Gaerne, dalla bottega al mondo in 50 anni

Gaerne, ovvero GAzzola ERNEsto, come un ciabattino può creare una azienda di spessore internazionale. L’azienda di Coste di Maser, orgogliosamente italiana, celebra quest’anno i 50 anni della sua fondazione. Ne ripercorriamo la storia, che poi coincide con quella del suo fondatore.

Si parla tanto di eccellenza italiana, di aziende capaci di creare tecnologia e profitto. Gaerne è una di queste, nata dalla genialità di Ernesto Gazzola (da qui il nome GAzzolaERNEsto) in questi dieci lustri ha vestito i più grandi campioni del motocross e della velocità, oltre che del ciclismo, una azienda nata per passione e grazie alla genialità del suo fondatore che ancora oggi, a 80 anni è saldamente al timone. Oggi i prodotti Gaerne sono conosciuti e distribuiti in tutti e cinque i continenti. Il libro in uscita in questi giorni ripercorre le tappe dell’avventura imprenditoriale della famiglia Gazzola con immagini e racconti molto suggestivi, che per questo abbiamo deciso di raccontarvi, perchè merita di essere consociuta.

La tradizione calzaturiera montebellunese Questa parte di Veneto non è nota solo per le morbide colline, i vini pregiati e le ville storiche, ma anche per la produzione calzaturiera, che affonda le proprie radici addirittura nella tradizione veneziana del quattordicesimo secolo. Negli anni venti del secolo scorso Montebelluna consolida definitivamente la sua vocazione calzaturiera. La scarpa da montagna diventa un prodotto richiesto da larghe schiere di consumatori, escursionisti prima, poi, negli anni trenta, sciatori. Poi, negli anni Sessanta, una svolta fondamentale è l’introduzione nei processi produttivi della plastica.

Gli inizi di Ernesto Gazzola in bottega «Provengo da una famiglia che ha sempre lavorato la terra. Sono cresciuto a pane e latte. Mio padre, con otto figli a carico, sapeva bene che la terra non sarebbe bastata per tutti. Allora mi disse: bisogna che impari un mestiere.» Inizia così Ernesto Gazzola a raccontare la sua storia «Mio padre portava le scarpe a riparare da un ciabattino, perché allora di soldi ce n’erano pochi e le scarpe nuove erano un lusso impensabile. Proprio a lui, a quel ciabattino, un giorno mio padre chiese se uno dei suoi figli poteva venire a bottega per dare una mano, per imparare quel mestiere. Fu cosi che iniziai a tredici anni. A diciassette sono passato a lavorare in una fabbrica che produceva scarponi militari a Maser; finita la leva militare, sono andato a lavorare in un altro calzaturificio ad Asolo, dove sono rimasto fino ai primi anni Sessanta imparando l’arte del tirar i spaghi.» L’espressione indica la realizzazione della prima cucitura che unisce la tomaia alla “sottana”. È l’operazione più importante e delicata nella lavorazione artigianale calzaturiera. Il 1957 è l’anno del suo matrimonio: la signora Vittoria diventa la compagna della sua vita. «Si, mia moglie – e al solo nominarla, si racconta nel libro, al signor Ernesto si illuminano gli occhi – è sempre stata al mio fianco… Anche lei aveva imparato il lavoro di orlatrice come ragazza di bottega presso un’artigiana del posto.

La nascita di Gaerne e le prime scarpe sportive da montagna Il Signor Ernesto, così lo chiamano tutti in azienda, prosegue il suo racconto: «In fabbrica lavoravo nove, dieci ore; poi tornato a casa continuavo per 

conto mio, per altre quattro, cinque ore; è cosi che iniziai nel 1961. Ancora adesso mi chiedo come ho fatto a resistere in quegli anni. Sacrifici e passione: forse questa e la risposta. Per i primi anni, continuavo a tirar i spaghi, a mano, di sera, perché non potevo ancora comprare la solettatrice che utilizzavo in fabbrica di giorno; e mia moglie Vittoria mi aiutava a fare l’orlatura delle tomaie che producevo. Poi, per quelle strane vicende della vita, proprio per lavorare meglio mi ritrovai ad avere l’occasione di aprire un primo laboratorio nei locali della piccola scuola di Crespignaga, il paese vicino, dove anni prima avevo fatto le prime classi elementari. In quegli anni aprimmo anche il negozio di calzature del paese. Con la Vespa andavo ogni mercoledì al mercato di Montebelluna con qualche modello realizzato, iniziavo cosi a farmi conoscere e a raccogliere l’apprezzamento e la fiducia dei primi clienti: Rebellato, Gorghetto, Storgato. Le prime richieste erano per due, tre paia di scarpe da lavoro.»

