Infiniti QX50 Concept: look futuribile e motore hi-tech

Questo prototipo prefigura un nuovo SUV di taglia media e anticipa l'arrivo di nuove tecnologie, come un motore a compressione variabile, potente ma parco nei consumi

23 gennaio 2017 - 18:01

La nuova Infiniti QX50 Concept che ha sfilato sotto i riflettori del NAIAS di Detroit ha ottimi motivi per fare parlare di sé. Il primo è sotto gli occhi di tutti ed è la sua linea. La carrozzeria segna infatti un’evoluzione dello stile dei modelli attuali senza però tanti voli pindarici. Le sue forme, esaltata da una verniciatura metal flake, sembrano pronte per uscire da una catena di montaggio già in un futuro prossimo e l’esperienza insegna come in passato diversi prototipi Infiniti siano poi entrati in produzione senza tante modifiche. Rispetto alla gamma in listino i tratti si fanno più filanti e dinamici, specie a livello delle fiancate, mentre il muso guadagna grinta e sportività, complici le nervature sul cofano. Proprio quel che serve per dare slancio e presenza scenica un SUV di taglia media. E l’interno non è da meno, con pregiati pellami cuciti con una tecnica esclusiva e legno di frassino con finitura a poro aperto. Il pilota è coccolato da finiture curate nei minimi dettagli e supportato da sistemi elettronici che – in attesa di arrivare alla guida autonoma – vestono i panni del copilota, aiutandolo a gestire le fasi più delicate e impegnative ma lasciandogli il pieno controllo e il piacere della guida.

L’altro asso a disposizione della Infiniti QX50 Concept non è nella manica ma sotto il cofano. Si tratta infatti del motore, un due litri sovralimentato che adotta la tecnologia VC-Turbo, di cui abbiamo già parlato pochi mesi fa ma su vale la pena di tornare. La sigla VC sta per Variable Compression e dice come in questo motore non ci sia un unico valore per il rapporto di compressione, che è poi il rapporto tra i due volumi che si misurano nel cilindro quando il pistone si trova al punto morto inferiore e al punto morto superiore. Un valore più alto caratterizza di solito i motori più efficienti e con bassi consumi, mentre uno più basso è di norma sinonimo di prestazioni elevate. Come illustra bene il video, la trovata geniale sta nell’aver pensato di introdurre uno snodo, una specie di ginocchio a livello dell’imbiellaggio sull’albero motore, capace far salire il pistone nel cilindro non sempre fino allo stesso punto ma ad un’altezza variabile, in base alla potenza richiesta. In termini concreti, il rapporto di compressione di questo motore può variare tra 14:1 e 8:1. Potenza e coppia massime sono rispettivamente di 272 cv e 390 Nm, valori degni di un V6 ma con un consumo che si annuncia inferiore di un buon 27%. E anche questa meccanica pare ormai in dirittura d’arrivo per l’industrializzazione.

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