Prova MINI Cooper S Paceman

Emoziona anche da ferma: è la Sport Activity Coupé di MINI, qui nella sua configurazione più equilibrata e completa, con 184 cv di potenza e trazione sulle quattro ruote

17 febbraio 2014 - 10:02

La MINI tradizionale, la Hatchback, vi sta stretta? La Countryman quattro porte non vi sembra abbastanza sportiva? Ecco la Paceman, settimo sigillo della Casa inglese, che la definisce con apprezzabile sintesi Sport Activity Coupè. Di una Coupè, in effetti, la Paceman ha le linee sinuose e originali: al tetto leggermente spiovente, un tratto di design caratteristico e affascinante, si affianca la zona posteriore con la grande scritta che – ed è la prima volta – identifica il modello.

I gruppi ottici si sviluppano in orizzontale, e anche questa è una prima volta per MINI. Il portellone è ampio e permette di accedere a un vano dalla capienza almeno discreta (330 litri). Ma l’accesso all’abitacolo non avviene attraverso le comode quattro porte della Countryman: ce ne sono la metà, e per i passeggeri posteriori ciò significa un bel po’ di comfort in meno. La Paceman, però, recupera subito: proprio dietro, infatti, i sedili sono separati, a determinare un’abitabilità rigorosamente a quattro posti. Di già visto c’è il disegno del cofano motore e dei gruppi ottici, che richiamano in modo evidente la Countryman, e il pacchetto di motorizzazioni, che spaziano come di consueto dalla Cooper alla John Cooper Works ALL4, passando per le Cooper D e SD, e senza dimenticare la protagonista del testo, “sua maestà” Cooper S. I prezzi, senza considerare gli optional, vanno da 24.700 per la Cooper a 37.450 euro per la JCW ALL4. 

LIVE

Motore
La Cooper S Paceman ospita nel cofano un’unità ben nota, il quattro cilindri di 1.598 cc, dotato di turbocompressore Twin-Scroll, iniezione diretta di carburante e comando valvole Valvetronic. Sulla nuova Hatchback è stato evoluto, crescendo di cilindrata e di potenza, fino a 2 litri e 192 cv. Qui la potenza si ferma alla pur ragguardevole soglia di 184 cv a 5500 giri/min, con la coppia massima di 240 Nm tra 1600 e 5000 giri (260 Nm con overboost). Interessanti le prestazioni dichiarate: 0-100 km/h in 7”5, velocità massima di 217 km/h.

Abitacolo
La dotazione comprende il servosterzo elettromeccanico, il DSC (Dynamic Stability Control) e il controllo di trazione DTC (Dynamic Traction Control); sulle versioni ALL4 c’è anche il controllo elettronico del differenziale. Al pacchetto di serie che include l’impianto di climatizzazione, i sedili sportivi per guidatore e passeggero, il citato “binario” Center Rail e la radio MINI CD, si possono associare molti equipaggiamenti a richiesta, che sulla Cooper S ci sono tutti: proiettori allo xeno, controllo del fascio luminoso (Adaptive Light Control), sensore di pioggia e di parcheggio (Park Distance Control), tetto in vetro ad razionamento elettrico, rivestimenti in pelle dei sedili, sistema di navigazione MINI e stereo harman kardon.

Colori ed emozioni
A dare un tocco di ulteriore esclusività pensano i fasci di luce colorata che percorrono il Center Rail, disegnano le ellissi ricavate nei pannelli delle portiere, mettono in evidenza gli attacchi delle cinture di sicurezza anteriori e illuminano dal tetto l’abitacolo. Tonalità di colore e intensità cambiano grazie a due pulsanti, regalando una dimensione giocosa e magari un argomento di conversazione con gli ospiti a bordo.

Center Rail
La settima MINI introduce anche un binario centrale (Center Rail) che corre lungo la vettura e fa da elegante supporto per numerosi accessori, che comprendono ad esempio portacellulare e custodia per gli occhiali. Di serie è proposto in due parti, opzionale in un’unica estensione.

