Prova Mercedes SLK 250 CDi Sport

La roadster tedesca si fa diesel e adotta il nuovo motore 2.1 da 204 cv. Il divertimento non cambia, il portafogli ringrazia

Era da parecchio che si parlava di una SLK con motore Diesel, fin dal momento in cui Mercedes aveva mostrato le prima foto della terza generazione della sua Roadster Coupé. La conferma è arrivata sotto i riflettori del Salone di Francoforte 2011, dove la SLK 250 CDI è diventata realtà. Un motore, questo quattro cilindri 2.143 cc da 204 cv, che nei piani di Mercedes è assolutamente strategico, tanto che lo troviamo praticamente su ogni modello in gamma; compresa, appunto, la SLK a cui questa motorizzazione si adatta senza alcuna crisi di rigetto, soprattutto se abbinato c’è il nuovo cambio 7g Tronic Plus, come nell’auto in prova. Arrivata nel 2011, la Mercedes SLK terza generazione non ha stravolto stilisticamente un progetto che prende il via nel 1996 e che, con il suo tetto rigido, ha contribuito a rilanciare la moda della Roadster Coupé in tutto il mondo. Il design, tuttavia, è cambiato profondamente: impossibile confondere la nuova SLK con quella precedente: quella di oggi è nerboruta, più sportiva senza essere leziosa e con la Stella a tre punte giustamente ostentata.LIVEQualcuno storcerà il naso di fronte a un motore diesel sotto il cofano di una Roadster. Detto questo, credo che tutti dovremmo avere superato questi tabù. Il diesel è diventato, volendo, un motore molto sportivo, corre in pista, vince le 24 ore e quindi sotto quel cofano ci può stare eccome. Le prestazioni: la SLK 250 CDI scatta da 0 a 100 all’ora in 6,7 secondi, riprende da 80 a 120 in soli 4,3 secondi e, dando fondo all’acceleratore, tocca i 243 km/h di velocità massima. Però ha anche una vocazione economica: stando leggeri con il piede non si allontana molto dai 4,9 l/100 km dichiarati. Tutto per 43.114 euro, se vi accontentate della versione Sport.  Perché con 4.480 euro in più si può avere l’allestimento Premium, che offre di serie anche il pacchetto estetico AMG con cerchi da 18 pollici, interni in pelle, navigatore, fari bixeno con lavafari e abbaglianti automatici e assetto sportivo. Perché rinunciarci?Di gran livello la dotazione di accessori, tra cui è impossibile non citare i numerosi gadget elettronici visti sulle altre Mercedes più recenti: parliamo dell’Attention Assist, che valuta l’attenzione del pilota e lo invita a fare una sosta se avverte il rischio di un colpo di sonno; il Distronic Plus, un cruise control che gestisce anche la distanza di sicurezza, e infine il sistema Pre Safe con Bas Plus, che interviene sui freni se rileva rischi di tamponamento.DRIVELa ridefinizione stilistica non ha modificato più di tanto le dimensioni. Compatta era la precedente SLK, compatta è rimasta anche questa terza generazione. 4.134, 1.817, 1.303 mm: sono le misure di lunghezza, larghezza e altezza che disegnano un fisico sportivo e levigato. Ciò non significa però che la SLK “vada stretta” a chi guida. I centimetri a disposizione di driver e passeggero sono parecchi e chiunque, anche chi guida “lungo”, riesce a trovare  al volante la posizione ideale. La sensazione di sportività è da buona roadster: seduto dietro, quasi sulle ruote posteriori, con il muso lungo che si proietta in avanti, ci si sente piloti… Giri la chiave e resti un po’ così: non è il rumore che sei abituato a sentire su auto del genere quello che arriva dal cofano della SLK 250 Cdi: questo quattro cilindri non è un mostro di silenziosità ed è anche un po’ ruvido. Tuttavia ci si abitua in fretta e così si inizia a gustare la spinta corposa del diesel Mercedes. Quando premi il piede destro la potenza non si fa attendere e le accelerazioni rendono giustizia all’immagine sportiva dell’auto. Solo il cambio mi piacerebbe un po’ più rapido nella risposta: alcuni doppia frizione di ultima generazione sanno far meglio e sono un po’ meno indecisi nei classici chiudi-apri che caratterizzano la guida nel traffico.Auto corta, reattiva, la SLK 250 CDI offre la classica guida da roadster: il motore (e il peso) sono davanti, la trazione dietro. Di conseguenza le reazioni sono quelle di una sana trazione posteriore, tenute ovviamente a bada da tutta l’elettronica di controllo che, una volta disinserita, può far diventare la SLK piuttosto coreografica. Lo sportivo vero, quello che guida in modo aggressivo “mangiando” le curve, potrà forse desiderare uno sterzo un po’ più preciso e, come già detto, un cambio più rapido. Se usata in modo fluido, invece, la roadster tedesca sa conquistare il suo driver: l’assetto è un ottimo compromesso tra sportività e comfort, e il motore consente di godersi una guida tra il rilassato e il brillante, confortati dal non dover lasciare un patrimonio al distributore di fiducia, anche grazie al sistema Start & Stop che spegne l’auto quando è ferma. Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte a un motore diesel sotto il cofano di una roadster? Dopo averla provata, crediamo che non succederà.Foto: Simon Palfrader