Mansell e il “giro a vita persa” a Silverstone nel 1990: pole position

La stagione 1990 di Formula 1 è famosa, purtroppo, per il brutto epilogo di Suzuka: l’incidente tra Senna e Prost che mette fine, a favore del primo, alla lotta per il titolo mondiale. Peccato sia andata così, perché quanto di buono si è visto in pista nel corso dei 16 GP è andato nel dimenticatoio. Per tutti, ma non per noi. E non per chi certe cose le ha vissute in prima persona: Nigel Mansell, per esempio, che proprio di Prost è compagno di squadra in Ferrari, nel ’90.

QUASI UN SECONDO DI DISTACCO AL COMPAGNO DI SQUADRA…

Mansell Ferrari pole position silverstone 1990Il Leone d’Inghilterra, e mai soprannome fu più azzeccato, è autore di una prestazione paurosa, letteralmente, nel corso delle qualifiche del Gran Premio di Gran Bretagna, che il 15 luglio del 1990 si disputa a Silverstone. L’inglese firma la pole position con il tempo di 1’07”428. 643 millesimi più veloce di Senna, 818 rispetto a Berger (entrambi su McLaren, una McLaren velocissima…) e, soprattutto, 908 millesimi più rapido di Prost – 4 volte Campione del  Mondo, non uno qualunque – a parità di macchina. Riviviamolo insieme a Mansell, questo giro, come l’ha raccontato al giornalista inglese Tom Clarkson per F1 Beyond the Grid.

LE GOMME DA QUALIFICA

Mansell Ferrari pole position silverstone 1990“Prima di tutto considera che per me il GP d’Inghilterra era il più importante dell’anno. E poi bisogna tenere conto che all’epoca avevamo le gomme da qualifica. Risultato: curva Stowe, flat, in sesta marcia. Club, flat. Abbey, flat. (Per i pochi che non lo sapessero, flat significa “pieno gas”, ndr). La fiducia in queste gomme doveva essere totale, bisognava dare il tutto e per tutto, sapendo che la differenza con quelle da gara poteva anche essere di 2/3 secondi al giro.

RISCHIATUTTO

“E poi ci si doveva «affidare» anche perché di pneumatici da qualifica non ne avevamo molti a disposizione. Non c’era dunque margine per provare, per capire quanto poter spingere e quanto a lungo queste gomme potessero durare. Poteva anche succedere che nelle ultime due o tre curve del giro buono andassero letteralmente a pezzi. Il pilota doveva sentire tutto. Il grip del battistrada, l’auto, la pista, ogni più piccola cosa. La fiducia doveva essere ancora più «cieca» del solito e persino più grande del proprio stesso talento”.Nigel Mansell tuta Ferrari“Non sto esagerando, potete chiedere a qualsiasi altro pilota di quel tempo: le gomme da qualifica offrivano così tanto grip che spesso, dopo una curva, ti ritrovavi a dire «dannazione, potevo farla molto più velocemente, ma è troppo tardi e non ho una seconda possibilità». Pensate che la forza di accelerazione, durante il giro di qualifica, tra la Magots e la Beckets, toccava picchi di 9,5 g. Gli occhi del pilota si incrociavano, letteralmente, per qualche istante. Era assolutamente sensazionale, fantastico”.