Alla GS Academy con BMW R 1200 GS Rallye assetto sport

29 maggio 2017 - 9:05

Prendi la moto più venduta da anni, provata e riprovata in tutte le condizioni. Cosa si può raccontare ancora? Parto con queste convinzioni per l’ennesimo test della ennesima R 1200 GS (le ho guidate tutte, dalla 1100 a oggi). È la Rallye che ho già provato poco tempo fa in un test su strada.
UN PO’ DI STRADA

È la stessa che ho ancora in redazione e con cui parto per partecipare alla nuova GS Academy, la scuola di enduro che BMW organizza nello splendido contesto del castello di Rivalta, in provincia di Piacenza. L’occasione è accompagnare due fortunati motociclisti sorteggiati da BMW per vivere la mia stessa esperienza. Flavio e Davide mi seguiranno per tre giorni lungo un itinerario che ci porterà a sviscerare tutte le caratteristiche della nuova maxi enduro BMW. Loro non ne hanno mai guidata una e questo per me è un punto a favore: avrò il giudizio “puro” di due motociclisti che la GS non la conoscono per nulla.
VERSIONE O MODELLO?

Nuova GS, dicevo, e la GS è nuova per davvero, soprattutto la versione Rallye. Per BMW è appunto una versione, per i clienti un modello vero e proprio. Dove sta la verità? Probabilmente nel mezzo: la R 1200 GS Rallye non è, in effetti, così differente dalla versione standard (c’è poi anche la Exclusive, più elegante) ma se nel pacchetto accessori c’è quello che BMW definisce “assetto sport”, allora le cose iniziano a prendere un’altra piega. Questo particolare assetto è stato studiato da BMW per elevare al massimo le potenzialità off road della GS. E non è solo marketing, perché dietro alla parola “Sport” ci sono sospensioni con escursione maggiorata di 20 mm, nonché un differente braccio del Telelever (più corto), che cambia geometrie e quote vitali della moto, variando la dinamica.
ASSETTO VARIABILE

Nei due giorni della GS Academy ce ne siamo potuti rendere conto di persona, “giocando” con assetti e altezze che trasformano la GS da “morbida”, bassa e ricca di trazione, a rigida, alta e iper reattiva. La cosa è possibile grazie alla evoluzione del Dynamic ESA che, come ci spiega Mattia Dodi, responsabile tecnico di BMW Motorrad Italia, mette a disposizione differenti modalità. Della gestione automatica dell’assetto in relazione al carico abbiamo già parlato; in questa sede è utile un piccolo aggiornamento, perché navigare nei menù del Dynamic ESA con un Caronte come Mattia Dodi significa scoprire ulteriori potenzialità.
SI REGOLA IN AUTOMATICO

Quest’ultima evoluzione del Dynamic ESA è, infatti, capace di monitorare in continuo altezze e carico della moto – lo fa sempre automaticamente ogni volta che ci si trova da 0 a 20 km/h -, adeguando automaticamente il carico sulle molle e l’idraulica per avere una moto sempre molto “piatta”. Su strada porta a grandi vantaggi, visto che assicura un assetto pressoché costante. In fuoristrada, però, serve altro. Ecco quindi che dal menù spuntano le opzioni LOW e HIGH dell’assetto, che agendo sui precarichi molla ammorbidiscono e abbassano, oppure irrigidiscono e alzano la moto secondo le esigenze o le preferenze di chi guida. Non si tratta solo di variare altezze e rigidità: il cambio di assetto “siede” o “punta” la moto e ne cambia anche radicalmente il comportamento off road.

