A Milano settembre è il mese più bello. Anche per pedalare. Il 17 mattina l’hanno pensato in tanti, circa 1.800, schierati alla partenza della prima edizione della GF Milano. Dopo una notte di pioggia, infatti, lo sguardo poteva abbracciare verso nord il profilo innevato delle montagne, nella direzione che avrebbe preso la corsa.

Due le opzioni, per complessivi 100 e 132 chilometri; molto diverso il dislivello per i due percorsi, con il medio attestato a 1.000 metri e il lungo a 1.900. Gli organizzatori hanno scelto di portare i partecipanti sulle alture della Brianza, lungo le strade rese celebri dalle corse dei professionisti e battute ogni giorno da migliaia di cicloamatori.

Nonostante il nome, la GF Milano non è partita dal capoluogo ma da Bresso, appena a nord. Problemi logistici, in una città che ospita ogni anno centinaia di manifestazioni e che appare poco disposta a rallentare i suoi ritmi persino la mattina della domenica. A Bresso è stato montato l’arco di partenza, ospitato il pasta party finale presso l’Officina della Birra e rese disponibili le docce. Il ritiro del pacco gara, inspiegabilmente, era a Sesto San Giovanni. Così a molti è capitato di andare a ritirare numero e chip per il cronometraggio, restando bloccati nel parcheggio del centro commerciale Sarca, che altrettanto inspiegabilmente permetteva l’ingresso ma non l’uscita…

Il via, anticipato di 5 minuti per evitare l’incrocio in Brianza con una gara juniores – ma chi è arrivato sulla griglia a 1 minuto dall’orario ufficiale cosa avrà pensato? -, vede in griglia circa 1.800 atleti, un numero significativo visto che la GF Milano era alla sua prima edizione. La parte iniziale del percorso si snoda tra rettilinei e rotonde, con l’acqua caduta nella notte a bagnare divise e bici immacolate. Noi di RED partiamo in quattro, perché il quinto ha fatto tardi ed è arrivato in partenza quando non c’era più nessuno… Bresso, Nova Milanese, Monza, Concorezzo: l’effetto “elastico” nelle rotonde è micidiale, con il primo gruppo, velocissimo, che sembra allontanarsi alla velocità della luce, proiettato in orbita da un cannone spaziale! La situazione cambia da Lesmo in poi, su verso Camparada, Correzzana e Casatenovo: i partecipanti cominciano a frazionarsi in gruppi, sempre più distanti uno dall’altro. Per chi, dopo un lungo inseguimento dalle posizioni intermedie della griglia di partenza, si trova a ridosso dei migliori, il problema è tenere il passo sui tanti falsopiani in salita, dove i primi viaggiano senza apparente difficoltà a 45 km/h. Bisogna ragionare, perché il Lissolo con la sua pendenza massima del 18% non è lontano e il rischio di “saltare” appare più concreto che mai. Affiorano i ricordi delle gare Pro, gli scatti degli atleti nel punto più ripido.

In salita il tempo sembra fermarsi: complici le pendenze impegnativa (meno male che c’è il 34×28!), per fortuna intervallate da tratti in discesa, si trova il tempo per guardare gli avversari, cercando di intuire se sono “a tutta” o stanno tirando il fiato. Con un occhio è anche utile sbirciare dietro, per evitare di essere raggiunti e magari superati da un gruppo numeroso. Superata la parte centrale del percorso, quella più dura, le strade tornano tipicamente brianzole, cioè mosse ma senza strappi duri.
L’abilità del corridore sta nella gestione dei rapporti: non bisogna esagerare, rischiando di compromettere la freschezza muscolare, ma nemmeno passeggiare, per evitare che rientrino dalle retrovie decine se non centinaia di altri concorrenti. Al bivio tra percorso medio e lungo scelgo il primo, come deciso prima di partire. Ma c’è una sorpresa: la maggior parte dei componenti del mio gruppo gira a destra e si prepara ad affrontare le salite del percorso da 130 km. Rimaniamo in tre, uno dei quali dopo pochi chilometri a ruota, senza tirare un metro, ci dice testuale: “Vi offro una cena se mi portate al traguardo”. Non è questa offerta, però, a convincere me e il compagno di “fuga” a dare tutto, bensì la sensazione di essere davanti in classifica. Sensazione confermata dalla moto della scorta tecnica che ci segue mentre affrontiamo gli ultimi 40 chilometri di gara, praticamente una cronometro a coppie. Fino a Verano Brianza salite e discese si susseguono, ogni volta un po’ più dolci. Poi è tutta una volata fino al traguardo, con la moto che ci apre la strada e ci evita di perdere tempo soprattutto da Carate Brianza a Monza. Proprio in questa zona molti partecipanti hanno avuto problemi: senza scorta, infatti, non si può fare altro che rallentare alle rotonde e fermarsi ai semafori rossi, perdendo tempo e rischiando comunque incontri pericolosi con il cofano delle tante auto che contribuiscono a rendere lento e fastidioso il traffico domenicale.

Finisce la GF Milano ed è il momento di tirare le somme. Bello il percorso, soprattutto per chi è lombardo e probabilmente già conosce le zone della Brianza attraversate dai partecipanti. Da rivedere la logistica: i tre punti dove ritirare il pacco gara, partire e passare il tempo dopo la corsa non sono funzionali. Ma il vero punto dolente è stato il presidio degli incroci, che i concorrenti dei gruppi successivi a quello di testa hanno spesso dovuto affrontare da soli, in particolare nella zona più trafficata, da Carate Brianza a Milano. Appuntamento alla seconda edizione.

Foto dal sito Due Ruote