Al recente Tokio Motor Show non è passata inosservata. Anche perché quando un costruttore di moto “sconfina” nel mondo delle auto significa che sotto potrebbe esserci qualcosa di grosso. Per i big giapponesi costruire auto e moto non è una novità, lo fanno già con successo Honda e Suzuki, mentre Kawasaki costruisce praticamente di tutto, dalle moto ai treni superveloci alle petroliere. Yamaha, invece, si dedica espressamente alle moto (o agli strumenti musicali, ma le due aziende ormai vivono da tempo vite separate), e per questo motivo che per il marchio di Iwata potrebbe rendersi necessario allargare la sua sfera di interessa ad altri cambi della mobilità.

Un suo ingresso nel mondo dell’auto potrebbe avere risvolti molto interessanti. Del resto non lo scopriamo certo adesso che il mondo della mobilità urbana individuale è ancora tutto da esplorare: i tre ruote sono ancora all’inizio (e ora sta arrivando  anche Yamaha), per le urban car siamo alla preistoria, ma la strada è ormai quella. È da quando è nato RED che andiamo dicendo che in quel mondo convergeranno in modo sempre più evidente costruttori di entrambi i mondi, non a caso trattiamo entrambi gli argomenti in modo trasversale. Mezzi come i tre ruote o le microcar mono o biposto sono possono arrivare sia da costruttori di moto, sia da quelli di auto (come è stato dimostrato da Audi con la Urban Concept, o Toyota con la Smart Insect, tanto per citarne solo un paio).

I grandi marchi automobilistici hanno dalla loro la immensa capacità costruttiva e la possibilità di realizzare grandi economie di scala. Quelli motociclistici hanno i motori (piccoli, leggeri performanti) e la innata capacità di realizzare mezzi compatti e leggeri. Quella di Yamaha pare tutto fuorché una boutade, dietro al progetto della Motiv-e ci sarebbe addirittura Gordon Murray, geniale progettista di F1 vincenti che, uscito dal circus iridato, si è dato alle supercar. Per la Motiv-E Murray ha inventato uno schema costruttivo battezzato iStream che si compone di una cellula in acciaio ultraresistente con pannelli in materiale riciclato a fare da carrozzeria.

Nulla di nuovo, a dire il vero, perché il concesso è lo stesso della cellula Tridion utilizzata sulla Smart. Ed è proprio la Smart ad essere nel mirino della Motiv-e annunciata per la stessa identica lunghezza (2,69 metri) e una larghezza appena inferiore (1,47 metri, invece di 1,54). Pure la struttura a due posti affiancati è la medesima.  Insomma visto il successo di Smart (che non ha praticamente mai avuto concorrenti reali sul mercato, la Toyota iQ ha prezzi fuori mercato) si capisce come la piccola auto Yamaha possa avere il suo perché, soprattutto se a Iwata decidessero di abbandonare il motore elettrico del concept (capace comunque di prestazioni molto interessanti con 34 cv e ben 896 Nm di coppia di picco) a favore di un tre cilindri a benzina, pare derivato da quello della MT-09.