Ducati 2014: non paragoniamo Crutchlow a Stoner

Massimo Temporali dice la sua sul pilota Ducati 2014. Stroncando certi impropri paragoni…

Cal è un pilota che piace ai motociclisti, perché ha il fare di uno di noi, con quella faccia da matto che ricorda un po’ il vecchio Fogarty, col quale condivide, oltre la nazionalità, anche gli stessi occhi, freddi e spiritati. Ed è probabile che le speranze di vederlo competitivo nel 2014 in sella alla Ducati siano legate più al ritratto del “pazzo che ci prova”, piuttosto che a convincenti argomenti tecnici. La sua crescita professionale è avvenuta per gradi: la carriera dell’inglese non ha niente a che vedere con quella di Marquez, Lorenzo, Rossi, Pedrosa o Stoner. Oggi ha 28 anni, ma la sua è stata una gavetta iniziata e finita fra le gare per derivate di serie, quindi in una dimensione ben distante dalle moto da gran premio. Dopo tre anni di British Supersport 600 e due di Superbike, il salto al Mondiale, col titolo in Supersport al debutto nel 2009 e il 5° posto l’anno successivo all’esordio in Superbike. Negli ultimi anni solo Ben Spies ha fatto meglio di lui fra le derivate, ben figurando nel Tech3 in MotoGP e perdendo la bussola gli anni successivi nel team factory.

In carriera Cal ha guidato solo 4 cilindri Yamaha, compresa la MotoGP dove corre dal 2011, sempre con lo stesso Team, il Tech3, ottenendo il primo podio lo scorso anno a Brno e rimanendo nel primo biennio nell’ombra di Edwards e Dovizioso, suoi compagni di squadra. Cal in questo tempo è sicuramente maturato, ma la sensazione è che abbia adattato il suo talento alla Yamaha MotoGP, ma non abbia lavorato su sé stesso. Nel senso che i suoi limiti sembrano essere gli stessi.

I risultati in gara sono eccessivamente altalenanti, segnati da cadute o difficoltà tecniche di messa a punto. Stoner l’ha sempre detto: un pilota di talento lo misuri all’anno dell’esordio, è lì che lascia il segno, non ha bisogno di 3-4 stagioni per crescere. Crutchlow è uno dei bravi, ma ha sempre rappresentato l’anello di giunzione fra i primi tre e tutti gli altri. Sa approfittare del passo falso degli avversari e una volta su tre butta lì il giro matto in qualifica capace di illudere. Ma quando aumentano le aspettative e sale la pressione, finisce col commettere l’errore che troppe volte si trasforma in qualcosa di irreparabile: la caduta. Cal è uno che esterna facilmente la sua paranoia, trasmette la sua sofferenza e insofferenza quando crede che la parte tecnica può avere delle responsabilità sui suoi risultati. Le tensioni e il nervosismo in un team ufficiale sono alti: non a caso ci sono piloti che soffrono meno in squadre satellite e riescono in quei contesti ad esprimere al massimo il loro talento.

Nel suo caso vedremo, ma a Borgo Panigale in questo momento la pressione è altissima. In Ducati, per altro, non hanno fra le mani la soluzione ai problemi della loro moto, ma solo la presa di coscienza che il primo passo da compiere sarà quello di riordinare ruoli e persone, dagli ingegneri responsabili del progetto fino alla formazione del team sviluppo, non a caso è stato chiamato Dall'Igna.

Crutchlow non ha nemmeno metabolizzato completamente lo stile di guida delle MotoGP, tanto che la frenata rimane ad esempio uno degli aspetti su cui lavorare per migliorarsi. Per dirla in soldoni, frena fortissimo a moto dritta – è il pilota che mette in crisi il sistema frenante più di chiunque altro – , come faceva in Superbike quando la carcassa morbida della gomma anteriore non permetteva (e non permette nemmeno oggi) pinzate aggressive con la moto piegata. Le Bridgestone consentono, invece, di ottenere la massima prestazione della frenata proprio con la moto inclinata di 35° circa, poiché a moto dritta va considerato il limite del ribaltamento. E la Desmosedici attuale è una di quelle moto che non offre versatilità nemmeno in staccata: o la guidi come impone il suo avantreno, o finisci a terra. A Cal non basterà portarsi in squadra i tecnici di fiducia (ammesso che Daniele Romagnoli, suo attuale capotecnico, sia disponibile al passaggio, ndr) per costruirsi una moto su misura, anche perché chi arriva da un metodo di lavoro “alla giapponese” soffrirà la filosofia italiana al pari del pilota, un film per altro già visto negli ultimi due anni con Valentino Rossi & C. Sì, ma di fatto Crutchlow ha portato la Yamaha “privata” sul podio, potrebbe dire qualcuno.

Quei quattro podi messi insieme nella prima parte della stagione sono da analizzare: teniamo buono Le Mans, gara bagnata, dove però Lorenzo ebbe problemi con il casco e arrivò 7° (cadde Rossi al 17° giro e anche Bradl soffrì l’appannamento della visiera); al Mugello caddero Marquez e Rossi, ad Assen Lorenzo correva con una clavicola fratturata e pure Marquez era rotto (mignolo della mano e alluce); in Germania non presero il via né Lorenzo né Pedrosa (infortunati). Bravo Cal ad approfittare delle sfortune altrui, ma pensare che in Ducati stia arrivando il nuovo Stoner, come qualcuno vuole far credere, è un eccesso di gratitudine nei confronti di un pilota che deve dimostrare ancora molto. E ad ogni modo non guiderebbe nemmeno la Ducati dei tempi di Casey. Bravo sì, quindi, ma non fenomeno. Ha preteso dalla Ducati un contratto di una sola stagione con l’opzione per il 2015 a suo favore. Se sarà soddisfatto della moto, dei risultati e del lavoro fatto, ben venga. Altrimenti potrà slegarsi a fine 2014 con un po’ di soldi messi in tasca. Nel frattempo saranno scaduti anche i contratti dei big di Honda e Yamaha.