DS: tra ieri e oggi

Una giornata molto particolare ci ha permesso di apprezzare il passato e il presente delle cabriolet marchiate DS. E abbiamo scoperto anche qualche analogia…

21 luglio 2017 - 17:07

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DS: VENGO DAL PASSATO

Il Marchio DS ha radici che affondano in un passato profondo. Forse non tutti lo ricordano, ma da quando il brand è apparso sul mercato (6 ottobre 1955, data di lancio della prima DS) è andato a ruba: nei primi 45 minuti Citroen è riuscita a venderne 749 modelli! Ricordate la famosa “Squalo”, quella con le sospensioni idropneumatiche che rialzavano l’auto una volta accesa? Lei, portava la griffe DS.
RIPROPOSTE INTERESSANTI

In questi ultimi anni, il gruppo PSA ha voluto riproporre il brand DS su modelli premium. Sono auto stilose ed eleganti, quasi elitarie e dalla spiccata anima sportiva. Prendete la DS3, rinnovata profondamente giusto l’anno scorso: compatta, con motori tutto pepe (si arriva fino ai 208 cv della versione Performance) e un sacco di dettagli eleganti, nella versione Cabrio aggiunge ancora un pizzico di esclusività, non per il solo fatto di essere cabriolet ma per esserlo in maniera un po’ unica grazie alle capote dai colori bizzarri.
BUONA LA PRIMA
Le DS Cabriolet degli anni che furono, invece, hanno una storia più curiosa. La prima DS Cabriolet non fu realizzata da Citroen ma da un carrozziere, all’anagrafe Henri Chapron, che espose la sua creatura al Salone di Parigi nel 1958. Giunsero in fretta ad un accordo, lui e quelli dei piani alti: Citroen si sarebbe impegnata a fornirgli telai su misura per le versioni decapottabili, Chapron a produrre versioni Cabrio altamente personalizzabili dai clienti, sia nei colori della carrozzeria, sia negli interni. Ed è a questi valori che il moderno brand DS si ispira: stile e unicità, quest’ultima garantita dall’ampia possibilità di farsi l’auto come più piace.
BUONE IDEE
Normale quindi che, con una storia interessante (e di successo) come questa, il moderno brand DS voglia far conoscere a tutti le proprie origini. Ecco l’idea: invitare i giornalisti a provare l’ultima versione di DS3 Cabrio e al tempo stesso un esemplare tutto originale di DS Cabrio degli anni 60/70. Occasione piuttosto rara: un esemplare ben tenuto, oggi, vale dai 150 ai 200 mila euro. La cornice di un evento così insolito è scontata: Roma, capitale dell’arte.
RIPASSO TECH

Un ripasso veloce sui mezzi non guasta di certo. La DS3 Cabrio a me assegnata è la 1.2 PureTech (3 cilindri turbo benzina) da 130 cv, la più venduta in Italia. Ha il cambio manuale 6 marce, interni molto ricercati e il classico tetto in tela con una caratteristica: i montanti rimangono dove sono, anche quando viene “scabriolata” a tutto vantaggio della rigidità della scocca e, quindi, della guida. Costa piuttosto cara: per la versione da me provata (pacchetto Sport Chic) si parte da 24 mila euro a cui va aggiunto quantomeno il navigatore (800 euro). L’altra DS, invece, è un po’ diversa. Si chiama DS21 ed è l’evoluzione finale delle Cabriolet DS del passato (ha il tipico muso da squalo). È del 1971, color Bleu Pltiné/interni crema e ha una motore 2.2 benzina a iniezione elettronica da circa 130 cv che le permette di raggiungere quasi i 200 km/h. Il cambio è semi-automatico: non c’è il pedale della frizione ma bisogna cambiare marcia (dalla prima alla quarta) tirando un’astina dietro il volante. Molto romantico.

