Prova Suzuki Ignis

Poco più grande di una Fiat Panda, è una mini SUV agile, moderna e funzionale, disponibile sia a trazione anteriore sia con le 4WD. A un’insospettabile abitabilità si accompagna una ricca dotazione. Il 1.2 benzina da 90 cv è proposto anche in versione ibrida.

29 novembre 2016 - 19:11

La nuova Suzuki Ignis? È quanto di più simile a un confetto. Fuori è dolce, morbida, compatta – anzi, molto compatta – e gustosa in ogni frangente, mentre dentro nasconde un cuore duro, robusto, dal carattere forte. Lunga 3,7 metri, poco più di una Fiat Panda, è una “mini” SUV adatta tanto alla città, complice la notevole maneggevolezza, quanto alla marcia fuoristrada, supportata da un’altezza minima da terra superiore alla media della categoria e dalla disponibilità delle quattro ruote motrici.

Raccoglie l’eredità spirituale e la vocazione alla polivalenza delle storiche Suzuki SJ e Samurai, ma al tempo stesso si proietta in una nuova era grazie al moderno sistema multimediale, alla generosa abitabilità, insospettabile considerando le ridotte dimensioni dell’auto, alla ricca dotazione di sicurezza e alla motorizzazione 1.2 DualJet a benzina da 90 cv, proposta anche in configurazione ibrida. Ciliegina sulla torta, il layout della plancia è tutt’altro che anonimo; porta in dote una personalità sinora sconosciuta al resto della produzione Suzuki. Un cambio di passo che proietta Ignis tra i possibili fenomeni di mercato del 2017, specie considerando il prezzo aggressivo: 14.050 euro (in offerta lancio a 11.950 euro) per la versione d’attacco iCool completa di dotazioni di pregio quali 6 air bag, climatizzatore, touchscreen, telecamera in retromarcia, sistema d’infotainment, Bluetooth, cerchi in lega da 16 pollici e sedili riscaldabili. Top di gamma la 1.2 Hybrid in allestimento iAdventure, forte di un look votato all’off road e proposta a 19.000 euro. Per tutte le varianti sono previsti 2.100 euro di bonus promozione sino al 31 gennaio 2017.

LIVE
È un’auto globale, destinata a tutti i principali mercati mondiali. Una caratteristica che, in passato, non ha giocato a favore di altre vetture giapponesi, “condannate” a un design di compromesso. Si pensi, ad esempio, alla penultima generazione della Honda Civic, poco apprezzata in Europa per le linee sin troppo ardite, o alla Subaru Impreza due volumi, priva di appeal. Una minaccia dalla quale Ignis sfugge più velocemente che Beep Beep da Wile E. Coyote, potendo contare su di un aspetto accattivante, forte di alcuni tratti che affondano le radici nella tradizione Suzuki come le prese d’aria ai lati del cofano motore, ispirate alla fuoristrada Vitara, o il tetto apparentemente “sospeso” grazie ai montanti in tinta nera, derivato dalla compatta Swift. Sono invece retaggio della modernità i gruppi ottici a LED e la verniciatura bicolore; tocchi che danno vita a una vettura sbarazzina, originale, fuori dagli schemi.

L’adozione di un pianale specifico ha consentito a Suzuki di ridurre gli ingombri della meccanica a tutto vantaggio dell’abitabilità della vettura. A dispetto delle dimensioni lillipuziane, guidatore e passeggero anteriore, anche se di statura superiore alla media, godono di ampio spazio in ogni direzione, mentre i due occupanti del divanetto – Ignis è omologata per quattro persone – beneficiano della possibilità di adattare la seduta (frazionabile 50/50) in longitudine e nell’inclinazione dello schienale. Proprio ai passeggeri posteriori è riservata un’accoglienza superiore alle aspettative, tanto da non viaggiare con le ginocchia in bocca e al tempo stesso da non lamentare alcun contatto indesiderato tra testa e padiglione. Good job Suzuki!

È piccola, è innegabile. Ma non per questo povera. La posizione di guida, ad esempio, è degna di lode in quanto personalizzabile grazie alle regolazioni manuali dell’altezza e inclinazione (a scatti anziché la più precisa soluzione progressiva) del sedile, cui si accompagna l’adattamento esclusivamente in altezza del piantone dello sterzo. Alcune utilitarie offrono maggiori opzioni, ma Ignis si riscatta grazie a un’ottima sensazione d’inserimento nel corpo vettura e all’ordinato layout dei comandi. È feeling sin dal primo istante, complice l’aspetto hi-tech della plancia, fortemente caratterizzata dal display touchscreen da 7 pollici stile tablet del sistema multimediale. Quest’ultimo compatibile con gli standard Android Auto, Apple CarPlay e MirrorLink per il dialogo privilegiato con gli smartphone oltre che corredato della telecamera in retromarcia, della radio digitale e della navigazione satellitare. Difficile pretendere di più a bordo di una “mini SUV”.

