Prova MINI Hatchback 2014

Al volante della rivoluzione inglese. La MINI cambia tutto ma mantiene intatte le caratteristiche che ne hanno decretato il successo. Più lunga, più larga, meglio equipaggiata e con motori tutti nuovi, resta MINI fino al midollo

27 febbraio 2014 - 16:02

La guardi, entri, regoli il sedile, poi il volante. Sì, è indubbiamente una MINI quella in cui ci stiamo accomodando, una MINI come quella che conosciamo. Ma diversa. Rinnovare completamente nel segno della tradizione è la cosa più difficile per chi progetta e disegna auto; il lavoro svolto con la nuova MINI va oltre l’eccellenza. È una MINI, senza dubbio. Sbarazzina, vivace, fuori dagli schemi, con i suoi “giocattoli” come la cromoterapia (i colori che cambiano secondo il Drive Mode scelto) ma è una MINI più matura, con una migliore qualità percepita, una dotazione più ricca e soprattutto un gusto di guida unico, che resta il punto cardine attorno a cui ruota il progetto.

DRIVE
3.500 particolari nuovi. Praticamente cambia tutto, tranne il feeling al volante, che resta inconfondibilmente British. Parto al volante della Cooper S, la cattiva di famiglia (almeno finché non arriverà la nuova JCW) con il suo motore 2.0 litri da 192 cavalli. L’assetto di guida è identico al passato, solo che ora la strumentazione è tutta davanti agli occhi e con l’Head Up Display (regolabile nell’inclinazione per adattarsi a driver di varie altezze) non è necessario nemmeno distogliere lo sguardo dalla strada. I materiali sono migliori, l’abitacolo è più insonorizzato. Le misure maggiorate alla fine non si percepiscono più di tanto: gli spazi a disposizione sono quelli che sono, da MINI. Bellissima la levetta centrale nella consolle per avviare il motore; il sistema Keyless non impone più di inserire la chiave nel cruscotto, può rimanere tranquillamente in tasca.

Il motore è educato, forse fin troppo per essere una MINI, ma c’è il trucco. Sono ancora nel Drive Mode “GREEN”, che esalta l’anima ecologica della nuova MINI. Il motore è silenziosissimo, la risposta al gas morbida, e, se montate, le sospensioni a regolazione elettronica si ammorbidiscono, rendendo l’auto piacevolissima da guidare. A non cambiare, però, sono le sensazioni al volante: MINI significa agilità, reattività, piacere per affrontare ogni spostamento con il sorriso. Con la MINI non ci si sposta, si guida. Sempre.

Il 2 litri sorprende per la generosità nell’erogare cavalli e chilogrammetri: è elastico all’inverosimile e ha una curva di coppia tirata con il righello, che accompagna l’accelerazione con una salita di regime perentoria ma regolare. La situazione non cambia anche se si sceglie il Drive Mode “SPORT”, quello che esalta le doti telaistiche della nuova MINI. Anche nella mappatura più aggressiva la salita di regime è comunque regolare, senza picchi degni di nota, e con una elasticità notevole: non c’è, insomma, il calcio nella schiena ma una progressione continua e apparentemente inesauribile. A bordo la musica cambia e non poco: l’assetto (se avete scelto le sospensioni a regolazione elettronica) si irrigidisce, lo sterzo è più diretto, il sound del motore cambia, la risposta al gas è più decisa, lo scarico “spara” in rilascio, in scalata il motore “sdoppietta” in automatico. Si entra nel parco giochi di Oxford, quello fatto di reazioni immediate, ingressi in curva fulminei e una capacità innata di tenere la corda e di volteggiare tra una curva e l’altra. Anche nei tornanti affrontati con l’acceleratore a fondo corsa il sottosterzo è limitato: l’elettronica lavora bene, controlla ma non invade; oltretutto si possono scegliere due differenti settaggi per il TCS oppure disattivarlo del tutto. Le novità arrivano dalle reazioni che si ricevono al volante della nuova MINI.

