senza un preciso ordine progressivo; mentre, con il cambio sequenziale è inevitabile una successione di marce, sia essa crescente o decrescente. Questa tipologia di cambio, come già accennato per quello automatico, è molto più semplice del manuale: non c’è infatti una frizione da tirare per poter cambiare i rapporti, cosa che si traduce in un enorme vantaggio quando si deve guidare in mezzo al traffico cittadino, condizione che richiede cambi di marcia molto frequenti. Unico inconveniente: ha ancora un prezzo di mercato più elevato rispetto al cambio manuale, anche per quanto riguarda la manutenzione e l’eventuale riparazione.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Dacia e Udinese Calcio, la partnership si rinnova

Volkswagen ID.4 in movimento gialla tre quarti anteriore

Volkswagen ID.4 contro Tesla Model Y e gli altri SUV elettrici

BMW Why Buy EVO

BMW Why-Buy Evo, guidare una BMW senza comprarla è ancora più facile. Ecco perché