In gara a Monza nel MINI Challenge

Le piccole pesti di Oxford puntano da sempre sul “go kart feeling”. Scopriamo se è vero buttandoci in pista nel MINI Challenge dove tra caldo infernale, staccate all’ultimo sangue botti e safety car abbiamo vissuto il nostro battesimo racing a 4 ruote.

23 giugno 2017 - 5:06

Di solito questi articoli iniziano con frasi del tipo “ero li tranquillo in redazione, quando arriva la chiamata del direttore”. Un classicone del genere, che però corrisponde all’esatta verità. Io ero davvero tranquillo in redazione e mi è arrivata davvero la telefonata del direttore, anzi in questo caso del vice direttore della Gazzetta dello Sport che esordisce con un “tu come sei messo con la licenza per correre”? Risposta affermativa, la licenza ce l’ho, solo che non è quella che interessa a lui. La gara in questione è in auto, nel MINI Challenge. Gara a cui siamo stati invitati ufficialmente.
LA MIA PRIMA VOLTA

Mai avuta la licenza per correre in auto, mai avuto nemmeno l’esigenza di farla a dire il vero, ma sai com’è, con le visite mediche già effettuate e la prospettiva di mettermi alla prova al volante di un’auto da corsa non ci è voluto molto a convincermi. Auto da corsa ne ho guidate un po’, Rally e pista l’ho fatto in quei test che le Case organizzano per noi “giornalai” facendoci assaporare per qualche giro il dolce sapore dello zuccherino che ti lascia li con la bavetta. Ma una gara è una cosa differente. E forse per convincermi a tradire le moto serviva un’auto un po’ speciale. Un’auto che come dico io “fa un po’ la moto” perché la MINI JCW, corta, reattiva e agile qualche cromosoma da moto secondo me ce l’ha sparso per la carrozzeria.
CURIOSITÀ
Parto quindi per Monza con una grande curiosità. Più che altro parto anche pronto a prendere una gran paga, perché per quanto io possa essere assuefatto alla velocità e per quanto possa essere capace di guidare un’auto sono a digiuno di tutte quelle malizie che servono per andare veramente forte su quattro ruote. Almeno la pista la conosco: Monza, il tempio della velocità, 4 rettilinei lunghissimi uniti da 2 varianti divide dalla Curva Grande e poi Lesmo, Ascari, e Parabolica. Una pista dove prima di tutto servono una marea di cavalli per andar forte, ma serve anche essere a conoscenza dei “trucchi”. Divido la MINI con un collega il che di fatto dimezza la permanenza in pista, limitandola a pochi giri (circa 5) per sessione, questo per quel che riguarda prove libere e ufficiali perché poi la gara sarà tutta per me, visto che si corre una manche al sabato e una la domenica.
CORSO ACCELERATO

Meglio quindi lasciar perdere la fase del corteggiamento e fare conoscenza in fretta con la MINI che è allestita per la categoria Lite, la più vicina alla serie. In pratica, fosse una moto potremmo dire che la mia MINI JCW è una “stock” per correre con un costo calmierato (circa 36.000 euro per correre tutta la stagione). Il motore è assolutamente standard ed eroga 231 cv, la macchina viene però alleggerita di tutto il superfluo dimagrendo di circa un quintale, e poi viene allestita per correre con il classico rollbar sedile e pedaliera racing, impianto antincendio. Sospensioni (regolabili) ruote (da 20 pollici) e gomme (slick Pirelli) sono parte dell’allestimento, ma poi c’è poco di più: la scocca è assolutamente di serie e a conferma di quanto è rigido il telaio MINI non usa nemmeno una barra duomi aggiuntiva per cercare ulteriore rigidità.
TUTTO DI SERIE E CAMBIO MANUALE

E, sorpresa delle sorprese è di serie perfino l’impianto frenante! Dischi, pompa, pinze, tutto come sulla JCW che trovate dal concessionario, con l’eccezione delle pastiglie con mescola racing. Per la categoria Lite l’organizzazione è andata sul romantico per quel che riguarda il cambio, affidandosi a un classico cambio manuale a sei rapporti. Niente “paddle” o sequenziali (quello lo usa la PRO che ha anche 30 cv in più ma che è anche più costosa), qui si va all’antica con frizione e leva del cambio, e come vedremo non è facile… Le procedure di rito prevedono l’adattamento del sedile e della posizione di guida, cerchiamo e troviamo presto un compromesso tra me e il mio compagno di squadra. Il sedile è montato bassissimo sei letteralmente affossato nell’abitacolo per abbassare al massimo il baricentro dell’auto, volante minuto con rivestimento in alcantara e pedaliera d’alluminio rendono tutto molto racing. La strumentazione è di serie e non mi dispiacerebbe che fosse aggiunto un LED di cambiata perché il contagiri non è così visibile.
IRRESISTIBILE

