Premessa

Iniziamo con il dire che quando si tratta di gare sono cintura nera nell’autocreazione di difficoltà aggiuntive. Succedeva sempre quando correvo in moto e sceglievo un campionato battezzandolo come “papabile”. Come per magia nell’anno in cui correvo io si iscriveva una lunga lista di piloti fortissimi  a rompermi le uova nel paniere.
Il MINI Challenge a cui ho partecipando correndo a Monza nel 2017 mi lascia in bocca un gusto dolceamaro. Dolce perché tutto sommato con la MINI JCW in allestimento LITE (il più semplice con motore di serie e cambio manuale) ero riuscito a essere anche discretamente veloce. Amaro perché le due safety car in gara che ci hanno consentito di compiere praticamente solo due giri mi hanno lasciato come quando a un pranzo di nozze devi andare via all’antipasto.

Scelta oculata

Per questo motivo ho sperato che l’invito a partecipare arrivasse anche quest’anno e per il motivo di cui sopra, appena arrivato l’invito e visto il calendario del MINI Challenge 2018 ho scelto il Paul Ricard. Perché, anche se in moto, io lì ci avevo già girato. Se a Monza sono andato benino, al Paul Ricard pista sconosciuta per quasi tutti i partecipanti, parto con uno svantaggio in meno. Pista nuova per tutti = minori differenze = maggiori possibilità per me di fare bene. Insomma sono partito baldanzoso. Ma non è andata proprio così.

Che pista!

La verità è che il Paul Ricard è una pista meravigliosa ma anche molto difficile da interpretare; un giardino per come è curata, un inferno per chi ci deve guidare. La Sequenza Double Droit du Beausset – Virage du Bandor – Courbe du Garlaban – Virage du Lac che arriva dopo la mitica curva di Signes è, in particolare, un rebus la cui decifrazione richiede un po’ di tempo. Curve interminabili da percorrere tutte in appoggio, dove servono occhio, precisione, scorrevolezza. Serve far strada ma non troppa, velocità ma non troppa. Altrimenti perdi tempo, sottosterzi, distruggi le gomme in pochi giri.

Tutta per me

Fortuna vuole (o forse è semplice compensazione per i pochi giri dello scorso anno) che la MINI Cooper JCW “PRO” (la più performante con motore da 265 cv e cambio sequenziali) del promoter sia libera da impegni, e che quindi il collega con cui dovrei dividere la mia Lite migri sulla macchina “buona”. Il mio WE di gara diventa quindi un vero WE di gara perché l’auto è a mia completa disposizione per i due turni di prove libere le prove ufficiali ed entrambe le gare! Bene benissimo perché orientarsi in questa pista di quasi 6 km e prendere le misure all’auto è cosa che richiede tempo.
Io però me la prendo forse un po’ troppo con calma. Entro per le PL1 con la grinta del nonno che va in posta a pagare le bollette. Mi dimentico che in pista non si frena, si stacca e che i cordoli vanno aggrediti non evitati. Le curve finali le affronto poi in modo troppo motociclistico, con traiettorie troppo rotonde, stresso troppo la spalla, perdo un mare di tempo.

Scuola guida

La mia MINI cerca di assecondarmi, anzi a dirla tutta trovo un’auto ancora più facile di quella dello scorso anno, più stabile in staccata (per quanto sto staccando ora…) e meno propensa a partire con il posteriore in frenata. Ma non è che mi può insegnare a guidare. In alcune curve percepisco di essere lento, in altre non ho ancora capito la marcia da usare. 2.37.7 il cronometro mi vuole male. Il distacco dai migliori della categoria Lite si misura con la clessidra, peggio di me credo abbia fatto solo il camion dei pompieri. Ho le orecchie bassissime.

Cambio di passo

Ok. Una volta realizzato che tutto quello che avevo pensato era completamente sbagliato, mi rimbocco le maniche ed entro nelle PL2 con ben altra convinzione. Mi aggancio a due LITE (riconoscibili per il tetto nero) inizio a staccare come si deve, inserisco deciso, inizio a usare marce le marce giuste (la MINI va fatta correre, non urlare, il quattro cilindri turbo da 231 cv tira fuori dalle curve a regimi che non penseresti di usare). Non le mollo, non le mollo! 4 giri a tutta, in cui riesco a non farmi mancare nulla, compreso un giro con il pedale del freno a fondocorsa, a causa di un peso di bilanciamento che, staccandosi dalla ruota, ha trascinato il tubo del freno causando una perdita di liquido. Un’eventualità che capiterà una volta su un miliardo e che mi fa perdere gli ultimi preziosi minuti del turno. Scendo di 3 secondi e mezzo, ma ovviamente man mano che imparano la pista scendono anche gli altri. La posizione non migliora, ma almeno riduco il gap con i più veloci. Sto progredendo.

Occhio alle gomme

Ai box Stefano Gabellini, il patron del Challenge mi prende da parte e mi “cazzia” gentilmente mostrandomi le gomme anteriori. “Guarda che se guidi così non finisci la garaSto guidando in modo troppo aggressivo, troppo sottosterzo, le due gomme anteriori (che a mia discolpa erano usate come si usa fare per prassi nelle libere) sono alle tele. Ok, Stefano, messaggio ricevuto. Per questo motivo durante l’unico turno di qualifica che ci viene concesso cerco di cambiare un po’ stile di guida, le traiettorie negli interminabili curvoni si fanno meno tonde e più “spigolate” lascio correre di più la MINI, impegno meno la spalla. Ma, soprattutto, più giro, più imparo il tracciato, più guido meglio.