Anno 1962: siamo alla fondazione della Gaerne. «Facevamo scarponi da montagna e da lavoro per la gente che lavorava nei boschi dell’Alto Adige, o faceva il pastore in Abruzzo. Erano ancora molto lontani gli anni della scarpa sportiva…E poi non mancavo mai di provarle di persona. Questo l’ho sempre fatto, e lo faccio ancora adesso. Io ho il numero 42, lo standard. Quindi provo tutti i modelli: e se c’e qualcosa che non mi convince in fatto di comodità lo faccio sempre notare. Insomma, ancora adesso sono il primo tester in azienda…»

Poi si sono sviluppate nuove linee di prodotto: dall’Alpina – destinata all’alpinismo professionale e al trekking di alta quota, con suole rigorosamente Vibram – alle linee orientate al trekking meno impegnativo, Trekking e Trekking Light, che a partire dalla meta degli anni Novanta possono contare sulla tecnologia della membrana Drytech, che rende la calzatura completamente impermeabile. Il best seller in questa categoria è sempre stato il modello Aspen.

Metà anni settanta: passione motocross La storia di Gaerne è a un punto di svolta: a metà degli anni settanta, l’azienda decide di investire su un particolare settore della calzatura sportiva: lo stivale da moto. Una scelta che si rivelerà strategica: nel giro di pochi anni l’azienda di Coste di Maser afferma il proprio marchio nel mondo delle corse e si apre agli orizzonti del mercato internazionale. Tutto, ancora una volta, prende avvio dalla passione e dal caso. Ma questa volta, a quella di Ernesto, si affianca quella di suo figlio Giuliano. Giuliano amava il fuoristrada e come tanti suoi coetanei scorrazzava per gli sterrati in sella a una Fantic con le ruote artigliate. Da qui l’idea di chiedere al padre di costruirgli degli stivali da usare per il motocross. Ernesto Gazzola inizia a preparare i primi prototipi: poche paia, tutti tagliati a mano adattando modelli di scarponi da caccia sui quali vengono inseriti dei rinforzi e delle protezioni in pelle. Dal figlio agli amici, che condividono la stessa passione, il passo è breve e le successive evoluzioni portano al primo vero stivale da Cross. Quindi lo stivale Gaerne fa la sua prima apparizione sui campi delle gare regionali. Il motocross è un fenomeno in crescita, che coinvolge tutta l’Italia del centro-nord: marchi come Gilera, Ancillotti, Moto Gori, Fantic, TGM, Aim, Aprilia, Accossato, Tecnomoto, Testi, SWM, Barbero o Muller affollano i sogni degli adolescenti e creano il terreno adatto per investire negli accessori e nell’abbigliamento dedicato.

Dai primi stivali del 1975, in pochissimo tempo, si passa a prodotti sempre più raffinati e ricercati, ampliando la gamma con modelli come il Big Trophy e il Grand Prix, entrambi disponibili nella duplice versione con suola da Cross o da Regolarità. Le protezioni si fanno più mirate ed efficienti, come nel caso del modello Victory, senza penalizzare però leggendario comfort. Un anno dopo il Grand Prix, nascono anche i primi stivali da moto per uso stradale: vengono battezzati Imola, Racing Star e Fast. Nel 1977, arriva la consacrazione di Gaerne a livello sportivo con il titolo italiano di Alberto Angiolini. Proprio con Angiolini vengonoo sperimentate nuove importanti soluzioni tecniche, come quella di passare dall’originale chiusura dello stivale a sette ganci a quella, più efficace, con soli cinque. Sempre il 1977 è l’anno dell’inizio della lunga e premiatissima collaborazione con il campione finlandese di Motocross Heikki Mikkola.