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RIDE
PORTA RISPETTO

Appoggio la mano sulla portiera della DS21 con religioso rispetto. Non ho mai guidato un’auto di quest’età, quindi non so bene cosa aspettarmi. Per fortuna c’è Enzo, il proprietario, che mi dà due dritte su come fare. “Così si accende, qui metti le marce, qui ancora regoli il sedile”… E più o meno è tutto qui. Semplice, funzionale ma estremamente confortevole: i sedili assomigliano allo schienale di un divano Frau per quanto sono morbidi e per di più hanno molte possibilità di regolazione. Il cambio necessita un minimo di apprendistato: per salire di marcia bisogna alleggerire il gas e tirare la leva dietro il volante. Non complicato, ma inizialmente ci si ritrova a cambiare come a scuola guida.
SUGGESTIONI D’ALTRI TEMPI
Per l’occasione, gli uomini DS hanno regalato a ciascun partecipante un cappello panama bianco. D’un tratto mi ritrovo proiettato in un film anni 70: ho il coppino scottato dal sole, il motore sonnecchia borbottando e le sospensioni assorbono qualunque genere di ostacolo. L’impressione è che la macchina sia sollevata a un metro da terra, tanto è morbida e confortevole. Il 4 cilindri a iniezione ha oltre 40 anni, vero, ma se stuzzicato può dire la sua, come un vecchio soldato ancora in grado di scattare sull’attenti. Lo sterzo è abbastanza preciso ma non così leggero, anche se dotato di elettroassistenza. In compenso, tra le curve è abbastanza precisa: non si corica sul fianco come si potrebbe pensare e anche in frenata non mi fa venire i capelli bianchi.
TEMPI MODERNI
Muoversi con lei nel chiassoso traffico di Roma è un’esperienza surreale, come guardare un film di Totò su un televisore 4K. Fuori, tutto scorre a velocità doppia: più colori, più efficienza, più tecnologia. Ma a volte, tornare alla semplicità di un’auto che non ha nemmeno le cinture di sicurezza può essere un vero toccasana.
BIG CHANGES

Dopo pranzo cambia tutto: è il momento della DS3 Cabrio. Che colpisce subito per alcune furbizie, come l’ampio spazio riservato al passeggero garantito dalla plancia molto scavata (dietro invece i passeggeri non se la passano così bene, anche per salire). E poi gli interni: i materiali sono di qualità e accoppiati in maniera precisa, anche nell’accostamento dei colori. Non sono lì per caso, è evidente. Piace anche il volante, piccolo e ben regolabile nella distanza/altezza, il sistema di infotainment è intuitivo e i sedili ben conformati. Ma la sensazione di morbidezza che regala la DS21, per i sedili e per l’assetto, è lontana anni luce.
GO-KART FEELING
Quello che più conquista della DS3 Cabrio è sicuramente la sua guida coinvolgente. È un fattore comune a molte compatte moderne anche se il telaio della DS3 è qualcosa di speciale, molto ben riuscito fin dalla prima versione: le DS3 sono immediate, piuttosto rigide di sospensioni e dotate di uno sterzo molto diretto. All’effetto fun contribuisce anche la capote perché, una volta “scabriolata”, non ci si ritrova mai completamente alla mercé dell’aria.
SPINTA DI GUSTO
Promosso anche il motore PureTech, qui in versione 130 cv: ha una buona dose di spinta ai bassi e medi regimi, quelli largamente più utilizzati durante un sorpasso sciolto o in uscita di curva. Anche in partenza non è male: lo 0-100 km/h è coperto in 8,9 secondi. L’allungo, invece, non è il suo forte: meglio sfruttare l’ottimo cambio manuale (corto e preciso) per restare sempre a metà scala del contagiri.
PRIMA CLASSE
Tra i modelli che ho provato oggi passa ben più di una generazione. E si vede: non c’è un bullone uguale all’altro. Eppure un punto di contatto c’è: quella sensazione di esclusività un po’ snob, tipicamente francese, e che si trova anche sulla moderna DS3 Cabrio. Sensazione che può piacere o meno, ma DS è sempre stata così: non per tutti.

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