Maserati Ghibli: punto di rottura

L’antenata dell’attuale coupé a 4 porte scardinò il design degli Anni ’60, dando vita a un nuovo trend stilistico. Era mossa da un V8 4.7 da 335 cv.

5 agosto 2015 - 10:08

Punta a raggiungere le 75mila unità vendute nel 2018. È in crescita nei Paesi emergenti ed è recentemente sbarcata in India. Maserati ha ambiziosi programmi d’espansione che vedono la coupé a quattro porte Ghibli protagonista del mercato degli anni a venire. Ghibli, però, ha anche un mirabile passato. Tutto ebbe inizio nel 1967…

Da tradizione per Maserati, fu chiamata come un vento; più precisamente ispirandosi al nome libico per lo Scirocco. Identificata con la sigla Tipo AM115, la coupé italiana era mossa da un V8 4.7 da 335 cv e 402 Nm di coppia collocato in posizione anteriore longitudinale e caratterizzato dalla distribuzione a doppio albero a camme in testa per bancata e 2 valvole per cilindro. L’alimentazione era affidata a 4 carburatori Weber 38 DCNL. Nacque per assicurare un’erede alla 5000 GT che non aveva riscosso grande successo; da quest’ultima mutuava solamente la configurazione 2+2 dell’abitacolo, mentre la carrozzeria era in acciaio e i fari a scomparsa. Quest’ultima una raffinatezza e al tempo stesso una scelta stilistica particolarmente amata negli Anni ’60.

Fu disegnata da Giorgetto Giugiaro, allora in forze presso la Carrozzeria Ghia, che ideò un frontale a bocca di squalo: un’innovazione che avrebbe segnato il trend stilistico dei decenni seguenti. La Ghibli, infatti, non raccolse alcuna eredità del passato, bensì si propose sin dal debutto come un punto di rottura con la consuetudine. Meno rivoluzionaria, al contrario, la meccanica: analogamente alla stragrande maggioranza delle GT top level del tempo, erano disponibili sia una trasmissione manuale a 5 rapporti, sia un cambio automatico a 3 marce del tipo mediante convertitore di coppia.

La vettura perfetta? Non del tutto. Stonava, in proposito, la scelta di un retrotreno ad assale rigido con molle a balestra, meno performante rispetto alla soluzione a ruote indipendenti, mentre i consumi… lasciavano a bocca aperta! La Ghibli era infatti una vera e propria “idrovora”. Per garantire ai clienti un minimo di autonomia, la Casa modenese dovette ricorrere a due serbatoi da circa 50 litri; motivo per il quale era presente un bocchettone per il rifornimento lungo entrambe le fiancate. La vettura si faceva perdonare grazie alle prestazioni: scattava da 0 a 100 km/h in 7,6 secondi e raggiungeva i 248 km/h nonostante un peso “importante” (1.650 kg).

Nel 1969 venne presentata la versione spider e lo stesso anno debuttò la SS, mossa da un V8 4.9 da 335 cv. Uscì di produzione nel 1973, sostituita dalla Khamsin. Il nome Ghibli è tornato a vivere nel 1992 grazie alla coupé disegnata da Marcello Gandini, dotata di un V6 biturbo da 2,0 o 2,8 litri, e all’attuale coupé a 4 porte.

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