Gli anni Ottanta: alla conquista del mercato estero L’inizio degli anni Ottanta vede la Gaerne trovare la propria identità produttiva proprio negli stivali da moto pur non tralasciando la produzione di pedule. Il nome Gaerne varca le frontiere nazionali ed europee per arrivare ai mercati di tutto il mondo e da ogni parte arrivano consensi per il lavoro artigianale e per la qualità dei prodotti. Nel 1980 Giampaolo Marchetti è campione italiano di Velocita 250, Guglielmo Andreini vince la Sei Giorni di Enduro classe 500 e pure il Campionato europeo della stessa cilindrata, mentre Corrado Maddii vince il tricolore Motocross classe 500, tutti con ai pidi stivali Gaerne. Nel 1981 un’importante novità del catalogo Gaerne è lo Stratos, lo stivale noto per la sua comodità. Fatto interamente in pelle, con una particolare imbottitura interna, è anche il primo modello che presenta la doppia allacciatura con lacci e velcro.

Grazie anche al passaparola fra piloti e addetti ai lavori il mercato statunitense accoglie con grande favore i prodotti Gaerne. La straordinaria sequenza di successi nella prima meta degli anni Ottanta di un grande e spettacolare pilota come Johnny O’Mara, universalmente conosciuto come “O’Show!”, fa il resto. Memorabile il successo del fuoriclasse statunitense al Motocross delle Nazioni nel 1986 sulla pista di Maggiora, quando, in una delle gare di motocross più emozionanti di tutti i tempi, insieme a David Bailey e Rick Johnson, O’Mara, grazie a coraggio, tecnica e stile incomparabili, con la sua piccola 125 riuscì a recuperare e a superare i mostri sacri del Cross mondiale in sella alle potenti 500. Nelle stagioni successive Gaerne s’impone anche nella specialità del Trial.

Il Mondiale di velocità nella classe 500 Ormai non c’è solo il fuoristrada negli orizzonti della Gaerne. Nella Velocità ci si affida alla collaborazione con uno dei più grandi campioni di tutti i 

tempi: Wayne Gardner. Dai suoi successi in pista nasce il Gardner Replica, uno stivale interamente in pelle di primissima qualità (vitello pieno fiore) con speciale rinforzo per il cambio, una rivettatura esterna al posto degli attuali slider per facilitare lo scivolamento in caso di caduta e all’interno una fodera interamente in pelle. Il risultato e il consenso saranno immediati come pure il riscontro immediato sui prodotti destinati alla serie e ai motociclisti di tutto il mondo.

Un ulteriore salto di qualità che trova immediata applicazione sui prodotti di serie destinati agli appassionati e rappresentato dal GMX Gas (Gaerne air system) ovvero uno stivale da Cross che introduce per la prima volta il concetto di ventilazione interna: facendo circolare l’aria all’interno del gambale, si diminuisce l’accumulo di calore e si regala quindi maggior comfort al piede del pilota. Successive evoluzioni come il GMX Gas Hard introdurranno le esclusive protezioni in plastica per la zona dei malleoli.

Gli anni Novanta si aprono con nuovi prodotti: l’SX per il Cross e il GW1 per la Velocita. L’SX è la sintesi finale della tecnica e dell’esperienza Gaerne. Primo stivale in assoluto a essere dotato di leve in plastica, l’SX mette fine all’era delle chiusure con fibbie in pelle. L’evoluzione successiva e rappresentata dall’SX PRO, il primo stivale munito nella parte interna di uno scudo in gomma, invece che in pelle, a proteggere la gamba dal contatto con l’elevato calore della marmitta.

Il 1995 di Gaerne archivia un altro titolo mondiale con Alessandro Puzar, nella classe 125 cc, al termine di un appassionante duello con Alessio “Chicco” Chiodi, risoltosi solo all’ultimo appuntamento della stagione, sulla pista tedesca di Reil. Nella stessa categoria la sfida si ripropone ancora due anni dopo, nel 1997, ma con esito capovolto: sarà questa volta Chiodi, altro pilota di punta Gaerne, ad avere la meglio su Puzar. Nel settore strada, nel 1996 si assiste all’evoluzione del GW1 che conduce alla produzione dello Strada. Caratterizzato da una placca sagomata, e realizzato in Lorica e foderato in morbidissima pelle; lo contraddistingue uno scudo protettivo anteriore che previene le abrasioni da contatto su asfalto, cosi comuni nella guida sportiva su strada. Nel Mondiale di velocita viene indossato dal brasiliano Alex Barros.