Bene, ma non benissimo

Come da prassi il team mi monta due gomme anteriori nuove per le qualifiche, ne ho due set per un totale di due tentativi da 4 giri ciascuno il circuito è lungo e tempo non ce n’è molto. Quelle gomme saranno le stesse che utilizzerò per le due gare. Devo spingere al massimo ma senza devastarle, ad ogni curva vedo la faccia di Gabellini che mi sgrida, ma nei due tentativi riesco a scendere ancora, arrivo a 2.32.4. Durante l’ultimo giro disponibile il lap timer mi segnala un corroborante -1.10 sul mio tempo migliore fino a quel momento, significherebbe scalare la classifica di un bel po’, ma nel tratto finale ho dietro due Pro che bussano. All’ultima curva una si infila senza chiedere il permesso, perdo tutto il tempo che ho guadagnato. Nel giro di raffreddamento sono così arrabbiato che chiamo in causa Dei ormai dimenticati.

Gara 1

Sabato pomeriggio Gara 1 racconta di una bagarre con un paio di LITE. Vedo i più veloci fuggire. Mi rendo conto del mio vero limite. Fino a che c’è da fare un giro veloce guidando da solo o magari inseguendo un altro pilota è tutto ok. Ma la partenza lanciata è una malizia che sono ancora lontano dall’aver imparato, inoltre mi mancano un po’ “gli spazi” e la cattiveria necessaria per buttarsi nella mischia e rischiare un sorpasso. Il “contatto” non è una cosa prevista in moto, nelle quattro ruote è invece quasi la norma. Se non c’è spazio, te lo crei. Occorre farci l’abitudine.

Tutte uguali

Con auto così simili nelle prestazioni, del resto, funziona come nelle moto di piccola cilindrata. Il limite arriva presto, poi occorre mettere in conto l’azzardo altrimenti non passi. Ma sono ospite, qui c’è gente che paga, e non mi piace far danni.
L’importanza di fare buone qualifiche è comunque fondamentale e lo capisci nei primi giri, quelli in cui nel MINI Challenge succede davvero di tutto, tra toccatine testacoda, tagli di variante e coni segnaletici che volano assieme a qualche appendice aerodinamica. Perdere il contatto con il gruppo “buono” in mezzo a questa babilonia è un attimo, ricucire difficilissimo, ma combatto, sorpasso e vengo risorpassato. Sto comunque godendo. L’immaginetta di Gabellini sul cruscotto con scritto “ricordati delle gomme” mi rende particolarmente accorto negli appoggi e un po’ meno aggressivo di quel che servirebbe. Quando vedo “last lap”, le gomme non sono più un problema. Spingo come mai, sono vicinissimo al mio diretto avversario che mi chiude tutte le porte. Entrambi azzardiamo in staccata, con le MINI che vanno da tutte le parti. 2.31.471 stacco il mio giro veloce all’ultimo giro della gara è il terzo giro veloce in assoluto delle LITE. Segno che avevo margine.

Gara 2

Gara 2 è una storia diversissima nella scenografia un po’ meno nel risultato. In poche ore siamo passati dall’estate al pieno inverno. Da 20 gradi a 6, dal sole che abbronza al diluvio universale. Piove così forte che alcune gare vengono sospese, c’è il rischio di andare a casa senza correre. Restiamo un’ora in auto ad attendere il permesso di partire, ma i motoscafi che passano in pista fanno capire che non è cosa. Ci rilassiamo, e mi dedico al buffet dell’hospitality MINI. Ma la pioggia cala, al secondo giro di buffet arriva la notizia “tutti in macchina, all’una e trenta partiamo” guardo l’orologio segna l’una e 10, temo non avrò tempo di digerire la burrata con pomodori che ho appena ingurgitato…

Rain, queste sconosciute

Di nuovo in auto pronti a partire con una ulteriore incognita a rendere pepato il mio fine settimana: le gomme rain. Chi le ha mai provate in auto? Io no. Per motivi di sicurezza la partenza avviene dietro alla safety car, in quei quattro giri capisco che l’assetto scelto dal team e le gomme rain potranno sorprendermi. Avevo il terrore di partire in testacoda ad ogni curva, ma scopro che in realtà le rain posteriori si scaldano e “attaccano” anche prima delle slick. Mi serve qualche giro per trovare il coraggio di affondare veramente l’acceleratore, ma vedo che anche gli altri la stanno prendendo un po’ più con le molle. Giro dopo giro miglioro il tempo, ora sono in bagarre non più con una ma con tre Lite. Cerco di essere delicato con lo sterzo non voglio smangiare le gomme anteriori, la MINI “smusa” nei curvoni più lunghi, la Signes con il bsagnato ti fa stingere un po’ le chiappe. Ma non faccio cavolate e stavolta sono nel gruppetto buono, il primo è a vista, non è lontano, siamo tutti li. Il bagnato evidentemente livella un po’ le prestazioni e rende la cosa molto divertente. Sono aggressivo, cerco traiettorie alternative (meno gommate) stacco forte quasi quanto sull’asciutto (grazie ABS) e non perdo terreno anzi il mio gruppetto ricuce lo strappo con i primi. Ultimo giro come quello di gara 1 siamo sempre io e il mio “amico” a battagliare (facendo ancora una volta il giro veloce), chiudo quinto a un paio di secondi dal vincitore. Mi sono divertito come un bambino. Guidare così sul bagnato è una goduria! E stavolta di giri ne ho fatti un bel po’… Thank U MINI.