Carreggiata e passo maggiorati non fanno perdere nemmeno una stilla del “gokart feeling”, ma portano in dote reazioni meno “nervose” che in passato. La nuova MINI appare leggermente più neutra, più stabile: per farla “muovere” bisogna proprio forzarla, mentre prima bastava alleggerire il gas. Meglio? Peggio? Il punto, piuttosto, è che il divertimento di guida non è venuto meno ma ora c’è più margine di sicurezza. Prima con la Hatchback ti sembrava di andare forte anche quando andavi piano, ora invece anche quando vai forte ti sembra di andare piano…

L’abbinamento più riuscito di questo motore è per me quello con il cambio manuale; il nuovo automatico è ottimo, rapido e preciso negli innesti, ma un doppia frizione sarebbe stato perfetto, più rapido e adatto all’indole sportiva della Cooper S.
Se dalla Cooper S ti aspetti determinate prestazioni, la vera sorpresa è la Cooper, anzi il suo incredibile tre cilindri. Chi pensa che questa sia una motorizzazione “di ripiego” o “economica” provi prima il Twinpower Turbo montato sotto il cofano della MINI per capire quanto bene si possa far andare un “triple”. Generosissimo a tutti i regimi, rende quasi impossibile capire che si tratta di un tre cilindri, almeno finché non si arriva vicini alla zona rossa, dove il rumore “raschiato” tipico di questi frazionamenti ricompare.  Silenziosissimo (fin troppo per una MINI), generoso ai bassi regimi e perfino cattivo agli alti (dove manca solo un pelo di allungo rispetto ai 4) questo tre cilindri si dimentica del turbo lag, e spinge sempre convinto, facendo ben presto dimenticare le motorizzazioni della vecchia serie, meno performanti e molto più rumorose.

Altra vita rispetto al motore precedente della Cooper, non solo per le prestazioni ma anche per quanto riguarda i consumi, ben più bassi, che rendono a questo punto davvero difficile la scelta tra benzina e Diesel. Un motore molto ben riuscito, dunque, che non toglie personalità alla MINI ma ne sottolinea l’unicità. L’assetto della Cooper è solo appena più “morbido” di quello della Cooper S; il rollio è appena più accentuato ma le sensazioni di guida restano più o meno le stesse, soprattutto se, come nell’auto in prova, ci si lascia prendere dal fascino dei cerchi da 18 pollici, fin troppo estremi quanto a reazioni. Fine. Rileggo la prova e mi rendo conto che ho scritto di un’auto come se stessi scrivendo di una moto. Ma è questo il bello della MINI, l’auto di grande serie che probabilmente avvicina di più una moto quanto a gusto di guida. Un gusto che inizia da quando premi il tasto Start e non smette finché non l’hai spenta. Tutto il resto – la connettività, gli accessori, l’impianto Harman Kardon – non è che un bellissimo contorno.

LIVE – I SEGRETI DELLA NUOVA MINI

PIÙ LUNGA, PIÙ LARGA  Rispetto al modello precedente aumentano la lunghezza di 98 millimetri, la larghezza di 44 millimetri, l’altezza di 7 millimetri e, soprattutto, il passo di 28 millimetri. In aggiunta cresce, prendendo a riferimento MINI Cooper, anche l’ampiezza delle carreggiate (+42 mm all’avantreno e +34 mm al retrotreno), a testimonianza di un’impronta a terra più generosa che in passato. Di pari passo con le dimensioni cresce lo spazio a bordo, nel caso della vecchia MINI tutt’altro che generoso, pur permanendo l’omologazione a 4 posti. Cresce, al contempo, la capacità di carico, passata da 160 a 211 litri. Un valore non da riferimento ma comunque in grado di riparare parzialmente a una delle principali smagliature del precedente modello.