Anche se sei l’uomo più tranquillo del mondo appena ti sei calato nell’abitacolo l’adrenalina sale. Anche la vestizione è una specie di rito indosso tutto l’underwear ignifugo: calze, calzamaglia, maglia, sottocasco. Poi la tuta, le scarpe il casco integrale e l’Hans, il collare che evita movimenti eccessivi del collo in caso di incidente. Ah come invidio i piloti di auto! Il loro “abito” è leggero lascia molto liberi i movimenti, tutt’altra vita rispetto alle pesanti tute in pelle che usiamo in moto. Capisco presto, però, che c’è anche un rovescio della medaglia. La preparazione per l’ingresso pista avviene con ampio anticipo i meccanici di legano con le cinture a 4 punti che ti “saldano” al sedile. E se fuori nei giorni di gara il termometro supera i 30 gradi, dentro ce ne sono 50! Un caldo infernale che ti prosciuga letteralmente. Non è faticoso guidare queste auto, almeno non finché non ne cerchi il limite. Non è faticoso fisicamente, ma lo è mentalmente. Perché la MINI è una macchina che va guidata, amichevolissima finché non spingi davvero, inizia a diventare un po’ “carogna” quando la aggredisci soprattutto in frenata. E perché una macchina così è davvero molto simile per filosofia a una moto di piccola cilindrata: vuole scorrevolezza, precisione, se sbagli l’uscita da una variante e perderai un mare di tempo portandoti dietro l’errore fino alla staccata successiva.

FRENI SUPER
La presenza dell’ABS mi rassicura in prima variante mi produco in pestoni sul freno che mi sembra di voler sfondare la scocca, anche quando sembra di arrivare lungo riesco sempre a inserire l’auto in curva, anche se ovviamente non sono efficacissimo. Ma non è tutto così facile, in staccata la JCW scarica il posteriore e parte “secca”, richiedendo continue correzioni mentre sei impegnato anche a scalare con un cambio che non è il massimo della precisione negli innesti e che più di una volta mi ha fatto tribolare (più in salita che in scalata a dire il vero). E poi come tutte le auto a trazione anteriore richiede una certa attenzione per scaldare bene le gomme posteriori prima di spingere davvero, altrimenti ritrovarsi parcheggiati in contromano è un attimo.
PERCORRENZA DA SOGNO
Però adoro la sua velocità di percorrenza e la reattività nei velici cambi di direzione delle varianti dove è davvero repentina e non accusa ritardi. Pensavo che i lunghi rettilinei di Monza fossero un’agonia, invece la MINI se li mangia piuttosto in fretta dandomi anche la soddisfazione di avere la migliore velocità della categoria LITE: 221 km/h alla staccata della prima variante, segno che esco bene dalla Parabolica e soprattutto stacco piuttosto avanti. Le prove ufficiali si svolgono il venerdì pomeriggio, mi montano gomme nuove davanti (dietro lavorano così poco che non serve). Sono venuto qui per vivere questa esperienza senza particolari aspettative o velleità, ma il gusto di guidare la macchina nelle libere mi ha caricato a molla e ovviamente se unisci una pista un cronometro e una classifica nessuno è immune dal morbo della competizione.
PROVA

