Brompton, nata per la città. O forse no…

30 gennaio 2018 - 19:01

Disegnata nel 1975 da Andrew Ritchie nel suo appartamento di South Kensington, che affacciava sull’oratorio di Brompton (e questo spiega l’origine del nome), il primo esemplare della folding bike più famosa al mondo fu prodotto nel 1981, a Londra.

La filosofia alla base dell’idea era quella di creare un prodotto in grado di aumentare il senso di indipendenza e libertà negli spazi urbani ed è ciò che tuttora caratterizza il progetto, ben chiarito dal “pentalogo” delle ragioni per cui uno dovrebbe mettersi una Brompton da 1.090 euro (modello base) sotto la scrivania:
1- Cambia il modo di vivere la città
2- È facile da piegare
3- Si ripaga in pochi mesi di utilizzo
4- È costruita per la sicurezza di chi la pedala
5- Ha poche possibilità di essere rubata

Ok, tutto molto bello, l’idea funziona, ma per noi si poteva fare anche di più: uno sforzo di fantasia, un volo di immaginazione… Ecco, un volo. Mi piace. Una telefonata al mio complice di avventure e dopo cinque minuti l’idea era già partorita: a breve ci sarebbe stato il XXX Raduno Internazionale di mongolfiere di Mondovì e lì saremmo andati per farci portare in volo con la nostra Brompton. Altroché mobilità urbana, qui si sale al piano superiore, qui si parla di mobilità spaziale!

VARIAZIONI SUL TEMA
L’idea che il buon Andrew si era fatto prevedeva tre scenari: il pendolare automunito, il pendolare su rotaia e il commuter cittadino. Tutti condividono la situazione iniziale, con una Brompton che riposa, piegata, accanto alla porta di casa.
Il seguito vede invece sviluppi differenti, con il pendolare automunito che esce di casa con la bici in mano e la carica in macchina per poi dirigersi verso la metropoli, mentre gli altri due, dopo essere usciti di casa con la bici in mano, raggiungono il marciapiedi, la spiegano, ci montano in sella e cominciano a pedalare.
Ora dimentichiamo per un attimo l’automunito… A questo punto, mentre il commuter cittadino continua a pedalare fino a raggiungere il luogo di lavoro, dove scenderà di sella, ripiegherà la sua Brompton, salirà al suo ufficio, la riporrà accanto alla scrivania e comincerà a lavorare, il commuter su rotaia raggiunge la stazione, ripiega la bici e la porta con sé sul treno dove siede fino alla stazione di arrivo. Qui scende, la apre di nuovo e fa le stesse cose che ha fatto il collega cittadino tre righe sopra. Nel frattempo il commuter automunito (a cui forse non piace il treno o preferisce non dipendere dagli orari dei trasporti pubblici), ha raggiunto i confini della città, parcheggiato l’auto in un silos a pagamento o fra gli alberi dove non si paga il ticket, estratto la Brompton dall’auto, l’ha aperta e anche lui imitato i suoi due omologhi.
Ovviamente, finito di lavorare, tutti e tre faranno a ritroso tutto ciò che hanno fatto la mattina e la loro Brompton tornerà anch’essa a riposare dietro la porta di casa.
DAL TRAM AL CESTO
Il buon Andrew non aveva però previsto un quarto scenario (quello che ci siamo inventati noi): il navigatore aerostatico. La differenza principale con i tre commuter di cui sopra è che lui non usa la Brompton per andare in ufficio, ma per tornare da dove atterra con la sua mongolfiera al luogo dove ha lasciato il mezzo con cui la trasporta da sgonfia. Quindi la apre solo una volta e la usa solo in una direzione… Certo, fa un sacco di strada in più, ma se è una bella giornata il divertimento è molto maggiore.
La Brompton sembra fatta apposta per la mongolfiera: ripiegata, sta perfettamente nel cesto di vimini insieme alle funi e all’attrezzatura del perfetto pilota di palloni.
Siamo sicuri che non appena Andrew leggerà questa storia, ci chiamerà per ringraziarci e si inventerà una delle sue geniali versioni speciali, magari sulla base della nuova Brompton Electric e con le gomme tassellate, con cui cavalcare per centinaia di miglia senza fatica, anche nella verde e dolce campagna inglese.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Cadex, figlio di Giant

Giant Stance 29, più Trail per tutti

Single speed, quando la fatica non è abbastanza