Tutto oro quel che luccica? No, qualche smagliatura emerge analizzando la precisione degli accoppiamenti e la qualità delle plastiche, un po’ povere al tatto. Però anche Jennifer Lopez – per restare in tema di “piccoli calibri” – non è perfetta, eppure si conferma tuttora una delle donne più affascinanti del mondo dello spettacolo. Al pari di J. Lo, Ignis si riscatta con gli interessi qualora si guardi alla sostanza. Il vano di carico, ad esempio, ha una capienza di 227 litri per la versione 4×4 e di 267 litri per la 2WD. Quest’ultimo valore ampliabile a 360 litri avanzando di 16 cm i sedili posteriori; un dato degno di vetture ben più grandi e costose. Ricca la dotazione di sicurezza, dato che l’allestimento iTop – proposto con un sovraprezzo di 1.750 euro rispetto alla versione d’ingresso – include l’ABS, l’ESP e 6 air bag oltre alla frenata automatica d’emergenza, all’avviso di superamento involontario della linea di corsia, al monitoraggio della stanchezza del conducente e all’assistenza alla partenza in salita. È una “mini cassaforte”.

DRIVE
Più che una “urban SUV”, Suzuki Ignis è una “total SUV”. L’altezza minima da terra di 18 cm e la disponibilità della trazione integrale garantiscono infatti una buona mobilità fuoristrada, mentre le dimensioni compatte e il raggio di sterzata contenuto (4,7 metri) favoriscono la maneggevolezza in città. Nei percorsi extraurbani sale in cattedra lo sterzo abbastanza preciso, garante di un feeling immediato, mentre l’unico appunto sotto il profilo dinamico può essere mosso alla taratura delle sospensioni tendenzialmente rigida. Una caratteristica che, se da un lato comporta una risposta un po’ “secca” sulle imperfezioni dell’asfalto, dall’altro contiene rollio e beccheggio entro valori più che accettabili, valorizzando l’agilità dell’auto, rafforzata dal peso contenuto in 885 kg (Ignis 4WD Hybrid).

Le 4WD sono del tipo a giunto viscoso e ripartiscono automaticamente la coppia tra gli assali in funzione delle condizioni di marcia. Qualora ravvisi una perdita d’aderenza da parte dell’avantreno, il sistema trasferisce rapidamente la spinta anche al retrotreno, a tutto vantaggio della motricità della vettura. Ignis è così in grado di affrontare senza affanno facili sterrati e strade innevate, supportata dalla generosa escursione delle sospensioni e da un’elettronica non troppo invasiva. La piccola Suzuki, del resto, è un’acqua cheta, progressiva e prevedibile nelle reazioni a dispetto dell’interasse ridotto. Una vocazione alla guida rilassata che trova conferma nell’erogazione regolare del propulsore, discretamente reattivo sin dai bassi regimi, abbastanza corposo ai medi e forte di un’inaspettata grinta agli alti, tanto da arrivare con facilità a lambire la zona rossa del contagiri.

Il “cuore” d’Ignis, nello specifico, è un 4 cilindri in linea 1.2 16V a benzina da 90 cv e 120 Nm di coppia a due iniettori per cilindro, disponibile anche in configurazione micro ibrida (1.000 euro), denominata SHVS. Una soluzione che consente di abbinare la riduzione dei consumi a una semplicità meccanica superiore a un sistema ibrido vero e proprio. Tale tecnologia si affida essenzialmente a un alternatore reversibile a tripla funzione: generatore durante la marcia, sgravando così l’unità termica di parte del fabbisogno d’energia della vettura, motorino d’avviamento dopo la sosta e sistema di recupero nelle fasi non di carico del propulsore, alimentando sia la batteria tradizionale sia la cella specifica agli ioni di litio. Un sistema “furbo” che porta in dote una percorrenza media di 23,3 km/l nel caso d’Ignis 2WD. Un risultato degno di nota, sul quale incide positivamente la corretta spaziatura del cambio manuale a 5 rapporti, caratterizzato da una corsa della leva non troppo lunga e da innesti poco contrastati. Il comfort ringrazia. Per quanti preferiscono la trasmissione automatica è comunque disponibile un’unità elettroattuata a 5 marce.

Oltre a poter contare su buone doti dinamiche, un’insospettabile abitabilità e una ricca dotazione in ambito sia multimediale sia di sicurezza, Suzuki Ignis ha il merito di aver riportato sotto i riflettori la categoria delle mini SUV, pressoché scomparsa dopo l’uscita di scena della Daihatsu Terios. Ora esiste un’alternativa, concreta, a Panda 4×4.

 

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