Prova MINI Countryman Cooper SD

21 febbraio 2017 - 22:02

Più grande e di conseguenza più spaziosa, la Countryman cambia nel volume (+20 centimetri di lunghezza, +3 di larghezza, +7,5 di passo) ma non nelle proporzioni, che restano equilibrate ed armoniche. All’interno trovano posto cinque passeggeri, non più costretti a stringersi, specie dietro; più che discreta la capacità del bagagliaio, che parte da 450 litri per arrivare a 1.390 (+220 litri) grazie all’abbattimento dei sedili, tra l’altro divisibili con rapporto 40-20-40 e mobili lungo l’asse longitudinale per 13 centimetri. Addio, quindi, all’originale binario centrale della precedente Countryman, che aveva il difetto di limitare la capienza della zona posteriore. Migliorata, infine, l’accessibilità, grazie alla soluzione più ovvia di tutte, ossia progettare porte più larghe…

La zona anteriore dell’abitacolo è tipicamente MINI, subito riconoscibile grazie al grande strumento circolare posto al centro, avvolto da una cornice LED che cambia colore. Ora è sensibile al tatto e si propone come interfaccia tra gli strumenti di connettività personale e la dotazione elettronica dell’auto: in particolare la MINI Connected App è pensata come “assistente personale di mobilità”. Ad esempio informa sull’orario di partenza più adeguato per rispettare gli appuntamenti del calendario dello smartphone, senza che siano necessarie altre azioni. MINI Connected salva gli indirizzi utilizzati di frequente e le destinazioni preferite, riconosce le strade percorse più spesso e aggiorna il guidatore sulle condizioni del traffico. MINI Find Mate, inclusa nel pacchetto Wired, rileva appositi “tag”, cioè dispositivi di localizzazione wireless da porre su borse, chiavi e altri oggetti personali: sullo schermo dell’auto sarà possibile capire con uno sguardo dove si trovano gli oggetti stessi.


Motorizzazioni, arriva l’ibrido
I motori a benzina sono il tre cilindri di 1.499 cc con 136 cv e 220 Nm della versione Cooper e il quattro cilindri di 1.998 cc (192 cv e 280 Nm) della Cooper S; per la Cooper D c’è un quattro cilindri Diesel di 1.995 cc (150 cv e 330 Nm), montato anche sulla Cooper SD da 190 cv e 400 Nm. Interessante l’arrivo in gamma della Cooper S E All4, con motorizzazione ibrida, che affianca al motore a benzina (tre cilindri di 1.499 cc e 136 cv) un’unità elettrica sincrona da 88 cv; la trazione integrale viene ottenuta collegando il propulsore termico alle ruote anteriori e quello elettrico alle posteriori. Buone le prestazioni e l’autonomia in modalità elettrica, con 125 km/h di velocità massima e 40 chilometri da percorrere senza bruciare combustibili fossili. Le opzioni per il cambio vanno dal sei rapporti manuale allo Steptronic, quest’ultimo in due versioni: a sei velocità e a otto, opzionale sulla Cooper S e di serie sulla SD.

Lo schema delle sospensioni si conferma tradizionale per questo modello, con MacPherson anteriore e multilink posteriore, mentre lo sterzo è elettromeccanico dotato di assistenza Servotronic. Cooper e Cooper D sono equipaggiate di serie con cerchi di 16 pollici, che crescono a 17″ su tutte le altre versioni; c’è naturalmente la possibilità di andare oltre, fino a 19″ come sulla versione Cooper SD in prova. Tra gli optional figura il Dynamic Damper Control, che prevede ammortizzatori a regolazione elettronica e due mappature. Regolazione che è il cuore dei MINI Driving Modes, uno degli optional più utili: le tre modalità Mid, Sport e Green sono selezionabili attraverso un selettore circolare disposto attorno alla leva del cambio. La variazione delle caratteristiche di guida riguarda la risposta dell’acceleratore, dello sterzo e del cambio, senza dimenticare la sonorità del motore.


Svolta touch
Come detto, con il pacchetto Wired il grande strumento centrale per la prima volta diventa sensibile al tatto, rinnegando il passato, quando l’unico modo per accedere ai menu e selezionare le opzioni era utilizzare il comando tondo vicino alla leva del cambio. Simpatica l’idea di misurare la distanza percorsa su tratti inclinati, sconnessi, sterrati o innevati attraverso il MINI Country Timer; la misurazione avviene tramite la centralina del Dynamic Stability Control. Discreta la dotazione di sistemi di assistenza alla guida: l’anti-tamponamento è di serie, mentre il Driving Assistant per regolare la velocità tramite telecamera, l’Approach and Pedestrian Warning con frenata, l’assistenza per i fari abbaglianti e il riconoscimento della segnaletica stradale sono opzionali. Non mancano l’assistenza al parcheggio (Park Distance Control e Park Assistant), la telecamera di retromarcia e l’Head-Up Display per leggere i principali dati di marcia proiettati davanti alla plancia. Non pervenuti, invece, dispositivi ormai diffusi su auto della concorrenza, come il rilevamento degli angoli ciechi e del cambio di corsia, nonché la frenata automatica.

Il percorso l’ha segnato la capostipite, ossia la più recente MINI Hatchback nella versione a tre e a cinque porte. Un percorso che ha reso tutti i modelli più facili da guidare, più comodi e morbidi di assetto: il carattere MINI resta intatto, ma diventa meno spigoloso e più amichevole. Chi ci guadagna? La maggior parte dei clienti, perché aumenta la versatilità d’uso. Chi ci perde? Gli irriducibili della sportività, contenti solo quando sobbalzano alla guida… In poche parole gli amanti delle prime MINI di nuova generazione, una minoranza. Anche la Countryman, quindi, aggiunge all’accresciuta abitabilità un carattere addolcito, più compatibile con le tante situazioni di guida che potenzialmente può affrontare: dall’autostrada allo sterrato, senza dimenticare la città e le strade extraurbane.

Alla guida della nuova MINI Countryman Cooper SD, con trazione integrale (+2.000 euro), cambio automatico a otto rapporti e pacchetto Wired è innanzitutto possibile scegliere fra le tre modalità di guida. La Green privilegia l’efficienza e la riduzione dei consumi, a scapito della brillantezza di risposta; buono l’equilibrio della Mid, che naturalmente è la più adatta alla maggior parte delle condizioni.

Comfort su tutto
Suggestiva la modalità Sport, da riservare alle strade più belle, quando ha senso chiedere tutto a motore, telaio, sterzo e sospensioni: il risultato non emoziona come ci si aspetterebbe, nonostante l’efficacia sia sempre molto buona. Rispetto alla nuova Clubman, ad esempio, la percezione di tenuta e di sportività risultano mitigate, a vantaggio innanzitutto del comfort. Ben insonorizzata, la Countryman offre un’esperienza a bordo molto gradevole, incentrata sul comfort, sull’intrattenimento e sulla connettività, cioè su fattori accessori rispetto alla guida in senso stretto. Segno dei tempi? Sicuramente sì, perché i clienti chiedono sempre di più di vivere l’auto come un’estensione di altri ambienti, un “luogo” dove poter continuare a essere connessi e fruire dell’intrattenimento. Più crossover, più comoda, più connessa: è questa la MINI Countryman del presente e del futuro.

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