Prova Kia Optima Plug In Hybrid. Il mondo perfetto?

Oltre 2.500 km al volante della nuova ammiraglia Plug-In di Kia per scoprire che con un minimo di infrastrutture quello delle ibride può essere veramente il mondo perfetto. Per ora.

1 febbraio 2017 - 14:02

La voglia di staccarci dal dio petrolio è sempre più forte, basta guadarsi intorno per capire come abbiamo lentamente spostato le nostre attenzioni sui consumi cercando di rendere, nonostante tutto, la società meno “energivora”. Led al posto delle lampadine tradizionali (consumano 10 volte meno), pannelli solari sui tetti, energia eolica e così via. E l’auto? Se guardiamo all’efficienza dei motori, abbiamo fatto davvero passi da gigante una volta i 10 km/litro erano più la norma che l’eccezione, oggi ci sono supercar capaci di fare molto meglio. Ma, ovviamente, il mondo si evolve molto rapidamente.

Dato per scontato che la mobilità elettrica (a parte qualche eccezione) è ancora troppo limitante per l’utilizzo la soluzione ibrida plug-in, sembra davvero quella che a breve-medio termine è in grado di accontentare molti utenti. Sempre che le infrastrutture facciano un altro passo avanti, l’ibrido Plug-in annulla i problemi di autonomia dell’auto puramente elettrica (anche se ultimamente quest’ultime hanno migliorato parecchio viaggiando attorno ai 300 km), perché una volta finita la carica elettrica procedi con il motore, ma più spesso ricarichi meno consumi. Per queste auto sono dichiarati consumi risicatissimi, quelli ottenuti in condizioni ideali, quasi si avesse una prolunga sempre sottomano per ricaricare.

Ma, cosa succede se ci spostiamo nella vita reale? Come ci si muove con una ibrida plug-in? Quanto si consuma veramente? Mi si è presentata l’occasione di questo test-verità durante il periodo Natalizio quando ha avuto per le mani una Optima PHEV, l’ultima nata di casa Kia, con tecnologia Ibrida Plug-In.

Auto che ho utilizzato normalmente non solo per il classico commuting casa-scuola-ufficio-casa, ma anche per trasferimenti vacanzieri verso mete montane. Premetto che ancora oggi la scelta di questo tipo di auto deve essere oculata e soggetta a differenti fattori. Prima di farvi ammaliare dai consumi da Piaggio Ciao promessi da sibaritiche berline fatevi le seguenti domande e rispondetevi con molte sincerità. Che uso faccio realmente dell’auto? Quanto commuting? Quanta autostrada? Quanti viaggi oltre i 100 km la settimana? Quante possibilità ho di ricaricare la batteria durante la settimana? Sono domande fondamentali per far pendere la bilancia verso un’auto Ibrida Plug-in o un bel Turbodiesel…

Nel mio caso la situazione è virtualmente accettabile nei confronti dell’ibrido: 76 km per andare e tornare dall’ufficio, possibilità di ricaricare l’auto in box (da una presa normale da 10 ampere senza aver mai fatto saltare la luce) possibilità di ricaricare, anche se non sempre l’auto in ufficio. E poi qualche spostamento lungo in cui viaggiare a motore. Le premesse con cui mi siedo a bordo dell’abitacolo della Kia sono quindi ottime. Programmo la prima ricarica notturna (si fa direttamente dallo schermo touch dell’auto, così si possono scegliere orari in cui c’è meno assorbimento in casa e l’elettricità ha tariffe agevolate). 6 ore collegati a una normale presa e la Kia è pronta per il mio primo tragitto casa-ufficio. La promessa è quella di 50 km di autonomia in mobilità puramente elettrica, e la Optima la mantiene appieno. Anche se con il freddo che fa il motore si accende di tanto in tanto per alimentare i servizi come riscaldamento e altro, arrivo in ufficio guidando solo in elettrico, con ancora 12 km di autonomia e senza andare a passo di lumaca, ma viaggiando anche a 130 orari in autostrada senza problemi. Insomma sto nel traffico, accelero come il traffico, non lo rallento. Nella normale mobilità di giorni poco affollati come quelli post natalizi (nel traffico intenso sarebbe anche meglio) la Kia si muove rapida e silenziosa. Ottimo. Quando spengo l’auto davanti alla redazione l’indicatore indica 0.8 litri per 100 km (per le famose accensioni dovute ai “servizi”).

