Girare il Messico in bici, la dura ripartenza dopo lo stop

Risalire in sella dopo settimane verso l’ignoto dà, come sempre, quella sensazione di libertà assoluta sommata al brivido della paura, non so mai, infatti, quello che mi aspetta chilometro dopo chilometro.

17 gennaio 2019 - 18:01

LA RIPARTENZA DOPO UN LUNGO STOP

Puerto Vallarta, Jalisco, Messico – A Vallarta, per qualche settimana, mi sono sentito a casa. O, per lo meno, ho cercato di farla sembrare tale, dal momento che sono sempre in costante movimento e senza una base fissa. Fa bene a volte recuperare le energie sia fisiche che mentali.

Ho impiegato un po’ di tempo per riprendere a pedalare: Giulia, la mia compagna che non vedevo da Maggio, è venuta a trovarmi, ho recuperato del lavoro arretrato, necessario per poter proseguire la mia avventura, e ho addirittura trovato qualche lavoro come videomaker in città grazie a i ragazzi che mi hanno ospitato.

A ritardare e non di poco la mia partenza sono stati anche l’arrivo di ben due uragani, cosa purtroppo normale essendo stagione delle piogge. L’uragano Willa, ad esempio, è arrivato addirittura a forza 5, il massimo, tutta la costa era bloccata ed in massima allerta. Per fortuna Willa ha solo sfiorato la città, in una posizione protetta trattandosi di una baia, ma solo a qualche chilometro più a nord l’uragano ha procurato disastri e diversi morti.

Io comunque, in quelle settimane, ho esplorato tutta la magnifica zona di Vallarta sia con la bici che con altri mezzi, come ad esempio i Quad, perfetti sulle montagne fuori strada. Devo ammettere che però Vallarta, come il Messico in generale, non è un luogo adatto per chi ama andare in bici su strada: traffico intenso, poca attenzione e strade molto vecchie. Nelle città le vie sono fatte di pietre, mantenute tali per lasciare intatto il fascino antico con il solo problema della mancanza di manutenzione stradale.

La fine della stagione delle pioggie, si riparte

Con l’arrivo di Novembre e la fine della stagione delle piogge, ho così deciso di ripartire sempre verso sud, lungo la costa, direzione Acapulco.

Risalire in sella dopo settimane verso l’ignoto dà, come sempre, quella sensazione di libertà assoluta sommata al brivido della paura, non so mai, infatti, quello che mi aspetta chilometro dopo chilometro.

Ho trascorso la prima giornata praticamente tutta in salita con un dislivello complessivo di 1.200 metri. Mi sono accorto di essere arrivato in alto quando ho iniziato a vedere i pini, cosa rara qui sulla costa.

 

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Nonostante il carico di 50 Kg che porto con me, le alte temperature, e l’umidità, le mie gambe hanno retto bene la salita e di ciò sono rimasto abbastanza sorpreso. Gli unici momenti della giornata che regalano un po’ di sollievo sono il mattino presto ed il tardo pomeriggio, durante il quale posso godere dell’ombra degli alberi.

L’incredibile condizione delle strade

Ho programmato la mia ripartenza di domenica per evitare il traffico intenso, soprattutto dei Tir. La strada, infatti, non offre spazio per pedalare e la vegetazione intorno è altissima. Insomma, la pedalata diventa davvero pericolosa ad ogni curva.

La tappa del mio primo giorno, in cui ho pedalato senza esagerazioni per 50 Km, termina in un “Hotelito”, fatiscente ma molto economico (meno di 10 euro), a Tuito.

I successivi due giorni mi sono ritrovato a pedalare letteralmente nel bel mezzo della giungla: selve protette dallo Stato per la loro particolare unicità in fatto di flora e fauna. A volte la strada è larga ed offre spazio per pedalare in serenità, altre volte, invece, non ci sono linee a dividere le corsie e potrebbe trattarsi benissimo di una strada a senso unico.

Il dislivello, sempre abbastanza elevato, non scende mai al di sotto dei 1.200 metri complessivi.

Insetti, salite e riprese

Durante le mie giornate, come ricordo spesso, non mi limito solamente a pedalare, ma documento il tutto con video e fotografie che a volte rendono tutto molto più faticoso, soprattutto se si deve parlare davanti ad una telecamera pur non essendo del tutto lucidi data la stanchezza.

Ogni pausa, se fatta in mezzo al nulla, può diventare una tortura. Ogni tipo di insetto desidera il tuo sangue, e ti morde fino a farti sanguinare. Ho il corpo che è un bubbone unico e il prurito dura per giorni e giorni. Non è il massimo, soprattutto quando si ha anche la pelle ustionata dal sole, nonostante creme solari e anti-zanzare.

In più, è molto facile, in queste condizioni contrarre malattie come la Dengue o la Chikungunia, molto simili alla malaria, per intenderci.

Non mancano, inoltre, piccoli problemi tecnici. Da fermo, nel tentativo, di cercare di evitare un cane, non sono riuscito a tenere la mia bici, che è così caduta a terra per via della pesantezza del carico, ed ora mi dà qualche problema al cambio.

Purtroppo la mia inesperienza a livello tecnico non aiuta ed è spesso difficile individuare subito il problema. Ricordo che sono, infatti, passato dalla camminata alla pedalata dall’oggi al domani.

Avevo, però, appena cambiato la catena del mio cambio Sram Eagle con una delle cinque di scorta che faccio ruotare ogni 1.500 Km.

I sali e scendi in questi due giorni sono stati davvero pesanti, ma al tempo stesso mi hanno fatto capire che le gambe e il fiato possono reggere anche dopo un lungo stop. A fine giornata, come normale che sia, i muscoli sono doloranti e pieni di acido lattico. Le mie ginocchia, invece, durante il giorno, non danno alcun tipo di problema ma alla sera, soprattutto quello sinistro si fa sentire.

Avrei anche desiderato dormire in tenda nel mezzo della giunga, ma oltre ad essere proibito e molto pericoloso, dati i vari serpenti, ragni e altri animali pericolosi che popolano la zona, la giungla è talmente fitta che non saprei nemmeno come potrei fare ad entrare all’interno vegetazione con bici e attrezzatura.

 

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Ora mi trovo al confine con lo Stato del Colima e in questi due giorni passati ho pedalato per circa 200 chilometri totali. Sono rientrato sulla costa, molto più popolata rispetto all’entroterra.

Riposo per una giornata le gambe e ne approfitto per lavorare.

Il Messico è una continua sorpresa. Ogni 100 chilometri tutto, paesaggi e persone, possono cambiare. Mi sto davvero rendendo conto di quanto il territorio sia vasto.

Ogni giorno è un’ avventura diversa.

Vi ricordo che potete seguirmi tappa per tappa su Strava, dove potete trovare tutti i dettagli, mappe e statistiche.

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