Prova Bianchi Methanol CV

La nuova crosscountry di Treviglio è una macchina da gara rigida e reattiva. Countervail e reggisella sottile aiutano a contenere le vibrazioni

13 agosto 2016 - 10:08

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La seconda generazione della Methanol (leggi qui la nostra prova della versione precedente) dice addio alle ruote da 27.5” e (per ora) anche alla sospensione posteriore. Per il 2017 è infatti prevista un’unica configurazione front 29”.

Con le 26” (leggi qui la nostra comparativa 26” / 27,5” / 29”) relegate da tempo al ruolo di entry level economiche, sembra che per il crosscountry la tendenza a preferire le ruote da 29″ continui. Merito dell’evoluzione delle geometrie, in particolare dei tubi sterzo sempre più schiacciati (quello della nuova Methanol in taglia 48 misura 5 mm in meno), che fanno sì che l’avantreno non sia eccessivamente alto, a beneficio dei biker più bassi.

Tra le altre novità in tema di geometrie la Methanol CV presenta un carro posteriore più corto di ben 8 mm (ora sono 429) rispetto alla versione precedente e più largo, con la battuta posteriore che arriva al nuovo standard di 148 mm (prima 142). Ciò consente una campanatura dei raggi più larga, oltre alla possibilità di montare pneumatici di sezione maggiore e quindi una ruota più rigida e una bici più reattiva.

Bianchi non ha ceduto alla tentazione di aumentare l’angolo di sterzo (che rimane di 71°) come la moda all mountain suggerisce, rimanendo fedele alla filosofia crosscountry. Nuova sulla Methanol è la scritta CV che campeggia sul tubo orizzontale, sigla dell’ormai noto materiale viscoelastico Countervail, caposaldo del marketing Bianchi: serve per smorzare gran parte delle vibrazioni trasmesse dalle asperità del terreno e viene già utilizzato per i telai Infinito, Aquila, Specialissima e Oltre XR4.

Il reggisella ha un diametro di 27.2 mm, piuttosto sottile per favorire la tolleranza verticale e quindi il comfort. Tutti i cavi, compreso quello dell’eventuale reggisella telescopico, passano all’interno dei tubi del telaio. Previsto l’attacco “high direct mount” del deragliatore anteriore, con supporto rimovibile per trasmissioni monocorona. I forcellini del carro, come già sulla Oltre, sono in carbonio. Quattro le taglie disponibili: 15”, 17”, 19” e 21” (S, M, L, XL) e tre le colorazioni previste, ossia nero e giallo, nero e argento lucido e celeste Bianchi con profilo nero.

Gli allestimenti della nuova Methanol CV, che arriverà nei negozi Bianchi a settembre, con prezzi non ancora svelati, sono sei:
9.0 con gruppo elettronico Shimano XTR Di2 2×11 e forcella Rock Shox RS-1;
9.1 con gruppo Sram XX1 Eagle 1×12 e forcella Fox 32 SC;
9.2 con gruppo Shimano XTR 1×11, forcella Fox 32 SC;
9.3 con gruppo elettronico Shimano XT Di2 2×11, forcella Formula Thirty3;
9.4 con gruppo misto Sram X01/X1 1×11 e forcella Fox 32 SC;
9.5 con gruppo Shimano XT 2×11 e forcella Fox 32 SC.

RIDE

La bici della nostra prova, che si è svolta sulle colline attorno al lago d’Iseo, è una Methanol CV in versione 9.0, con gruppo elettronico Shimano XTR Di2 2×11, guarnitura 36-26, cassetta 11-46, forcella Rock Shox RS-1 (a steli rovesciati), ruote DT Swiss XRC1200 Carbon e pneumatici tubeless Kenda Honey Badger 29×2.1”.

La prima impressione in sella a questa bici è che la posizione sia molto carica sul manubrio. Frutto dell’impostazione racing, ma ovviamente si può scegliere una piega manubrio più morbida e inserire qualche spessore in più per ottenere un’impugnatura più alta.
Il percorso del test presenta quasi 1000 metri di dislivello in appena 20 km, su sentieri prevalentemente rocciosi. Roba da gambe buone e da bici che amano scalare.

In salita la Methanol CV mostra subito le sue doti di arrampicatrice: si avvertono i benefici del carro compatto, della posizione carica sull’avantreno e dell’angolo di sterzo chiuso. Nei saliscendi guidati regala un’ottima sensazione di maneggevolezza. Anche la reattività alla pedalata è degna di nota, grazie alla scatola del movimento centrale oversize, che trasmette tutta la potenza impressa alla guarnitura. Nei tratti più scivolosi per la presenza del fango, i tubeless Kenda Honey Badger mostrano qualche limite dovuto alla tassellatura poco pronunciata. Sui sassi e su ogni tipo di fondo asciutto, invece, la bici mostra una trazione invidiabile.

Nonostante la rigidità laterale e torsionale da riferimento sullo sconnesso le reazioni della Methanol CV non sono scomposte: merito del Countervail e dell’ottimo equilibrio generale. Tutte qualità che si traducono nella guida molto precisa.

In discesa? Abbiamo detto che la nuova Methanol è piuttosto chiusa, rigida e compatta. Non è certo una bici gravity oriented. Tuttavia, se la si lascia correre a dovere e si impostano le traiettorie in modo corretto, la bici resta stabile e consente di correggere eventuali sbavature. Sulle prime discese il feeling non ottimale è probabilmente dipeso dalla risposta un po’ secca della forcella Rock Shox RS-1.
Ne ho parlatoo con la nostra guida d’eccezione, Gerhard Kerschbaumer, altoatesino campione del mondo under 23 nel 2013: controlla le gomme e consiglia di sgonfiarle leggermente (1.8 bar invece che 2). 

Il gruppo elettronico Shimano XTR merita una menzione: è preciso e velocissimo nelle cambiate e come in versione meccanica vanta una frizione regolabile sul cambio posteriore, che consente di ridurre al minimo le fastidiose oscillazioni della catena.

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