Spatola e pennello hanno sostituito casco e scarpini, ma non del tutto, perché ogni tanto Miguel Soro torna in sella, anche se con uno spirito ben diverso da quello con cui pedalava in gruppo. Lo stesso spirito che ispira le sue opere, una tecnica mista di pittura e collage che, nel caso di Bianchi, sfrutta ritagli di cataloghi vecchi e nuovi.

foto Martina Folco Zambelli HLMPHOTO

Imparable Coppi, Caníbal, Coppi en Busca de la Cima, Manubrio Celeste, Asistencia Mecánica, Bartali sotto la pioggia, Eddy Merckx. Record de la Hora, Miguel Indurain contra el Crono, Un Gran Día: Roger De Vlaeminck… I titoli delle opere parlano chiaro, no?
Campioni che hanno scritto pagine indimenticabili del nostro sport, episodi entrati nella leggenda iconografica, momenti caratteristici di quel ciclismo cosiddetto “eroico” (espressione abusata…), che oggi sta esaltando un numero sempre crescente di appassionati.
Oltre a frequentare le gallerie d’arte, Soro è un habitué della rievocazioni e degli eventi legati al ciclismo storico (le varie edizioni de L’Eroica in primis), dove oltre a portare i suoi quadri porta anche la sua bici e torna a pedalare in gruppo. Alcune delle opere di Miguel Soro, quelle legate al ciclismo vintage Bianchi, sono esposte al Bianchi Cafè & Cycles di Milano, dove resteranno fino al mese di marzo 2018.