Prova Volkswagen Golf Variant Alltrack

Pratica e versatile, la Alltrack è senza fronzoli e va dritta al punto, con tanta sostanza e un'indubbia capacità di adattamento a molteplici situazioni d'uso

4 gennaio 2017 - 18:01

Le auto con potenzialità estesa all’offroad (leggero) conquistano sempre nuovi adepti. La formula tipica parla di assetto specifico, versatilità d’uso e un look che di solito sottolinea la robustezza dell’auto, teorica o reale che sia, grazie a paraurti e passaruota più ampi, eventuali piastre di protezione del sottoscocca e dotazione elettronica dedicata, oltre alla trazione integrale (quasi mai permanente). La Golf Alltrack ripropone gli stilemi tipici di questa tipologia di vetture, innestandoli sulle linee quanto mai sobrie della versione Variant da cui deriva direttamente: il risultato è più grintoso e significativo sul piano stilistico rispetto al punto di partenza, e permette alla Alltrack di ottenere timidi cenni di approvazione da parte di chi la incrocia, magari lungo qualche sterrato. La finitura color argento si estende a specchi retrovisori esterni e a elementi decorativi come la fascia collocata nella zona frontale, a incorniciare i fendinebbia di serie; soprattutto connota tutte le parti che caratterizzano la Alltrack rispetto alla Variant, ossia i fascioni protettivi laterali e quello posteriore; specifici i cerchi da 17″ chiamati Valley (pneumatici 205/55). Tutto il resto è in stile Golf, ossia essenziale e asciutto, come si conviene a un’icona che non ha mai fatto degli effetti speciali il punto di forza.

La Alltrack sul piano tecnico può contare di serie sulla trazione integrale permanente 4Motion, sul programma di guida Offroad e su 20 mm di altezza ulteriore dal suolo. I motori, tutti a quattro cilindri (un benzina e tre Diesel), spaziano da 110 a 184 cv di potenza; nelle versioni che garantiscono maggiori prestazioni (180 TSI e 184 cv TDI) la trasmissione DSG a sei rapporti è di serie. La trazione integrale 4Motion si avvale della frizione Haldex, che ripartisce la trazione sui due assi attraverso l’intervento di una pompa dell’olio che chiude la frizione a lamelle in base alle indicazioni della centralina di controllo; in condizioni normali la trazione è affidata all’asse anteriore ma la ripartizione avviene in pochi decimi di secondo, con la possibilità di trasferire al retrotreno quasi il 100% della trazione stessa. Il bloccaggio elettronico del differenziale sulle quattro ruote è affidato all’EDS, integrato dall’ESC; non manca la funzione XDS+, che nelle curve ad alta velocità rallenta le ruote interne per migliorare la dinamica di guida. Il programma Offroad, specifico della Alltrack, interviene sulla taratura dell’acceleratore e sulla configurazione dell’ABS, oltre a mettere a disposizione l’assistenza per mantenere costante la velocità in discesa (Hill Holder).

La scelta tra le due motorizzazioni Diesel (150 o 184 cv) dipende essenzialmente dall’utilizzo che si fa dell’auto: tuttavia le prestazioni (207 km/h di velocità massima, con accelerazione 0-100 km/h in 8,9 secondi) della prima opzione, dotata di 340 Nm di coppia massima, appare più che adeguata alla maggior parte delle situazioni di guida.

Anche nell’abitacolo la Alltrack può sfoggiare alcuni elementi distintivi: volante e cambio rivestiti in pelle, logo sui sedili anteriori, inserti di colore dedicato su plancia e porte, queste ultime dotate di illuminazione ambiente; da non dimenticare le luci di lettura LED, il sistema di infotainment Composition Touch, la dotazione di sicurezza dedicata a riconoscere la stanchezza del guidatore, oltre a elementi estetici come i listelli sottoporta anteriori in acciaio inox con logo Alltrack e la pedaliera in look alluminio. Degna di nota la capienza del bagagliaio, che parte da 605 litri in configurazione standard per arrivare a 1.620 litri con il divano posteriore abbassato (frazionabile con rapporto 60-40).

Il prezzo parte da poco più di 31.000 euro; l’allestimento arricchito con navigatore e vari pacchetti dei principali accessori supera agevolmente quota 35.000 euro.

Il paradosso della Golf è la sua immutabilità, insieme alla continua evoluzione che la caratterizza serie dopo serie. La sensazione iniziale è quella di avere a che fare con la “solita” Golf, e d’altra parte proprio questa familiarità alla guida sembra far parte dei requisiti di progetto; dall’altra tutto concorre a rendere meno evidente la dotazione tecnica, che pure è al passo con i tempi. Non si tratta, va detto, di un’auto che punta sulle ultime tendenze in fatto di innovazione, ossia guida assistita, sicurezza attiva o interfaccia particolarmente scenografica. Al contrario i comandi appaiono improntati alla massima semplicità d’uso: dalla manopola per selezionare le luci al pannello della climatizzazione, passando per il pannello touch centrale, tutto appare già visto: familiare, è vero, ma anche un po’ troppo uguale a se stesso. Soltanto i comandi sul volante richiedono qualche istante di riflessione in più, ma si tratta comunque di un apprendistato rapido e indolore.

La maggior altezza da terra (20 mm) non influisce sulla dinamica di guida, che resta sempre molto controllata ed efficace, ma garantisce una visibilità esterna che a sensazione appare leggermente migliore. Il motore quattro cilindri TDI conferma le sue ottime doti di impassibile chilometrista: elastico, dotato di una curva di erogazione estremamente lineare, permette già nella versione da 150 cv di ottenere prestazioni interessanti, persino a pieno carico. In pochi minuti raggiunge la temperatura ottimale di esercizio ma anche a freddo non è ruvido. La spaziatura dei rapporti del cambio DSG a 6 marce risulta molto ben accordata a una varietà di esigenze: in montagna può essere utile selezionare la modalità S e sfruttare la risposta più brillante che mette a disposizione;  in autostrada alla velocità massima imposta dal Tutor la lancetta del contagiri indugia nella parte bassa dello strumento, a beneficio della rumorosità – il comfort acustico è discreto – e dei consumi: non è difficile sfiorare i 20 chilometri percorsi con un litro di gasolio, a prescindere dal carico.

Comfort, immediatezza e feeling di guida, consumi contenuti, capacità di carico e possibilità di affrontare tratti di sterrato leggero: sono questi i principali punti di forza di un’auto che punta tutto sulla concretezza. Piacerà a chi cerca soprattutto la sostanza e non ama i gadget (ce ne sono ben pochi su questa Golf). Qui di sostanza ce n’è parecchia, a partire dalla trazione sulle quattro ruote, per continuare con l’affidabilissimo motore quattro cilindri TDI. La confezione è la più sobria che si possa immaginare: un certo tipo di clientela considera questa caratteristica un ulteriore pregio.

(Foto di Simon Palfrader)

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

bmw Serie 1 traverso

Youngtimer – BMW Serie 1, quando era più unica che rara

Porsche Taycan plancia

Porsche Taycan, ecco gli interni della prima elettrica

Audi RS6 tre quarti anteriore

Nuova Audi RS 6 Avant, più potente della Lamborghini Huracan