Milano Ride Deejay 100, a tutta velocità

Continuano le mediofondo di fine stagione. Con la Milano Ride ci si tuffa a 50 km/h tra i paesi a ovest di Milano, fino al Ticino e ritorno. Una cavalcata a ritmo infernale

5 ottobre 2018 - 15:10

30 settembre 2018, è l’alba della Milano Ride Deejay 100. Il Team Red è in griglia, più agguerrito che mai. Oggi si punta in alto. E già non mi tornano i conti: cosa ci faccio in mezzo a oltre mille ciclisti che pedaleranno assatanati lungo un percorso a me poco congeniale? I cento chilometri sono piatti e velocissimi, il dislivello maggiore della giornata sarà quello per uscire dalla rampa del box, con l’automobile, e recarmi qui a Milano, quartiere Citylife.

Vedo Linus in griglia, accerchiato dai suoi “spietati” e da Aldo Rock, voci che ascolto spesso alla radio. Sono giorni che ne parlano, sono giorni che medito di stargli davanti! Mi è già capitato di incontrarlo in bici, lungo le “mie” strade del triangolo lariano, e so che lo posso battere. Una volta scambiai due parole con lui sulla Onno (salita che da Oliveto Lario, frazione Onno, sale in Valbrona) e lo vidi piuttosto provato. Sarà il mio obiettivo di giornata.

I miei spietati, invece, sono i soliti Edoardo e Fabio, con l’aggiunta del Bencio, il fortissimo tridente di RED. Poi, oltre a chi scrive, ci sono Igor (maestro di selfie) e Giovanni, quest’ultimo reduce insieme a me e al Bencio dal clamoroso podio alla 12 ore di Monza. Abbiamo ancora le gambe in palla dopo quella gara, chissà mai che oggi possano girare ancora meglio. Vedremo.

Ore 8 in punto, via!

Fortunatamente siamo in prima griglia, con alle spalle oltre mille iscritti. Partiamo dietro all’auto della direzione, come nelle gare vere, ad un’andatura che dovrebbe essere tranquilla sino al chilometro zero. A dire il vero mi pare di andare già troppo forte. C’è un po’ di confusione, nonostante gli sforzi dell’organizzazione e dei volontari nel segnalare potenziali pericoli o deviazioni improvvise del percorso. Infatti al primo spartitraffico, parte del gruppo (me e il Bencio inclusi) passa dalla parte sbagliata. Nulla di grave, qualche decina di metri più avanti il foltissimo gruppo torna compatto.

Mi conforta vedere il Bencio davanti a me, proverò a stare con lui il più possibile. Lui è un animale da pianura. Lo scorso anno è stato con i primi, sino a capitolare in uno spettacolare incidente.

Il ritmo aumenta: Arluno, Casorezzo e Castano Primo vengono abbracciati dagli oltre mille ciclisti della Deejay 100 che pedalano a quaranta all’ora di media. Affianco Giovanni, che mi guarda da dietro i suoi occhiali appannati dal sudore, nonostante la giornata sia piuttosto fresca. Mi dice: non ce la faccio, non ce la faccio! Lo invito a mettersi alla mia ruota, assicurandogli che tapperemo tutti i buchi che si formeranno nel gruppo. Guardo il computer della bici, abbiamo percorso solo venti chilometri. Ne mancano ottanta.

Poi passa la fase del “chi me l’ha fatto fare”, il cuore si abitua al fuori soglia e le gambe sembrano non avvertire più nulla. Il percorso non offre alcuna emozione paesaggistica, che però, in ogni caso, non avrei tempo di ammirare perché le mie pupille sono incollate ai tubolari di chi ho davanti, cercando di evitare pericolosi contatti.

In gare così tirate e piatte un semplice cavalcavia può rivelarsi per alcuni duro come il Mortirolo. Bastano due o tre corridori che abbassino la velocità per creare un pericoloso tappo, frenate improvvise, urti e cadute. Che si verificano puntualmente. Il mio turno sembra arrivare alla successiva rotonda, quando il tizio cui succhio la ruota esce un po’ alla garibaldina, andando largo e sfiorando il marciapiede; prende una mezza imbarcata mentre spero che non cada, perché gli andrei addosso senza scampo.

Cuggiono, Abbiategrasso, Settimo Milanese: la gara va avanti veloce, non si respira un attimo, salvo all’approssimarsi di alcune rotonde che aiutano a tirare il fiato, magari succhiando qualche fluido magico dalla borraccia.

Il primissimo gruppo è ormai lontano ma, facendo due calcoli, penso di non essere piazzato male. Per questo motivo, quando mancano circa venti chilometri al traguardo, mi metto a collaborare con i concorrenti in testa al nostro gruppo, formato da almeno un centinaio di persone. C’è chi è ormai allo stremo e non fa nulla; ci sono un paio di ragazze brave solo a criticare chi sta davanti, per poi rallentare il gruppo quando tocca a loro tirare. C’è chi sta bene dietro.

Poi ci sono io, che ho lo spirito Red dentro, e a cui ogni posizione guadagnata aumenta in modo proporzionale l’orgoglio. Mi metto davanti e do una fucilata, in un rettilineo controvento che pare non finire mai. Pedalo a vita persa per trecento metri, quarantuno orari fissi, poi mi giro per capire chi può darmi il cambio. Ho staccato il gruppo di venti metri. Chiaramente non posso tentare la fuga, allora rallento e mi faccio riassorbire, arrivando con gli altri alle porte di Milano.

Tenterò di migliorare ulteriormente la mia classifica in volata, dopo aver studiato prima della partenza l’ultimo chilometro del percorso. Così, negli ultimi trecento metri, m’infilo in tutti i varchi aperti, dribblando quei ciclisti che, come prevedevo, non hanno più energie per affrontare la volata.

Concludo 176mo, a poco più di quattro minuti dal vincitore. Se mi guardo davanti, la posizione mi pare un po’ deludente ma se mi volto dietro trovo quasi mille altri concorrenti. Edoardo ha concluso al 35mo posto, Fabio al 69mo, il Bencio al 98mo, tutti e tre a pochi secondi dal vincitore. Dietro di me anche gli altri componenti del Team Red hanno ben figurato, con Giovanni 243mo e Igor 313mo.

E Linus? Ho rifilato a un certo Pasquale Di Molfetta quindici minuti, obiettivo di giornata raggiunto! Glielo ricorderò la prossima volta che lo incontrerò sul lago, congratulandomi anche per la buona riuscita della Milano Ride-Deejay 100.

Testo di Marco Nava

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