DRIVE

L’assetto si avvale di sospensioni anteriori con schema McPherson e bracci trasversali fucinati, mentre l’asse posteriore sfrutta uno schema multilink. La posizione di guida leggermente rialzata offre un’ottima visibilità dell’ambiente circostante; il sedile è comodo e allo stesso tempo sportivo, quindi piuttosto contenitivo. In pochi istanti si prende confidenza con i comandi: gli alzacristalli sono disposti sulle porte e non più al centro, in modo da lasciare spazio al vano portaoggetti centrale ed essere allo stesso tempo più facilmente raggiungibili. Accensione e spegnimento del motore avvengono con l’ormai tradizionale pulsante, come sono già note le modalità di gestione del grande elemento circolare che domina l’abitacolo e il cui look è richiamato dalle bocchette di aerazione. Più sportiva della Countryman, più spaziosa della Hatchback: la Paceman dimostra che non tutti i compromessi sono al ribasso. Al contrario, la prima impressione, enfatizzata dalla colorazione esclusiva Stalight Blue, è di un’eleganza superiore a quella di ogni altra MINI: impressione condivisa, a giudicare dagli sguardi dei passanti, che sembrano accompagnare l’incedere regale della Paceman.

La maggior curiosità, però, riguarda il comportamento dinamico, perché la Paceman, proprio come la Countryman, supera i 4 metri di lunghezza complessiva: che ne sarà del “go-kart feeling”, l’attitudine di ogni MINI a essere piantata al suolo, rapida nei cambi di direzione, divertente in ogni condizione di guida? Per verificarlo non c’è niente di meglio che portare la Paceman sulle strade innevate e a bassa aderenza delle Alpi, quest’anno sommerse dalla neve. Scenario magico, propizio anche per verificare l’efficacia della trazione integrale ALL4: quest’ultima si basa sul differenziale centrale a funzionamento elettromagnetico, in grado di ripartire la forza motrice tra i due assi. In particolari situazioni di aderenza la forza motrice è trasmessa fino al 100% all’asse posteriore.

La centralina di controllo è integrata con il controllo di stabilità (DSC), a beneficio della dinamica di guida in tutte le condizioni. Aggiungiamo la disponibilità dello Sport Button (optional): modifica oltre alle sonorità dello scarico anche la risposta del motore, che diventa più pronta. Il quadro è finalmente completo. Su fondi innevati la Paceman stupisce per facilità di guida: reattiva, esuberante grazie al motore molto elastico, è anche facilissima da riallineare. Basta un leggero controsterzo per ritrovare la migliore traiettoria e poter ricominciare a spingere forte sull’acceleratore. La potenza non manca di certo, al punto che nel 99% delle situazioni i 184 cv del quattro cilindri in linea di 1.598 cc soddisfano gli appetiti di chi guida. Certo, rispetto all’esuberanza che la stessa motorizzazione garantisce alla Hatchback – e in attesa del nuovo 2 litri da 192 cv – la superiore massa della Paceman si sente, rendendo un poco – ma solo un poco – meno emozionante quest’auto rispetto al modello più compatto. Nel complesso, comunque, questa Sport Activity Coupè MINI mette in mostra un assetto equilibrato e sportivo, senza per nulla trascurare il comfort, sempre adeguato alle aspettative. La precisione in traiettoria è rimarchevole e permette quindi di alzare il ritmo, potendo sempre contare su un’auto che segue (ed esegue) docilmente, e precisamente.

La Paceman, al di là delle indubbie qualità di telaio e motore, è innanzitutto un’auto che emoziona: persino da ferma, grazie a una combinazione preziosa di linee – pregevole il tetto spiovente – e di volumi, perché non è né troppo grande, né troppo piccola. I difetti? L’accesso ai due sedili posteriori deve avvenire da entrambi i lati, perché il Center Rail costituisce un ostacolo; e in più ci sono da spostare i sedili del conducente e del passeggero anteriore. Il bagagliaio, che può crescere in capienza da 330 a 1.080 litri abbattendo i sedili, non è facile da sfruttare, perché i sedili stessi non slittano in avanti: difficile, quindi, caricare oggetti realmente ingombranti. Altro capitolo delicato riguarda i consumi: i 6,1 litri per 100 km dichiarati sono lontani: l’impiego in condizioni di test, con tratti in città, trasferimenti autostradali ed extraurbani, senza dimenticare ovviamente le strade innevate dell’Alta Valtellina, ha cristallizzato il dato finale, dopo circa 1.500 km di percorrenza, sui 9,9 litri per 100 chilometri.

 

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