Citroën, 100 anni in 10 modelli

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La Casa del Double Chevron compie un secolo di vita. Ecco una selezione di modelli che ne hanno fatto la storia

4 febbraio 2019 - 11:02

Un Marchio tenace quanto gentile, audace e geniale, pur nella sua semplicità. Che ha saputo spaziare dalle berline di lusso alle sportive, passando per le piccole cittadine. Tutto cominciò nei primi del ‘900, quando André Citroën acquisì il brevetto di un particolare ingranaggio con dentatura a V. Nel 1919, proprio la doppia V rovesciata sarebbe diventata il Marchio della neonata Casa automobilistica, una delle più longeve di Francia. Oggi, Citroën compie 100 anni: la festeggiamo con 10 modelli iconici.

Citroën Traction Avant – 1934

L’ultima vettura che André Citroën vide nella sua vita terrena (morì nel luglio del 1935) fu un vero e proprio manifesto programmatico del Marchio. Che puntò non solo sul design, messo a punto dall’italiano Flaminio Bertoni, ma anche sulla trazione anteriore e sulla sicurezza, grazie ai freni idraulici. Verrà prodotta fino al 1957 in 760.000 esemplari.

Citroën 2CV – 1948

Forse la Citroën più famosa di sempre. Nacque per motorizzare la Francia e i suoi milioni di contadini: le specifiche di progetto parlavano di sospensioni talmente morbide da evitare la rottura delle uova in un paniere, un bagagliaio abbastanza capiente da contenere 50 kg di patate, un consumo di 3 l/100 km e un abitacolo che potesse contenere due contadini in zoccoli. Il risultato fu un’auto simpatica, robusta, affidabilissima e facilmente riparabile. Prodotta in oltre 3 milioni e 800 mila esemplari, andò definitivamente in pensione solo nel 1990.

Citroën DS – 1955

Altra colonna portante è stata la DS, altrimenti detta “squalo”. Oggi queste due lettere insieme fanno un marchio a sé, ma allora era tutto e solo Citroën. Flaminio Bertoni, che non aveva potuto esprimersi al meglio nella progettazione della 2CV, trovò nella DS la sua opera migliore. Una sorta di coupé a quattro porte che al Salone di Parigi del 1955 raccolse già centinaia e centinaia di ordini. Grazie anche ad una tecnologia sopraffina, coni primordi di quelle sospensioni idropneumatiche che sarebbero diventate il principale tratto distintivo del Double Chevron. Ne sono stati prodotti 1.456.115 esemplari.

Citroën Méhari – 1968

Parigi (e non solo) è scossa dalla contestazione studentesca e Citroën cavalca l’onda della voglia di libertà dei giovani con la Méhari. Utilizzando come base la Dyane, i tecnici francesi le costruirono attorno una carrozzeria in materiale plastico: in questo modo, la ruggine non aveva grandi speranze di fiorire. La meccanica s’ispirava smaccatamente a quella della 2CV. In 19 anni, la Méhari (dal nome del dromedario “da corsa” originario della regione africana del Mahra) conquistò 144.953 clienti.

Citroën SM – 1970

Un coupé di lusso ma sportiva, sopra la DS. Un progetto iniziato insieme alla “dea”, ma ripreso solo nel 1968, quando Citroën acquistò la Maserati. La decisione fu immediata: l’ingegner Giulio Alfieri, in forze alla Casa del Tridente, avrebbe dovuto progettare un motore consono. Detto, fatto: il tecnico italiano estrasse dal cappello un V6 da 2.7 litri e 170 cv. Grazie alla linea particolarmente affusolata, disegnata da Robert Opron, la SM poteva raggiungere i 220 km/h. La trazione era anteriore e le sospensioni idropneumatiche.

Citroën CX – 1974

La naturale evoluzione della DS. Nata anch’essa dalla matita di Robert Opron, la CX – grazie anche a soluzioni decisamente originali, come il lunotto concavo – si è guadagnata il premio “Auto dell’Anno 1975”. Scelta dall’Eliseo in allestimento Prestige, con aria condizionata, vetri e retrovisori elettrici, la CX è stata prodotta in 1.042.460 pezzi fino al 1991, compresa la versione Break, velocissima wagon allungata di 25 cm.

Citroën BX – 1982

Disegnata da Marcello Gandini per Bertone, al quale Citroën aveva chiesto una consulenza, la BX era una berlina decisamente originale. Caratterizzata da portellone e montanti posteriori in vetroresina, aveva un bagagliaio generoso (444/1.445 litri) e, naturalmente, le sospensioni idropneumatiche. Prodotta anche in versione Break, cioè station wagon, viene costruita fino al 1994. Verrà sostituita dalla Xantia.

Citroën AX – 1986

Nata per alzare in modo consistente l’asticella nel segmento delle utilitarie, la AX debutta al Salone di Parigi del 1986. La linea è pensata in ottica efficienza: Il cofano arriva a “chiudere” quasi interamente la mascherina mentre lo spoiler, che taglia in due in portellone, nasce con il preciso intento di migliorare l’aerodinamica. Per un Cx pari soli 0,31. E, in soli tre metri e mezzo, cinque posti. Prodotta fino al 1998, ha totalizzato 2.500.000 esemplari.

Citroën XM – 1989

Diretta discendente della CX, la Citroën XM fu disegnata da Bertone, sullo stesso pianale della Peugeot 605 (fatta invece da Pininfarina). Il risultato fu un’ammiraglia originale, con ampia vetratura: non mancava nemmeno un vetro-divisorio che riparava i passeggeri dal freddo quando veniva aperto il portellone. I fortunati occupanti potevano contare anche sulle sospensioni idropneumatiche a controllo elettronico, riservate però solo agli allestimenti più ricchi. Nel 1991 arrivò la Break, appena dopo la nomina a “Auto dell’anno 1990”.

Citroën Xsara Picasso – 1999

Bella, nel senso più stretto del termine, non lo è mai stata. Ma la Citroën Xsara Picasso, seguendo la strada tracciata dalla Renault Scenic, ha contribuito al successo delle MPV compatte. Con un nome che è tutto un programma, e un abitacolo spazioso quanto pratico. Nel mirino? Le famiglie abituate a viaggiare in station wagon. Che hanno dimostrato di gradire: dal 1999 al 2010 ne sono state vendute oltre 1.736.000.

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