Test ciclocross: Canyon Inflite 9.0 AL

È rigida e reattiva come una bici da corsa, ma il suo terreno ideale è il fango. Abbiamo provato la prima ciclocross firmata Canyon, la Inflite, in versione top di gamma, con forcella in carbonio e freni a disco meccanici Shimano. Costa 1.699 euro

9 marzo 2014 - 14:03

Che cosa si può fare in inverno quando l’aria è ghiacciata, l’asfalto delle strade sporco e insidioso e i rulli non vi vanno proprio giù? Semplice, risponderebbero i ciclisti con i capelli bianchi: l’alternativa è il ciclocross. Infatti era questa la disciplina che praticavano i ciclisti di una volta, dagli amatori ai campionissimi, quando ancora non esistevano le mountain bike e in qualche modo bisognava pedalare durante i mesi freddi, in attesa della ripresa dell’attività agonistica su strada. In tempi più recenti il ciclocross si era ridotto a poco più che uno sport di nicchia ma oggi sembra tornato di moda tra chi cerca sprint brevi su sentieri sterrati, passaggi fangosi, pendii scivolosi, o semplicemente ha voglia di esplorare e pedalare anche quando finisce l’asfalto.

LIVE

Anche Canyon ha la sua ciclocross, con telaio in alluminio caratterizzato da un tubo obliquo di dimensioni molto generose, sterzo conico e foderi verticali dritti e sottili. Il solo telaio pesa 1.480 grammi ed è abbinato a una forcella full carbon, che ha la particolarità di avere i forcellini rivolti in avanti per contrastare le forze frenanti generate dal disco anteriore (problema che non esiste con i pattini tradizionali che agiscono sul cerchio). Tra i foderi verticali e tra quelli della forcella c’è molto spazio rispetto a una bici da corsa tradizionale: questo accorgimento serve per evitare il più possibile l’accumulo di fango e sporcizia che ridurrebbe la scorrevolezza delle ruote. Un’altra peculiarità della nuova Canyon Inflite è il tubo orizzontale piatto nella zona di contatto e fusione con il tubo sella: questo per avere un appoggio comodo sulla spalla quando si traporta la bici, ad esempio per superare le barriere e le scalinate tipiche delle gare di ciclocorss. Piccoli accorgimenti che fanno la differenza.

 

Interessanti la scatola del movimento centrale, con movimento di tipo Press Fit – in pratica nel telaio si incastrano direttamente le calotte maggiorate che contengono i cuscinetti e tutto ciò ne aumenta la rigidità – e il reggisella, brevettato da Canyon e dotato di un originale meccanismo di flessione. Il principio di funzionamento del VCLS 2.0 Post, questo il suo nome, si basa su due gambi paralleli e indipendenti, con una morsa reggisella flottante. Il risultato, a detta della Casa tedesca, è una combinazione ottimale di leggerezza, flessibilità, capacità di carico e rigidità torsionale.
Il livello della componentistica della Canyon Inflite 9.0 AL è molto buono e comprende gruppo Shimano Ultegra, cerchi e mozzi DT Swiss X1900 Spline 29 e sistema frenante Shimano BR-CX77 con dischi da 160 mm di diametro. Pur essendo vietati sulle bici da strada, almeno nelle competizioni, i freni a disco sono ammessi nel ciclocross, anche se per la verità la maggior parte dei professionisti continua a preferire i cantilever (sistema diffuso sulle mountain bike di qualche anno fa), visto comunque che alla fine di ogni giro, nelle competizioni di un certo livello, possono permettersi di cambiare bici. 8,83 kg (senza pedali): è il peso fatto registrare sulla nostra bilancia della Inflite 9.0 AL, che costa 1.699 euro ed è disponibile nelle colorazioni “deep black ano” e “red”.  

RIDE

Come ogni Canyon anche la Inflite si ordina su Internet e arriva direttamente a casa, insieme al manuale per la manutenzione  e a una pregevole chiave dinamometrica. Le finiture della Inflite sono di ottimo livello: da apprezzare in particolare l’anodizzazione, che non lascia nessun alone residuo. Non appare alcun difetto nemmeno per quanto riguarda le saldature dei tubi. Anche l’anodizzazione di attacco manubrio e manubrio Ritchey è di pari livello e le grafiche sono molto ben abbinate. Il passaggio cavi del cambio è interno al tubo obliquo, a prova di fango. Non si capisce perché non sia integrato anche quello del freno posteriore, che comunque non dà fastidio nella “presa in spalla” della bici. Abbiamo girato la domanda direttamente a Canyon, la quale ci ha fatto sapere che il passaggio cavi esterno è più pratico per le operazioni di spurgo, in caso di montaggio di un sistema di tipo idraulico – ora disponibile anche per Ultegra. Sia i cavi freno sia quelli del cambio danno una sensazione di ottima fluidità e di scorrimento nelle guaine. Molto interessante la serie sterzo Acros, fissata con due coni a scorrimento anziché con il classico tiraggio vite ad expander: si è rivelata scorrevole e priva del minimo gioco.

È solida e robusta anche su i fondi più sconnessi, ma la Inflite 9.0 ci ha stupiti soprattutto per la precisione di guida e per la facilità con cui si riesce a direzionare la ruota anteriore, ad un livello sconosciuto alle mountain bike front cui siamo solitamente abituati. Di certo le differenze con una MTB “tirata” e rigida, come può essere una Open ORA sfumano e si riducono quasi al solo manubrio.
Praticamente non c’è limite alle pieghe: i piccoli tasselli dei pneumatici Continental Cyclo X-King da 35 lavorano davvero molto bene, senza risultare fastidiosi nella guida su asfalto. Oltre che reattiva questa Canyon ciclocross è pedalabile e molto scorrevole: il merito va ai mozzi DT Swiss, ottimamente rifiniti, e ai cerchi (anch’essi DT Swiss), molto leggeri, ma soprattutto al sistema Press Fit della scatola del movimento centrale, che regala una sensazione di continuità e di rotondità molto appagante.

 

La sella Ergon è molto comoda e il sistema VCLS è risultato decisamente indovinato, data la sua attitudine ad assorbire le vibrazioni, ma scomodo per quanto riguarda il settaggio di inclinazione della sella, che deve essere estratta completamente per la regolazione. Inoltre per il gioco delle tolleranze sul diametro del tubo sella – non si tratta di un pezzo unico ma di due parti da accoppiare – il reggisella é meno stabile di un modello tradizionale: per evitare che la sella scendesse abbiamo dovuto serrare con una forza di parecchio superiore a quella indicata sul morsetto. Nulla da dire sul Gruppo Shimano Ultegra (con rapportatura specifica per ciclocross: guarnitura 36/46 e cassetta 11v 11/32), notoriamente garanzia di affidabilità e precisione; ottima la cambiata, con la catena che sia sul pignone sia sulle corone non ha mai un intoppo. I freni a disco BR-CX77 sono molto ben modulabili e, a differenza dei pattini dei sistemi tradizionali, non perdono mai vigore, nemmeno quando vengono a contatto con fango o acqua.

Ottima, infine, l’idea di applicare rivetti filettati sia sulla forcella sia sui posteriori verticali e sul ponticello freno, ben sigillati da tappini in plastica, che permettono la conversione a utilizzo cittadino con parafanghi. Il messaggio di Canyon è chiaro: ciclocross non più solo nelle pause invernali ma bici trasversale, da pedalare 365 giorni all’anno.

TESTER: Carlo Mariani

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