Ne è passata di terra sotto le ruote da quel Bike Festival del 1994. Nell’area espositori di Riva del Garda, sotto un piccolo gazebo con la scritta ADP Engineering, un paio di ragazzi tedeschi illustravano ai visitatori il loro prodotto: un archetto in fibra di carbonio studiato per irrigidire i foderi del telaio e della forcella, sui quali erano infulcrati i V-brake che, a quei tempi, equipaggiavano tutte le Mtb. Si chiamava Brake Booster Evolution One e da quel pezzo di fibra nera tutto ebbe origine: due anni dopo, era il 1996, vide la luce la prima bicicletta marchiata Rotwild. Si chiama RDH P1, ed era un prototipo da downhill che non passava certo inosservato, con il suo telaio in alluminio, la forcella a doppia piastra con foderi in fibra di carbonio, la sospensione URT, la trasmissione a cinghia, il cambio elettronico Sachs e il passaggio cavi integrato.

Da lì al primo successo in World Cup il passo è stato brevissimo. Il resto fa parte della storia della Mtb.

Fedele alla linea come i CCCP di Reggio Emilia, anche Peter Schlitt (uno dei ragazzi che presidiava il gazebo nel ’94) ha continuato a realizzare biciclette che facessero di tecnologia, innovazione e funzionalità tre pilastri fondamentali.

Per il 2016 le maggiori novità arrivano dai modelli della famiglia X, quelli all-mountain da 140 mm di escursione e telaio in alluminio idroformato, che si distinguono per la grande versatilità che consente di adattare la bici allo stile di guida e al terreno. Infatti è possibile modificare la lunghezza dell’interasse, spostando l’attacco del mozzo sui foderi; variare l’angolo dello sterzo di +/- 1,5° e montare ruote da 27,5″ o 27,5″ Plus senza che la geometria subisca variazioni.

I tedeschi credono molto nelle Mtb a pedalata assistita e Rotwild non fa eccezione. Anzi un po’ la fa perché se mettete l’una accanto all’altra la X1 FS e la X+ FS e date loro un’occhiata distratta: farete davvero fatica ad accorgervi che la seconda cela nella struttura in fibra di carbonio del tubo obliquo un cuore elettrico firmato Brose. Anche il display che fornisce le informazioni sulla batteria è minimal e nel suo piccolo contribuisce all’ottimo risultato finale relativo al peso dichiarato di 19,6 kg.

La X1 FS costa 3.799 euro nella configurazione base; per godere del motore della X+ FS occorre spendere almeno 5.999 euro.