Dalle city car proposte a poco meno di 10.000 euro alle ammiraglie da oltre 100.000 euro, la triade dei protocolli di comunicazione è sempre più gettonata e apprezzata. Apple CarPlay, Android Auto e MirrorLink sono le parole d’ordine che schiudono le porte dell’era moderna. I tre principali standard di connettività tra auto e smartphone sono ormai un must per qualsiasi vettura. I sistemi, sulla carta caratterizzati da funzioni pressoché analoghe, portano però in dote un’operatività variabile in funzione dei punti di forza dei rispettivi software. Differenze spesso difficili da cogliere, al punto che un numero crescente di Case preferisce tagliare la testa al toro dotandosi di tutte le risorse sul mercato. Ad esempio Volkswagen che per la nuova monovolume Touran, presentata nel 2015, così come per la recentemente rinnovata SUV Tiguan ha adottato tutti e tre gli standard di connettività più diffusi. In funzione dello smartphone utilizzato, è così possibile spaziare da Apple CarPlay ad Android Auto, oppure affidarsi al MirrorLink.

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Android Auto a bordo della berlina Hyundai Sonata, prima vettura ad adottare il sistema operativo di Google

Apple CarPlay e Android Auto non sono solamente dei modelli di dialogo tra device portatili e vettura, bensì anche dei sistemi operativi che permettono di gestire l’intero comparto d’infotainment del veicolo. Non hanno, al momento, veri e propri rivali, fatta eccezione per una selva di sistemi operativi proprietari delle singole Case automobilistiche, poco gettonati e apprezzati non tanto per dei bug interni, quanto piuttosto per l’assenza di uno standard comune che agevoli il dialogo tra le vetture e permetta di sfruttare appieno il vasto mondo delle app. Sotto il profilo più strettamente pratico, entrambi i protocolli permettono di visualizzare sul display in abitacolo le informazioni provenienti rispettivamente dagli smartphone della Mela oppure Android. CarPlay, nello specifico, porta in dote la possibilità d’interagire con Siri, vale a dire l’assistente digitale presente nei dispositivi iOS, e di controllare il telefono, la messaggistica, la navigazione satellitare delle mappe e la riproduzione dei brani musicali. Android Auto, che al momento non dispone di un supporto vocale funzionale quanto Siri, può invece annoverare tra i propri plus la navigazione web.

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Apple CarPlay

Il primo standard presentato è stato CarPlay, portato al debutto nel 2011 da alcuni prototipi del Gruppo BMW e dedicato al sistema operativo mobile iOS 7.1 e successivi. Nonostante una prima accoglienza entusiastica, oggi è utilizzato in forma esclusiva solamente da pochi costruttori, tra i quali spicca Ferrari. La Casa di Maranello, nello specifico, nel 2014 ha dotato la granturismo a 4 posti e 4 ruote motrici FF della prima versione completa del sistema d’infotainment Apple CarPlay, gestibile mediante l’interfaccia (il display) in abitacolo oppure tramite Siri, il software di riconoscimento vocale ideato dall’azienda di Cupertino. FF, mossa da un possente V12 di 6.262 cc a iniezione diretta di benzina da 660 cv, si è così confermata una vettura di rottura rispetto alla tradizione del Cavallino sia sotto il profilo meccanico sia quanto a multimedialità.

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La Ferrari FF MY14, prima vettura dotata del sistema operativo full Apple CarPlay

Maggiore diffusione ha incontrato Android Auto, sviluppato da Google e reso disponibile nel 2015 per il sistema operativo mobile Lollipop. In questo caso, Hyundai è stato il primo costruttore al mondo a offrire tale protocollo, nello specifico per la berlina Sonata, commercializzata principalmente negli Stati Uniti e in Cina. Non si è trattato, a dire il vero, di una scelta “esclusiva”, dato che la vettura coreana adottava anche l’alternativa Apple. Android Auto è, pertanto, uno standard molto giovane, ma in costante ascesa grazie alla piena compatibilità con app di successo quali Google Maps, Google Play Music, Spotify, Songza, Stitcher, iHeartRadio e TuneIn, nonché in forza del ruolo privilegiato riconosciutogli dalla Open Automotive Alliance del 2014: un’alleanza tra 28 Case automobilistiche e i principali fornitori di contenuti mobile per lo sviluppo di uno standard di comunicazione con i device portatili, nel caso specifico la piattaforma Android, così da rafforzare la penetrazione “in car” delle tecnologie d’ultima generazione.

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Il sistema MirrorLink a bordo della nuova Suzuki Vitara

La terza via, alternativa o meglio integrativa rispetto ad Android Auto e Apple CarPlay, è rappresentata dallo standard MirrorLink che, coerentemente con il proprio nome, si limita a proiettare sul display in auto quanto visualizzato dallo schermo dello smartphone. Una tecnologia ampiamente diffusa e che, qualora non adottata da un costruttore, può essere implementata mediante alcuni modelli di “autoradio” – per usare un termine decisamente riduttivo – aftermarket, ad esempio a marchio Pioneer. Sebbene le funzioni supportate varino da telefono a telefono e spesso non siano adattate per l’utilizzo durante la guida, tanto da risultare bloccate qualora potenzialmente lesive della sicurezza, il protocollo MirrorLink è comunque molto diffuso in quanto assai semplice, essendo sufficiente collegare via USB il device portatile per replicarne parte dell’operatività in abitacolo. Proprio la connettività USB, del resto, è la soluzione pressoché universalmente adottata da tutti i sistemi di comunicazione vettura/smartphone. Tanto pratica quanto banale, consente alla vettura, una volta innestato il connettore, di riconoscere il device e avviare il sistema operativo supportato. L’alternativa Bluetooth, di crescente importanza per alcune funzioni vocali, resta al momento secondaria dinanzi allo spopolare del classico cavetto.

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La city car Opel Karl, attingendo agli optional (300 euro), consente di beneficiare dei sistemi operativi Apple CarPlay e Android Auto

Che ci si affidi ad Apple CarPlay, Android Auto o al protocollo MirrorLink, al momento non tutta la vasta gamma delle applicazioni è disponibile in vettura. La strada da percorrere per la piena connettività tra device portatili e auto è ancora lunga, ma la pressione esercitata tanto dai costruttori automotive quanto dagli sviluppatori di software è tale perché, entro un lasso di tempo relativamente breve, si approdi a nuovi traguardi.

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Tris di protocolli di connettività per la nuova Volkswagen Tiguan