Riattacco la spina. Come sempre accade la guida di un’auto ibrida impone qualche regola per dare il meglio sul fronte consumi. Niente staccate ma frenate “lunghe” per sfruttare l’effetto rigenerativo del power train elettrico; niente affondi sul gas ma guida fluida. In questo modo si riesce a migliorare l’autonomia elettrica non di poco. Sono ovviamente consigli generici che vanno bene anche per le auto normali, ma in questo caso diventano ancora più fondamentali. Intanto la batteria si è ricaricata e io torno a casa, ancora in elettrico, con l’indicatore di livello del carburante inchiodato sul pieno e quello del consumo fermo a 0,8 litri/100 km. Certo, direte voi, così è facile ma mica tutti hanno questa possibilità. Vero ma io con la Kia sono andato oltre. Caricati sci e bagagli (a proposito peccato che non ci sia il tunnel centrale per infilare gli sci… e il bagagliaio è piuttosto piccolo, arriverà presto la SW), mi dirigo figli al seguito verso le Dolomiti.
Autostrada. Tanta, troppa per una Ibrida che in queste condizioni soffre senza dubbio. Ha più peso da portarsi dietro e il motore termico di solito non è una furia per cui potrebbe consumare addirittura di più di un’auto a benzina normale. La batteria mi supporta per 50 km pieni di tangenziale, nonostante faccia molto freddo e noi viziati sfruttiamo i riscaldamenti di volante e sedili (anche quelli posteriori!!) utenze che senza dubbio assrobono parecchia energia.

Poi parte il termico e si va, velocità tutor costante. La Kia viaggia che è un piacere, restando silenziosissima e super confortevole anche quando lavorano i 4 cilindri. Una ammiraglia vera, senza dubbio. Il consumo medio ovviamente cresce, ma con meno fretta di quello che pensavo. Alla classica sosta pranzo ad Affi scopro con sorpresa che oltre ai 10 supercharger installati da Tesla, è spuntata anche una colonnina elettrica per ricaricare altre auto. Free, senza pagare. C’è una Nissan Leaf collegata, “attacco” anche la mia Kia a ricaricare. Con questi supercharger la ricarica è decisamente più rapida, 2 ore e mezza al massimo e riparti con il pieno. Noi siamo più veloci con il pranzo, ma comunque riesco a conquistarmi altri 15 km in elettrico. Quando arrivo a Corvara sono arrivato a 6.7 litri per 100 km. Ho percorso circa 1.000 km e sto utilizzando ancora il primo pieno da quando ho ritirato l’auto una settimana prima. Ho anche una piccola carta da giocarmi. Sono a conoscenza del fatto che il comune di Corvara dispone di una colonnina di ricarica, la trovo, anche se non dispongo del cavo di ricarica rapida ma solo dell’inverter normale, la tradizionale presa a 220 Volt presente nella colonnina mi consente di ricaricare l’auto mentre mi concedo qualche pista senza neve….

Riparto con il pieno di elettroni sottoponendo il power train elettrico della Optima a una fatica supplementare: portarci in cima al passo Gardena. 11 km di salita con un dislivello di 700 metri. Quando arrivo in cima la batteria è all’11% di autonomia, (ma sono salito solo con la forza del motore elettrico) normale vista la scalata ma poi inizia la discesa, lunghissima, fino a ponte Gardena, ovviamente il motore a pistoni resta sempre spento, gioco di scaltrezza sfruttando al massimo la frenata rigenerativa, quando entro in autostrada a Chiusa ho ricaricato fino al 62 percento guadagnandomi altri 27 km di mobilità elettrica. Quando riparte il motore termico ho percorso circa 80 km dalla partenza. Scendo veloce dall’autostrada del Brennero, non ho tempo di ricaricare ad Affi anche se mi piacerebbe tanto, ma ho fretta e torno a casa. Di nuovo auto in garage di nuovo attaccata alla spina, ma ricarica dell’auto sta diventando per me un’abitudine pari a quella di ricaricare il cellulare. Da qui seguono giorni di commuting, carico, mi sposto, carico. Ogni giorno “guadagno” 0,1 l/100 km di consumo i km percorsi sono oltre 2.000 Tutto questo mi fa capire ovviamente che a lungo termine nell’utilizzo quotidiano questa scelta è assolutamente vincente. 5.8, 5.5, quando riconsegno la Kia sono arrivato a 5.1 litri per 100 km. Degli oltre 2.500 km percorsi oltre 1.000 li ho affrontati su tangenziali e autostrade, talvolta con l’auto carica. Se andassi avanti a fare casa ufficio potrei arrivare veramente ai consumi dichiarati. Il che mi convince che, in determinati utilizzi l’ibrido plug-in è davvero la scelta vincente.

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