Nel 1997, lo studio di sviluppo britannico Codemasters pubblicò su PlayStation (la prima, indimenticabile PlayStation) un racing game bastardo e adorabile, progettato per glorificare la dedizione in pista e per annientare – con dolore – l’approccio casual. TOCA Touring Car Championship era puro e autentico gameplay, talmente impietoso e avido di dedizione, da risultare inizialmente odioso.

Dietro la sua scorza di poligoni maltagliati, però, pulsava un sistema di guida a dir poco appassionante, da metabolizzare lentamente e con gusto, attraverso lunghe sessioni di pratica e centinaia di chilometri virtuali.

I numeri di TOCA Touring Car Championship non erano propriamente sensazionali, specie se paragonati a quelli di un racing game attuale. Otto vetture derivate dalla produzione di serie (Ford Mondeo, Vauxhall Vectra, Nissan Primera, Peugeot 406, Renault Laguna, Audi A4 Quattro, Volvo 540 e Honda Accord), otto tracciati (Donington Park, Silverstone International, Thruxton, Brands Hatch, Oulton Park, Croft, Snetterton e Knockhill), quattro possibili visuali (due esterne e due interne all’abitacolo) e tre modalità di gioco (Campionato, Gara Singola e Prova cronometrata).

Ciascuna auto, tenetevi forte, era “assemblata” con 250 poligoni.

Ovviamente, il gioco vantava la licenza esclusiva ed ufficiale del British Touring Car Championship, dove si correva notoriamente senza scrupoli e con il piede pesante.

TOCA non era una raffinata vetrina automobilistica in stile Gran Turismo, ma un simulatore di guida ruvido e burbero, realizzato non tanto per compiacere le masse, quanto piuttosto per entusiasmare i piloti virtuali più coraggiosi e testardi. Andava guidato – e non esagero – con milioni di minuscoli colpetti sulla croce direzionale del joypad (era supportato sia l’innovativo stick analogico che il Namco neGcon).

Più che un sistema di controllo, si trattava di una bestia avida d’infinitesimale precisione sulla croce direzionale, pena il testacoda anche in rettilineo, senza apparente motivo o ragionevole preavviso. TOCA, insomma, era solo per chi riusciva a capirlo. Era l’incubo dei neopatentati virtuali e la beatificazione di tutti gli hardcore driver.

Nonostante il modesto senso di velocità restituito, il titolo di Codemasters dispensava preoccupazione e adrenalina ai massimi livelli. Affrontare la prima staccata nella posizione di testa era una condanna a morte certa, emessa con rombo plenario dagli aguzzini che scalpitavano nelle retrovie. E ancora, c’era il rischio (elevatissimo) di incappare in penalità o (molto più facilmente) in guasti meccanici. Riuscire a piazzarsi anche solo quinti, in una gara dove tutto sembrava perso, sotto il diluvio universale di Silverstone, con l’auto accartocciata, la scatola del cambio danneggiata e l’impianto elettrico in tilt… era però motivo di grandissimo orgoglio e soddisfazione.

Nel novembre del 1998, con Gran Turismo già nei negozi e la rivoluzione di un nuovo automobilismo virtuale, senza dubbio più raffinato e voyeuristico, Codemasters mantenne fede alla licenza, consegnando a tutti gli appassionati TOCA 2 Touring Cars. Il risultato, controller alla mano, si rivelò senza dubbio più godibile e permissivo rispetto a TOCA Touring Car Championship, pur mantenendo inalterato l’elevato impegno richiesto al giocatore. Il gioco introdusse il meteo variabile, le soste ai box, due manches per gara, l’opzione Link Up per collegare due PlayStation in parallelo e due televisori, la possibilità di lavorare (sommariamente) sull’assetto delle auto, texture rinnovate nell’aspetto e nei dettagli, una risoluzione in video di 512×240 pixel e nuovi campionati monomarca (inclusi i prototipi da corsa).

Codemasters ha consegnato alla storia dei racing game due titoli dal fascino unico, sofisticato ed esclusivo, ché bastava un quattordici pollici Mivar per correre senza pietà e conquistare il titolo virtuale del campionato inglese di Super Turismo.

Dopo vent’anni, un solo messaggio per Codemasters: #MakeTOCAGreatAgain! #PS4