Il casco integrale, quando la sicurezza non è un’opzione

Il casco è il miglior amico del motociclista, ma quando si tratta di affidargli la propria incolumità è meglio sceglierlo bene.

23 settembre 2019 - 8:30

A prescindere dall’obbligatorietà di indossare il casco, è ormai acclarato che si tratta dell’accessorio che più incide sulla sicurezza passiva di ciascun motociclista. A confermarlo, se mai ce ne fosse ancora bisogno, sono alcuni numeri:
– l’85% dei decessi in seguito a incidenti in moto è causato da lesioni cerebrali
– usare il casco riduce la possibilità di perdere la vita del 39%, mentre riduce del 72% il rischio di riportare gravi lesioni.

UNA SCELTA IMPORTANTE

Ciò detto, qual è il casco a cui affidare la propria sicurezza? Ce ne sono quattro tipologie, con forme e capacità protettive molto diverse fra loro: jet, demi-jet, casco integrale e modulare. I primi due, cosiddetti caschi “aperti”, non hanno mentoniera e lasciano quindi scoperte mandibola e mascella (anche le guance, nel caso del meno protettivo demi-jet). Il casco integrale avvolge invece tutta la testa ed è dotato di una visiera mobile. Il modulare ha la struttura di un integrale (ma non è sempre omologato come tale), con la possibilità di rimuovere o sollevare la mentoniera per assumere una configurazione jet. Va da sé che in termini di sicurezza il casco integrale sia da preferire per le caratteristiche strutturali implicite e per la silenziosità, anche se paga qualcosa in termini di comfort e praticità.

NON TUTTI I CASCHI SONO UGUALI

Ma anche a parità di tipologia di casco, non tutti i prodotti offrono le medesime garanzie. A influenzarle sono i materiali impiegati, la qualità delle imbottiture, la visiera, le doti di aerazione, il sistema di chiusura e il processo produttivo. Senza dimenticare che un casco confortevole permette di guidare più rilassati, di rimanere più concentrati su ciò che avviene intorno a noi e di essere più pronti nel caso di dover affrontare un imprevisto.
Ma come è fatto un casco integrale? La struttura si compone di due parti fondamentali: la calotta esterna e quella interna. La prima è costruita con materiali resistenti e leggeri, più o meno pregiati, in genere policarbonato ma anche fibre composite o fibra di carbonio. Alla calotta interna, una sorta di imbottitura in genere fatta di polistirolo espanso, spetta la cruciale funzione di assorbire e dissipare l’energia causata dall’urto, dopo l’assorbimento da parte della calotta esterna.
Compito del casco, oltre a proteggere la testa dal contatto diretto con corpi esterni, è quindi assorbire e dissipare gradualmente l’energia prodotta da un impatto, minimizzando le accelerazioni della materia cerebrale all’interno della calotta cranica. Altri elementi della struttura sono la visiera, che deve possedere doti di resistenza, protezione dai raggi UV e consentire una visione chiara e non distorta, il cinturino con la fibbia di chiusura e il sistema di areazione.
Per permettere al casco di assolvere la sua funzione salvavita è però importante indossarlo e allacciato in modo corretto. Inoltre, buona norma vuole che qualsiasi casco, dopo un urto consistente o che abbia alle spalle anni di glorioso servizio, vada sostituito. E non dimenticate che l’utilizzo di un casco non omologato, oltre a mettere in pericolo la vostra salute, è soggetto a sequestro e confisca.

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