L’ASSETTO (VOLENDO) È ELETTRONICO Se da un lato è confermato lo schematismo delle sospensioni a ruote indipendenti anteriori McPherson e posteriori multilink, dall’altro debuttano un cambio manuale sincronizzato elettronicamente con i propulsori, onde non perdere giri nei passaggi di rapporto, un inedito telaio e sospensioni adattive (optional) forti di ammortizzatori a regolazione elettrica (2 setup impostabili mediante una manopola alla base del selettore del cambio). Una rivoluzione. Ottenuta grazie a valvole a portata variabile “annegate” negli steli, in grado di incidere sia in compressione sia in estensione sulla risposta tanto alle imperfezioni dell’asfalto, quanto alle sollecitazioni nella guida al limite. Porgendo la mano anche a quanti temevano che l’assetto hard, tipico del passato, costituisse un vero e proprio attentato alle otturazioni dei denti.

IL GO KART È ANCHE GREEN Oltre alle modalità di guida Standard e Sport, già disponibili scegliendo l’optional dei Drive Mode, debutta il programma Green che porta in dote, in abbinamento alla trasmissione automatica, una funzione tipicamente BMW: il veleggio. Vale a dire l’avanzamento della vettura in folle in fase di rilascio. La selezione di uno dei citati setup influisce sulla risposta del propulsore alle pressioni dell’acceleratore, sulla servoassistenza elettrica dello sterzo e, qualora presenti, sulla logica di gestione del cambio automatico e sulla taratura delle sospensioni regolabili.

MOTORI TUTTI NUOVI I nuovi propulsori, disegnati in funzione della disposizione trasversale nel vano motore, tipica di MINI, e appogiati su supporti idraulici, dispongono di un contralbero d’equilibratura per ridurre le vibrazioni. Testata e basamento, da tradizione BMW, sono in alluminio. Spicca, nel dettaglio, il 3 cilindri 1.5 turbo benzina di MINI Cooper, “parente” non troppo lontano dell’unità appannaggio della coupé ibrida BMW i8, forte di 136 cv e 22,4 kgm di coppia sin da 1.250 giri/min, elevabili a 23,5 kgm grazie alla funzione overboost. Unità che condivide con l’inedito 4 cilindri turbo benzina di 2,0 litri di MINI Cooper S – caratterizzato da due contralberi d’equilibratura e forte di 192 cv e 28,6 kgm (30,6 kgm grazie all’overboost) – sia il regime massimo di rotazione (6.500 giri) sia l’integrazione del turbocompressore nel collettore di scarico, a tutto vantaggio della riduzione del ritardo di risposta (lag) alle pressioni dell’acceleratore. 3 cilindri, infine, anche per il turbodiesel candidato a divenire il bestseller della gamma: un 1.5 da 116 cv e 27,5 kgm.

PRESTAZIONI Trasmissione manuale a 6 rapporti di serie; automatica, anche sportiva (con paddle al volante), a 6 marce come optional. MINI Cooper S scatta così da 0 a 100 km/h in 6,8” e raggiunge i 235 km/h percorrendo mediamente 17,5 km/l, laddove il vecchio modello equipaggiato con il noto 1.6 turbo da 184 cv non faceva meglio di 7,0”, 228 km/h e 17,2 km/l. Salto in alto anche per MINI Cooper che, grazie al nuovo 3 cilindri 1.5 turbo, passa da 0 a 100 km/h in 7,9” toccando i 210 km/h e macinando 22,2 km con un litro di benzina. In passato, mossa da un 1.6 aspirato da 122 cv, faceva registrare 9,1”, 203 km/h e 18,5 km/l. Non è da meno, infine, Cooper D: il tricilindrico diesel garantisce, infatti, uno 0-100 km/h in 9,2”, 205 km/h di punta massima e 28,6 km/l. Prestazioni superiori al vecchio 1.6 td da 112 cv: 9,7”, 197 km/h e 26,3 km/l.

SEI CONNESSA? Infine un cenno alla multimedialità. MINI 2014 è per la prima volta equipaggiabile con una carta SIM integrata, che mette a disposizione la funzione chiamata d’emergenza con rilevazione automatica del veicolo e riconoscimento della gravità dell’incidente, così come le funzioni di social networking e infotainment integrabili attraverso le applicazioni ufficiali per iPhone e smartphone Android.

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