Percorrere in media 37,8 km/l? Si può fare. Basta acquistare un’auto ibrida, meglio se plug-in. Oppure affidare a Gordon Murray, uno dei progettisti più geniali in circolazione, nonché padre della mitica McLaren F1 e di gran parte delle monoposto della Casa di Woking, l’ideazione di una city car tanto tradizionale nella meccanica quanto rivoluzionaria nella parsimonia di carburante.

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Commissionata dal colosso petrolifero Shell con l’obiettivo di contenere al massimo i consumi, così da dimostrare come sia possibile pianificare una mobilità urbana rispettosa dell’ambiente pur rinunciando alla trazione elettrica, la micro car pesa solamente 550 kg complice la scocca in fibra di carbonio riciclata. Caratterizzata da un Cx (coefficiente di resistenza aerodinamica) di 0,29 – un risultato degno della massima considerazione – adotta un 3 cilindri di 660 cc a benzina di derivazione Smart, forte di una lubrificazione particolarmente efficace così da ridurre al minimo gli attriti interni. Una raffinatezza tecnica che porta in dote, come accennato, un consumo medio di 2,64 litri di carburante ogni 100 km a una velocità costante di 70 km/h e, soprattutto, una riduzione nelle emissioni di CO2 nell’ordine dei 4,67 g/km rispetto al medesimo propulsore lubrificato con oli tradizionali.

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La ridotta cubatura e le dimensioni contenute – è lunga 2,5 metri e larga 1,35 metri – permettono alla concept Shell di rispettare le normative nipponiche sulle kei car; categoria di veicoli caratterizzata da una lunghezza massima di 3,4 metri, da un peso decisamente ridotto e da propulsori di cilindrata e potenza non superiori, rispettivamente, a 660 cc e 64 cv. Sviluppata, oltre che con l’apporto di Murray, in partnership con Geo Technology, società specializzata nella tecnica motoristica, la concept Shell a tre posti è pressoché integralmente riciclabile, andando così a ridurre l’impatto ambientale non solo di primo, ma anche di secondo livello.

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