Duel Fiat 500X – Ducati Scrambler Icon

Sono stati nomi di successo quarant'anni fa, e lo scorso inverno i due marchi italiani li hanno riportati in vita. Tanto diverse dalle antenate, piacciono al primo colpo d'occhio. Le abbiamo messe a confronto su un terreno difficile. Il risultato? Una vera sorpresa!

29 ottobre 2015 - 17:10

Il senso di questa sfida ha radici nella storia dei motori italiani, ed è un pretesto per uscire dagli schemi e dalle regole della guida. La nuova Fiat 500 X piace al pubblico femminile? Bene, dimostriamo che può scalare montagne. La Ducati Scrambler Icon è una moto da hipster? Ottimo: la buttiamo di traverso nel fango, disposti a giocarci il tutto per tutto, compreso il vestito buono della domenica, per vincere questo Duel.

Risultato? Una giornata di guida pura, divisa tra trazione integrale ed elettronica che controlla la potenza e gestisce i 140 cavalli della SUV torinese e la ragazza di Borgo Panigale, che nelle mani giuste, quelle di un campione di short track, si fa accompagnare con leggerezza, volteggiando in un tango di passione tra dune di sabbia finissima e montagne di pietre gigantesche.

LIVE

FIAT 500X 

Motore due litri a gasolio Turbo da 140 cavalli e 350 Nm di coppia, cambio automatico a nove rapporti, trazione integrale permanente. Questa Fiat 500X appartiene a una famiglia talmente ricca di motorizzazioni e allestimenti che è impossibile non trovare quella su misura per le proprie esigenze. Arriva sul mercato a sparigliare le carte in tavola. Audi Q3, MINI Countryman e tutte le altre SUV compatte sono avvisate! Perché è una sfida che si gioca sull’estetica e soprattutto sulle qualità di guida e sul comfort.

Linee morbide, posizione di guida rialzata, cura del particolare. Fari dallo sguardo malizioso e abitacolo comodo. Ok! Eppure sulla FIAT 500 c’è quella X maiuscola che identifica le quattro ruote motrici, la capacità di cavarsela in condizioni difficili, di accettare i bruschi scossoni del fuoristrada. Non siamo qui a fare i turisti: no strade bianche, no leggere mulattiere che portano al rifugio di montagna e tanto meno facili sterrati che raggiungono spiagge incontaminate!

Braccio di ferro con le sigle. ESC, ASR, ERM sono alcune delle sigle che ci accompagnano nella guida di tutti i giorni ma se vogliamo disinserire i dispositivi per una sessione di guida alla Fast&Furious 7 dobbiamo metterci il cuore in pace: non si può fare. La soluzione è farsi amico il pacchetto elettronico, sapendo che è disposto a concedere qualche divagazione nella guida ma sempre entro limiti ben precisi. Soluzione? Una pizzicata al pedale del freno con il piede sinistro per caricare il muso in curva tenendo giù l’acceleratore permette alla coda della X di “partire” quel tanto che basta per godersi un bel controsterzo.

Succede che la FIAT 500X è addomesticata al punto giusto, ha un’elettronica molto restrittiva che non permette di disattivare nulla ma offre tre opzioni di controllo dinamico per ottenere guida e potenza ideali in ogni condizione di guida. Fare i birbanti con lei non è facile perché i cavalli sono imbrigliati dal traction control e il telaio è quello delle cugina Jeep Renegade, che lontano dall’asfalto si comporta bene. Se il posto di guida regala una posizione rialzata e che permette di avere i comandi a portata di mano anche in caso di manovre improvvise, altrettanto possiamo dire del cambio AT9, che soprattutto nella variante sequenziale manuale si rivela discretamente rapido ad accontentare le improbabili richieste della guida al limite.

Ducati Scrambler

La Ducati Scrambler può contare sull’effetto nostalgia che produce il suo aspetto. I giovani degli anni ’70 la osservano riconoscendo dettagli dell’anziana versione monocilindrica alla quale legano anche i difettucci dell’epoca, a partire dall’avviamento non proprio semplice e alla debolezza di alcuni particolari meccanici. Archiviato il passato, la nuova Ducati raccoglie consensi perché costa relativamente poco – si parte da 8.750 euro -, ha linee fascinose, la sella bassa e il peso contenuto. Se si aggiunge il fatto che si guida bene, la bicilindrica italiana merita il biglietto d’ingresso al nostro parco giochi sterrato.

Via l’ABS, disattivato rapidamente a motore spento. A frenare ci pensa il singolo disco anteriore da 330 mm di diametro, a reggere gli scossoni sospensioni semplici calibrate per l’asfalto e la vita di coppia piuttosto che per i salti. Ricordiamo che qui non c’è controllo di trazione: dove il grip è inesistente saranno le mani esperte di Marco Belli pronto al traverso e alla sportellata a gestire la situazione.

 

Ride & Drive

Un tranquillo pomeriggio di fango
di Marco Belli

Antefatto. Luglio, prima delle sospirate ferie estive. Arriva la telefonata di Marco Selvetti con la proposta del momento, e nello specifico: Ttieniti pronto che a settembre…” ed eccoci qua, a vacanze finite e anzi dimenticate, in una bella giornata autunnale, a scorrazzare tra cumuli di sabbia e ghiaia. Un posto pazzesco dove ruspe ed escavatori si muovono veloci senza badare a noi. Qua siamo di casa, tanto che diversi punti sono stati preparati apposta per il nostro arrivo. Il fondo in alcuni tratti è compatto e tirato come un tavolo da biliardo, in altri cambia decisamente consistenza. Io e Marco abbiamo già guidato i nostri giocattoli, ma è poca cosa rispetto al Duel. Penso alla Scrambler ancora pulita e fighetta, alla mia giacca in pelle e alle cromature della 500X: aiuto!

Prologo. Bastano cinque minuti a motori accesi per mandare a monte i piani della vigilia. Il percorso del Duel è stabilito: scatta l’inseguimento tra fango, pozze grandi come risaie e mitragliate di sassi. Il cervello è off, la manetta aperta mentre il piede pesta con decisione sul acceleratore.

Marco incalza e mi morde la coda: non guardo dietro ma sento sbuffare il suono cupo dei 140 cavalli turbo tra le scapole. Lo so, quattro ruote su questo terreno così scivoloso sono meglio di due. Aiutano parecchio e fatico a rispondere agli attacchi, devo badare al manubrio che impazzisce tra le mani. Su e giù per le rampe, a tutta manetta sotto i nastri trasportatori alla ricerca delle traiettorie e dei punti migliori per non farsi sorpassare. La Scrambler risponde bene nello stretto, dove gira subito ed è bella bassa di baricentro per poter metter giù il piede interno in appoggio e lasciar scorrere la moto in controsterzo. La sospensione posteriore è un po’ rigida e la moto scappa bruscamente soprattutto sul fondo di ghiaia, dove spesso mi trovo a navigare in equilibrio precario… Un paio di highside hanno bussato pesantemente alla porta, ma dopo qualche giro è sfida vera ! Motore che urla, vibra e spinge. Secchiate d’acqua e fango che cancellano gli ultimi barlumi del giallo e del rosso. A malapena ci ricordiamo del team impegnato a fotografare e filmare finché, con le schede SD piene, ci fermano con un sorriso: “Ok ragazzi, buona, andiamo all’autolavaggio”. Già, non è bastata l’acqua sporca…

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