Nuova Stratos, il mito ritorna

Un appassionato tedesco, Michael Stoschek, ha deciso di far rivivere la Lancia che ha segnato un'epoca nei Rally. In soli 25 esemplari, prodotti guardacaso a Torino. Ripercorriamo la genesi del modello originario

15 febbraio 2018 - 10:02

Era da un po’ che Michael Stoscheck, più noto come Chairman di Bose, covava l’intenzione di produrre in piccola serie una nuova Stratos. Dopo l’esemplare unico fatto costruire da Pininfarina nel 2010, ecco il modello di serie: per il Salone di Ginevra 2018 la Nuova Stratos sarà infatti pronta. Prodotta, in soli 25 esemplari, dai sapienti tecnici della Manifattura Automobili Torino.


L’AUTO PER I RALLY
La città, per chi non lo sapesse, che ha dato i natali alla Lancia Stratos. Un’auto anti-convenzionale già allora e nata con un solo scopo: vincere nei rally. La storia della coupé a due posti della Lancia affonda le sue radici nel 1970, quando il team della carrozzeria Bertone cominciò a pensare alla novità che avrebbe mostrato al mondo al Salone di Torino di quell’anno. Fra questi, anche Marcello Gandini, il papà della Miura. Si decise, dopo qualche ripensamento, di costruire un prototipo con motore centrale e trazione posteriore: venne quindi acquistata una Lancia Fulvia di seconda mano, piuttosto malmessa, per ricavarne propulsore e cambio.

IN PRINCIPIO FU LA ZERO
Così, al Salone di Torino del 1970, Bertone presentò il prototipo Zero, che stupì i visitatori grazie alla sua avveniristica forma a cuneo e alle dimensioni “extrasmall”: lunga solo 3580 mm e largA 1879 mm, la futura Stratos contava su un’altezza estremamente ridotta (840 mm). Tra i visitatori del Salone, uno in particolare se ne innamorò: Cesare Fiorio, allora promettente e giovane direttore del Reparto Corse Lancia. Secondo Fiorio, infatti, la Zero sarebbe diventata la nuova arma della Lancia nel Rally, per pensionare l’ormai vecchia Fulvia Coupé. Così, il 17 febbraio del 1971 Nuccio Bertone presentò la concept Zero ai vertici della Lancia, nelle persone dell’Ingegner Pierugo Gobbato e Umberto Agnelli. Che diedero il via libera al progetto. Ma con alcune modifiche: ecco perché in fretta e furia Gandini dovette rimettere mano alla Zero, ingrandendola e alzandola un po’.


500 MOTORI DALLA FERRARI
Ci riuscì qualche mese dopo, quando la Stratos fece bella mostra di sé al Salone di Torino: il nome arrivava da un aeromodello acquistato da Gandini, che si era appassionato al volo grazie ad un giovane collega. Ma era ancora troppo presto per vederla su strada: mancava il motore giusto. Nel 1972, dopo estenuanti trattative, la Lancia riuscì a strappare ad Enzo Ferrari la fornitura del motore V6 da 192 CV della Dino 246 GT, che equipaggiò la nuova creatura. Nel frattempo, prima di cominciare la produzione, il passo (2160 mm) venne allungato a 2180 mm mentre le sospensioni posteriori a quadrilateri vennero abbandonate in favore di un più economico schema McPherson. Nulla a che vedere con la Nuova Stratos, che è destinata a montare il non plus ultra della meccanica mondiale, compreso un motore accreditato di 550 CV.


IL PROBLEMA DEI PORTAMOZZI
Proprio queste crearono non pochi problemi nei primi test, al Tour de Corse 1972: nonostante i calcoli degli ingegneri, i portamozzi scatolati non erano in grado di sopportare i carichi generati dal motore. Ecco perché la squadra HF e Sandro Munari, colui che più di tutti ha amato la Stratos, non riuscirono, almeno inizialmente, a trovare soluzione ai continui serpeggiamenti in rettilineo. Quando s’individuò e si risolse il problema, la Stratos divenne un’auto in grado di sbaragliare la concorrenza: dal 1973 al 1979 vinse ben 6 titoli nei rally, 3 mondiali e 3 nel campionato europeo.


SNOBBATA DAL PUBBLICO
Quando la Lancia iniziò la vendita degli esemplari stradali, nel 1973, ben pochi clienti s’interessarono alla Stratos, offerta per di più ad un prezzo piuttosto basso in rapporto ai contenuti offerti. Fino agli Anni ’80 se ne trovavano diverse invendute, a poltrire sotto uno spesso strato di polvere nei garage sotterranei dei concessionari ufficiali Lancia. Oggi, invece, chi ce l’ha se la tiene stretta, perché questa coupé ha un valore quasi inestimabile. Alte quotazioni, molto probabilmente, anche per la Nuova Stratos, che sarà costruita praticamente sulla base delle specifiche del cliente. Per un mezzo che continuerà a far parlare di sé. Anche senza portare, sopra il cofano, il Marchio Lancia.

 

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