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VIAGGIO MON AMOUR

Per andare a Rivalta la prendo larga. La GS, Rallye compresa, è una di quelle moto che mi fanno entrare nell’idea del “never ending travel” e mi fanno scegliere la strada più lunga. Seguito da Flavio e Davide, che mostrano di gradire non poco il tour (oltre che essere ottimi piloti), mi arrampico sulle colline dell’Oltrepò. Pavia, Varzi, Passo Penice. Strade che conosco bene e che la BMW (gommata stradale) mostra di gradire parecchio. Baricentro rasoterra, grande feeling, motore pronto, cambio elettronico. Il passo si alza e, in configurazione stradale, la GS Rallye non delude le aspettative. Anche se trovo i nuovi settaggi delle sospensioni semiattive un po’ più morbidi rispetto a quelli a cui mi aveva abituato la GS, l’efficacia non viene mai meno. Se ne rendono contro anche i miei compagni di viaggio, che una volta arrivati in cima al Passo del Penice affrontato con piglio certo non turistico si dicono sorpresi. Sarà il primo di una lunga serie di “non credevo” che mi accompagneranno per tutto il week end.
MILLE RISORSE
In effetti nemmeno io credevo. Non credevo che la GS avrebbe potuto stupirmi ancora. Invece lo ha fatto. A Rivalta ci aspetta il cambio gomme e per me il cambio moto visto che ne prendo una con assetto sport. Tolte di mezzo le Anakee III, con cui la Rallye esce dal concessionario (si può scegliere anche di averla tassellata) è il momento di montare le Metzeler Karoo T, con cui cimentarsi con gli esercizi del campo della GS Academy e, successivamente, affrontare i tanti sterrati della zona con percorsi a volte decisamente impegnativi e panorami che non ti aspetti.

La Rallye con l’assetto sport è una trasformista. Scegli l’assetto Low e avrai una specie di “ruspa”, capace di una trazione impressionante che la porta a salire in posti impensabili. L’assetto è morbido e copia qualsiasi cosa, ma sorprende perché non arrivano più le “spanciate” a cui ci aveva abituato la GS. Il lavoro di queste nuove sospensioni è incredibile. Il bilanciamento innato della GS aiuta anche negli esercizi sul campo, che gli istruttori hanno reso decisamente “bastardi”. Il peggiore per me è lo “snake”, un canale di una decina di metri, largo una ventina di centimetri e conformato a “S” da affrontare a bassissima velocità: se non hai la tecnica giusta il piede a terra lo appoggi di sicuro e forse pure la moto. Lo snake si aggiunge ai classici esercizi dello stop e ripartenza in salita (utile anche l’hill hold control), ai tronchi in successione o a una simulazione di Tole Ondulee che smonta le otturazioni. In questo caso la moto bassa mi ha aiutato ad avere sempre un appoggio a terra; la sella dritta consente di muoversi longitudinalmente in modo rapido e senza intoppi.
ARRIVA OVUNQUE
Con questa moto vai ovunque e arrivi dove mai avresti pensato. Chi pensa che la GS sia “da aperitivo”, buona per respirare solo le polveri sottili della città, dovrebbe provarla nelle condizioni in cui l’abbiamo fatto noi. Strade “impestate” con un fondo argilloso reso quasi impossibile dalla pioggia battente che ha infierito per due giorni. Mulattiere, single track nel bosco. Non sono un talento dell’offroad e non lo sono nemmeno i miei compagni di viaggio, eppure dopo aver affrontato percorsi complicati è scattato il classico “non credevo che questa moto potesse fare cose simili”. La cosa giusta da dire sarebbe: “non credevo che IO potessi fare cose del genere con questa moto” perché la GS le fa, e ti aiuta a farle.

L’assetto High non mi ha convinto fino in fondo, semplicemente perché non spingo in off road come un professionista. Probabilmente è quello che supporta maggiormente una guida veramente “hard”: la moto si alza dietro (parecchio), l’assetto si “punta” maggiormente sull’avantreno, cambiano le geometrie e con loro l’agilità, che aumenta. Si gira meglio nei tornanti e sullo stretto ma se il fondo si fa pietroso il posteriore tende a “scalciare” un po’ troppo. La guida diventa più tecnica, la GS Rallye ancora più inarrestabile e noi ci ritroviamo a dire “non credevo”…

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