4 giri, lanciati a tutta: non c’è fatica fisica (a parte il caldo mostruoso che ti toglie il fiato) ma una concentrazione estrema. In prima variante arrivo con l’auto che si muove come un’anguilla, mi infilo, percorro, esco, curvone a tutta fino alla sesta, altra staccata micidiale che mi fa domandare come diavolo fanno freni di serie a resistere così, scorro bene alla Roggia metto due ruote sul cordolo e sento una mitragliata di sassi sulla carrozzeria, la Lesmo 1 si fa in quarta, tutta scorrevolezza lasciando allargare l’auto fino all’erba sintetica ma facendo attenzione che almeno una ruota resti in pista (sull’asfalto) pena la cancellazione del tempo. Mi rendo conto che la mia anima motociclistica mi rende difficile far scorrere l’auto così. Per me i cordoli sono il demonio, ma quando vedo i ragazzi della Pro (che mi passano facilmente vista la differenza di prestazioni) sconfinare spesso e volentieri e tagliare la Lesmo 2 come se ci fosse un altro pezzo di pista, imparo in fretta. Serraglio, Ascari qui mi sento bene, taglio bene in ingresso, cambio direzione in quarta quinta in uscita. Questo settore (che finisce al traguardo) è quello che mi viene meglio. Giro dopo giro imparo a conoscere meglio le reazioni della piccola MINI, il movimento della coda in ingresso, se ben gestito, diventa quasi un alleato che ti aiuta a indirizzare l’auto. 4 giri il tempo scende e sto migliorando ancora quando vedo il cartello dai box con una “P”. Interpreto “PIT” ed esco, invece i meccanici mi volevano indicare solo la posizione. Perdo così il mio giro migliore e ora devo lasciare l’auto al mio compagno. Sono un vero idiota. Ma non mi lamento: il tempo di 2.14.9 mi piazza al quarto posto tra le LITE con il terzo e il secondo a pochi decimi. Irraggiungibile Giorgi il primo della mia categoria che ha dato 2 secondi al secondo… forse ha corso su un’altra pista. Lasciamo perdere le PRO che invece sembrano fare un altro sport con tempi 7 secondi al giro più veloci. Scendo comunque galvanizzato, certo di potermela giocare in gara. Ma come sempre avviene, è meglio galvanizzarsi dopo la gara piuttosto che dopo le prove…
GARA
La gara, infatti, è un’altra cosa. Parto con la posizione in griglia conquistata dal mio compagno nella gara del sabato: tredicesimo a ridosso di tutte le MINI LITE ma con 5 PRO finite dietro per problemi/penalizzazioni rimediate durante la gara del sabato. La mattina della domenica fa fresco, il vento dei balcani ha fatto scendere la temperatura di 10 gradi. Sono convinto che sarà meglio, ma scoprirò che non è proprio così.
PARTENZA LANCIATA

La partenza lanciata è un’altra esperienza da raccontare: un giro di allineamento dietro alla safety car che si toglie di mezzo all’altezza della Ascari, poi l’ultimo tratto di pista si percorre a velocità ridotta ed è un gioco di nervi e strategie. Devi essere bravo anche a non perdere di vista il semaforo nascosto da chi ti precede per vedere quando scatta il verde. Capisco solo dopo perché il pilota che mi era a fianco ha rallentato allontanandosi dal gruppo. Allo scattare del verde lui è già lanciato come una fionda e mi passa come fossi fermo. A me il giochetto riesce solo a metà, sono intruppato ma nemmeno troppo. Alla prima variante c’è più traffico che in tangenziale all’ora di punta, mi chiedo come sia possibile che nessuno si sia toccato, poi il serpentone si allunga e io capisco che la situazione è diversa dal giorno delle prove. C’è molto meno grip, l’auto sottosterza di più; forse (nonostante i ripetuti zig zag nel giro di allineamento) le gomme non sono ancora calde a dovere, forse non lo è l’asfalto (in particolare sotto il bosco) o forse la categoria precedente che ha corso usando gomme stradali ha lasciato sull’asfalto gomma incompatibile con le nostre slick. Fattostà che si scivola, molto. Infatti, all’Ascari arriva il primo botto, una MINI parte secca dietro (ricordate cosa vi dicevo sullo scaldare le gomme posteriori?) e si accartoccia contro il muro esterno: safety car. Ci rimettiamo tutti in fila a velocità moderata, le gomme tornano fredde.

Servono due giri perché il carro attrezzi liberi l’area, quando ripartiamo sono in coda al plotone delle MINI, arriviamo all’Ascari altro botto, altra MNI contro al muro. Pure io rischio, con l’auto che parte secca e mi fa rimbalzare sui cordoli strappandomi quasi il volante dalle mani. Di nuovo in coda come per andare al mare il sabato mattina, questa volta per tre giri, di nuovo gomme fredde. Ripartiamo e faccio tempo a sbagliare una marcia, uscire un po’ largo alla Roggia incazzarmi con me stesso per quanto sto sbagliando ma anche a tenere con i denti il plotoncino di Mini LITE che mi precedono. Quello che perdo nelle varianti (evidentemente non sono il mio forte) lo recupero tra Ascari e Parabolica. Sono li, attaccato. Dai che ci divertiamo! Altro botto, questa volta in parabolica. Altra Safety Car l’ultima della gara che termina mestamente al parco chiuso. 8 giri in tutto di cui sei percorsi con Safety Car mi lasciano in bocca un sapore piuttosto amaro per non aver visto dove realmente sarei potuto arrivare. Ciò non toglie che l’esperienza sia stata eccezionale grazie anche a meccanici straordinari e che, ovviamente, io abbia già voglia di riprovarci. That’s racing baby…

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