Il nuovo millennio Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, nel settore velocita, lo Strada si evolve nello Strada Evo, indossato dal britannico Jamie Whitham, dal francese Régis Laconi e dagli italiani Paolo Tessari, Mirko Giansanti e Gino Borsoi, oltre a Sete Gibernau. Lo Strada Evo presenta un’importante novità nella placca frontale che, oltre ad assicurare protezione antiurti, è provvista di un sistema di ventilazione regolabile che consente di rinfrescare il piede. Tra le novità tecnologiche di quegli anni c’è l’introduzione del sistema antitorsione nel 2003.

Il presente Negli ultimissimi anni la produzione Gaerne nell’ambito degli stivali da moto ha espresso il suo meglio nei modelli SG12 – evoluzione dell’SG10 – per il Fuoristrada, e del GP1 per la Velocita. L’SG12 ha il suo punto di forza nel Double Stage Pivot System, un rivoluzionario sistema brevettato da Gaerne. Il GP1, modello di punta della linea Racing, come molti altri stivali Offroad e Touring, è uno stivale certificato secondo la normativa CE. Lo contraddistingue il Gaerne Floating System, un sistema in carbon composite che consente il naturale movimento del piede, contrastando la torsione della caviglia

Non solo montagna e moto: le scarpe da bici Gaerne «La prima scarpa da bici? L’abbiamo fatta nel 1985 ed era per mountain bike. Avevamo un cliente americano – spiega Gazzola nel libro – Lì questo tipo di bicicletta aveva già preso piede da diversi anni e l’idea di un prodotto italiano piaceva agli americani». Gaerne quindi anticipa i tempi di una tradizione che in Italia ancora non c’era (la prima Rampichino di Cinelli è proprio del 1985). L’evoluzione verso le calzature per la bicicletta da corsa poi è stata naturale «D’altra parte il ciclismo qui in Veneto e di casa, e già da ragazzino seguivo degli amici che correvano». Nel 1987 Davide Cassani indossa scarpe Gaerne. Tra i primi atleti a correre con Gaerne ci furono anche Bruno Leali e Massimo Ghirotto. In quegli anni intanto comincia ad affermarsi “El Diablo”, così era soprannominato Claudio Chiappucci, che nel Tour del 1990 arriva addirittura a inseguire il sogno della vittoria finale. Fu proprio Chiappucci a portare al successo il marchio Gaerne nel ciclismo: il “Diablo”, con ai piedi le Dart Pro, è primo alla Milano-Sanremo del 1991. «Chiappucci ci chiedeva tantissime scarpe – racconta divertito Ernesto Gazzola – perché le voleva far provare ai suoi amici, per i giovani corridori che riteneva meritevoli. Poi arrivano gli anni di Marco Pantani e fino ai giorni nostri, con Petacchi, Cunego, Contador e moltissimi altri è un continuo di successi sportivi e commerciali.

Il futuro di Gaerne, secondo Ernesto Gazzola «Quest’anno compio 80 anni e con mia moglie, Vittoria, festeggiamo i 55 anni di matrimonio. E poi e anche il cinquantenario della fondazione di Gaerne. Un anno pieno di ricorrenze speciali…Forse, tornando indietro negli anni, l’unica cosa che rimpiango è non aver proseguito con gli studi: ma… a quel tempo… non si poteva fare altrimenti.

«Quello che vorrei fare in futuro? Beh, ho in programma tra breve di ampliare ancora l’azienda. Mia moglie mi dice: “Ernesto, hai ottant’anni! Perché vuoi prenderti ancora questi fastidi?”. Io le rispondo: “Vittoria, hai ragione. Sono sacrifici. Pero la vita va avanti!”. Ho sempre fatto questo mestiere con tanta passione e tanti sacrifici: ma ho avuto anche tante soddisfazioni. Quindi… vado avanti: perché se mi manca il lavoro, mi manca una mano!»