Long test Vittoria Barzo TNT

Una gomma da XC che offre un efficace abbinamento fra grip e scorrevolezza. Molto versatile, terreni tecnici e condizioni invernali non rappresentano un problema

3 gennaio 2016 - 20:01

In Vittoria stanno lavorando come si deve. Quando agli inizi dell’estate Dario Acquaroli – a chi ha qualche capello bianco non occorre ricordare che ha vinto due ori mondiali in XC – mi ha consegnato queste gomme, ne ha tessuto le lodi, assicurandomi che la mia bici avrebbe calzato ottime scarpe. Dario lo conosco da quando pedalava con i puntapiedi, lo stimo e mi fido: quando, però, sulla tasca della camicia è ricamato un marchio, un “ok ma voglio provare…” appare più che lecito.

Le Barzo sono gomme da cross country, il cui disegno (dicono a Madone) è ispirato agli pneumatici da moto. Il battistrada ha un profilo medio, con i tasselli centrali disposti in modo alternato anche per ridurne l’usura. I tasselli presentano intagli che li rendono più flessibili, con il risultato di deformarsi più liberamente e garantire un migliore grip, soprattutto in frenata e in curva. Alle prestazioni in fase di curva contribuisce anche la disposizione stessa dei tasselli, che li rende indipendenti e in grado di meglio adattarsi al terreno e di assicurare migliore aderenza.

Il suo terreno prediletto sono i fondi tecnici, sia quelli compatti e asciutti, sia quelli tipici delle uscite invernali, viscidi a causa delle foglie bagnate e del fango.

Disponibili nelle misure da 2,1” e 2,25” per tutti i diametri di ruote (26”, 27,5” e 29”), le Barzo sono proposte in versione rigida, pieghevole e TNT. Le mie sono queste ultime, in misura 2,25” per 560 grammi: TNT sta a indicare la carcassa tubeless ready (“Tube No Tube”, ossia con o senza camera d’aria).  Carcassa con nylon e trama a 120 TPI, cerchietto in kevlar, protezioni sui fianchi per renderle più resistenti alle forature: queste le caratteristiche della più avanzata tecnologia Mtb sviluppata da Vittoria.

Le Barzo sono proposte anche in versione G+, ossia con mescola contenente Grafene, ma solo nel modello “E”, dedicato alle Mtb a pedalata assistita.

Ogni volta che si tratta di saggiare un componente che influenza in modo determinante la guida, la mia cartina di tornasole è inevitabilmente la immortale Ferremi Leveret. Perché? Perché a suo tempo è stata realizzata su misura, ne conosco le reazioni e mi racconta ciò che voglio sapere…

Le Barzo hanno visto ogni tipo di terreno: compatto, fangoso, foglie, radici, sassi smossi e pietre. Hanno fatto l’Alta Valtellina Bike Marathon ma anche gli asfalti del Sempione (la SS 33, non il passo…) e le strade bianche della Valle Olona. Le ho utilizzate per 5 mesi e non ho mai bucato. Ultima uscita oggi, su terreno tecnico con fango, radici e foglie fradice. Mentre pedalavo e condividevo le mie impressioni con un amico che montava le stesse gomme – in versione 29” – su una Specialized Epic 2014, ero così soddisfatto che ho deciso fosse giunto il momento di scrivere il pezzo.

Oggi ho utilizzato pressioni di 2,0”/2,2”, ma quando il fondo è compatto e scorrevole arrivo a 2,1”/2,3” (tenete conto che l’insieme biker /mtb pesa circa 78 kg) e sono stato piacevolmente colpito dal grip che le Barzo mi hanno garantito sulle radici umide e anche sugli strappi e le infide contropendenze argillose. C’è da dire che la capacità di scaricare e autopulirsi è discreta e, se i tratti di poltiglia sono piuttosto lunghi, consiglio di andare a cercare qualche metro di terreno, magari ai lati, dove dare modo ai tasselli di sparare via il fango. Anche sulle curve da percorrere pedalando e i cambi di direzione più stretti e secchi la tenuta è esemplare e l’avantreno non smette di trasmettere quel piacevole feeling che permette di concentrarsi sulle traiettorie e non smettere di divertirsi. Sull’asciutto tutte queste sensazioni sono ancora più marcate e, anche se il fondo perde di consistenza, il risultato non cambia granché. Il grip è ottimale e i tasselli attaccano bene: se l’anteriore garantisce direzionalità e precisione, il posteriore è garanzia di trazione. E l’asfalto? Il profilo della sezione ha una bella curva e i tasselli al centro, seppur disposti in modo alternato, danno continuità: il risultato è un rotolamento lineare con poco attrito. Per chi non fosse disposto a scendere al minimo compromesso in fatto di scorrevolezza, consigliamo la versione da 2,1″ in cui queste doti sono più evidenti.

Ok, Dario, avevi ragione. Ottime scarpe.

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